ESCLUSIVA Marco Amelia: “Il portiere oggi è decisivo, deve saper fare tutto. Il mio gol in Coppa UEFA? Vi dico…”

single

Campione del mondo, portiere e, all’occorrenza, uomo assist nei momenti più decisivi. Chi meglio di Marco Amelia può analizzare l’evoluzione del ruolo del portiere degli ultimi anni? Una crescita costante, quella di un ruolo tanto decisivo quanto delicato, sempre più tuttofare nell’economia delle partite e sempre più indispensabile per i compagni.   

La redazione di Numero Diez ha approfondito il tema con l’ex estremo difensore.

Ciao Marco, anzitutto grazie per il tempo e la disponibilità mostrata per l’occasione. Partiamo, anzitutto, dal tuo gol in Partizan-Livorno della Coppa UEFA 2006-2007.

“Si è trattato di una partita molto intensa, faceva molto freddo a Belgrado. La tifoseria, lo stadio, dall’altra parte, erano caldissimi. Stavamo perdendo 1-0 dopo una partita molto difensiva, affrontavamo una squadra di livello. A 5’ dalla fine abbiamo approfittato di un fallo nella zona offensiva: in quell’occasione non ho esitato e mi sono lanciato in avanti. Mentre correvo quei 60/70 metri tutti, dalla panchina o in campo, mi urlavano di tornare indietro; mancava ancora troppo tempo prima della fine della partita, perché il portiere salisse, non serviva dicevano. Ma la mia testardaggine ha avuto la meglio e sono andato lo stesso. E’ andata bene, il cross è stato perfetto e l’ho presa male. Ma è stato perfetto lo stesso, quando la prendi male riesci a ingannare il portiere. Fu una bella soddisfazione, si trattava di un’occasione unica per proseguire in Coppa UEFA e passammo il turno. Emozioni bellissime, particolari, diverse, non capita sempre, specialmente a un portiere”. 

Che sensazioni si provano, come portiere, a vivere un momento così unico?

“Fu qualcosa di bello per me, come singolo, in tanti me lo ricordano, non solo i tifosi del Livorno. Sono stato il primo in Europa, per quanto riguarda le italiane. I tifosi delle altre squadre ti ricordano più per quel gol rispetto che per il resto e un po’ mi spiace. Ho giocato molte partite e penso di aver fatto tante cose buone oltre a quel gol (ride, n.d.r.). Il gol, in ogni caso, resta qualcosa di diverso.” 

Fu certamente un bel colpo per quella tv locale livornese, prendere i diritti di una gara del genere.

“Ancora oggi il telecronista me lo ricorda ancora. L’unico dispiacere fu che nessuno in Italia ne prese i diritti, nessuna televisione nazionale quantomeno. Soltanto una tv locale di Livorno trasmise l’incontro, fecero un bel colpo”. 

Puoi spiegarci l’evoluzione del ruolo del portiere, nel gioco del calcio, a livello di coinvolgimento nella manovra?

“E’ evoluto tutto, per quanto riguarda il ruolo. Devo dire che un po’ mi spiace, in generale, oggi si pensi e si parli di più, a livello mediatico, al gioco di piedi rispetto ai fondamentali del ruolo. Il portiere, del resto, è l’ultimo baluardo per difendere i pali e anzitutto deve pensare a quello. Deve sapersi posizionare bene, essere reattivo, saper dialogare con la squadra, la linea dei difensori. E’ normale poi che il ruolo in sé, come tutto il resto, si evolva e guardi al futuro. Oggi il ruolo ti impone di saper fare molte più cose rispetto a prima: bisogna giocare in modo attivo con la squadra, fin dai difensori. Oggi il portiere in primis fa superiorità numerica, specie nel possesso, sia per dare scarico quando la linea difensiva è in difficoltà, sia per non buttare il pallone in fallo laterale, tenendo palla e impostando per primo quando necessario, fondamentale per alzare la linea avversaria. In tutto questo lo ripeto: il portiere deve saper parare in primis, il bravo portiere è quello che adempie al proprio ruolo anzitutto, il resto è importante ma viene dopo. 

In questo ti sei detto quasi un “precursore” del ruolo.

“Nel mio caso iniziammo già ai tempi del Livorno, con Donadoni, a fare questo tipo di ruolo. I miei compagni in difesa sapevano di poter contare su di me anche come alternativa per impostare. Ma è fondamentale saper riconoscere i momenti in cui si può fare e quelli in cui invece non si deve rischiare, puntando più sull’attaccante in avanti. L’intelligenza sta proprio nel saper gestire questo genere di situazioni. In un Genoa-Napoli ricordo che il gol del pareggio e, poi, del gol del 2-1 nacquero da due miei lanci in contropiede. Oggi sono letture che i portieri fanno molto di più rispetto a quando giocavo, un’arma in più per le squadre, senza comunque dimenticare di guidare i compagni con personalità nella fase difensiva, e naturalmente avere tecnica nel parare”.

Quindi, secondo te, mediatamente parlando oggi si fa troppo leva sul ruolo del portiere in fase di impostazione e di partecipazione attiva alla manovra del gioco.

“Il ruolo, oggi, è diventato più ampio. Mediaticamente si fa più leva su certi aspetti piuttosto che altri perché segue un’evoluzione. Fra poco diventerà poi la normalità per il ruolo e se ne parlerà meno, verrà dato per scontato che l’estremo difensore sia in grado di adempiere a certi compiti di manovra e impostazione del gioco. Più si va avanti e più la qualità cresce: non si tratta più, ormai, solo di saper parare, uscire sulle palle alte e dialogare come portiere coi compagni, ma come elemento attivo stesso della squadra in grado di lanciare, capendo i diversi momenti della partita. Un’ulteriore difficoltà per il ruolo, che lo rende più complesso rispetto a quanto non lo fosse già”.