Bologna, senti Ferguson: “Thiago Motta ci ha migliorati. Futuro? Voglio giocare la Champions”

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Arrivato la scorsa estate dall’Aberdeen in punta di piedi, Lewis Ferguson, a suon di prestazioni convincenti, sta trascinando il Bologna alla conquista degli obiettivi stagionali. Il centrocampista scozzese, reduce dalla convocazione della propria nazionale in occasione degli impegni di marzo contro Cipro e Spagna, ha racimolato 22 presenze in Serie A in questa stagione, di cui 19 da titolare, condite da quattro reti.

In attesa della gara odierna contro l’Atalanta, Ferguson si è raccontato ai microfoni del Corriere dello Sport. Il classe ’99 si è soffermato su varie tematiche: dal campionato con il Bologna e il rapporto con Thiago Motta, passando per il calciomercato e questioni relative al futuro, fino al passato in Scozia e gli insegnamenti del padre.

Queste le sue dichiarazioni:

ATALANTA“La gara d’andata, fu una partita molto fisica, potente, intensità alta. Mi aspetto una gara del genere”.

THIAGO MOTTA– “Quando è arrivato non venivamo da un periodo molto buono. Lui ha portato un cambio di mentalità, coesione, positività, ma anche grandi allenamenti fisici. Siamo migliorati tanto. Ha portato il salto di qualità. La formazione? Di solito non la rivela fino al giorno della partita. Durante la settimana ci alleniamo, ma poi il mister cambia spesso le casacche, non sappiamo niente”.

CALCIOMERCATO E FUTURO– “Rumors? Bello esserne a conoscenza. Per la mia carriera voglio giocare al livello più alto possibile per più tempo possibile. Certo, le coppe sono un fattore rilevante per qualsiasi calciatore. Penso che chiunque voglia giocare la Champions, io non faccio eccezione. Non è tanto importante la squadra, ma il più alto livello. E quello è il mio obiettivo”.

MENTALITÀ VINCENTE E AUTOSTIMA- Papà mi ha sempre insegnato ad avere una mentalità vincente. Devi avere una mentalità forte, ti può portare lontano: questo è quello che mi ha sempre detto. Autostima?  Vengo da una famiglia di calciatori, mio padre e mio zio sono stati professionisti, ho preso l’esperienza da loro, sono cresciuto in questo clima”.

PADRE E ZIO CALCIATORI- “Sì, in Scozia ne avvertivo il peso. Sentivo più pressione, ma positiva: erano tutti e due buoni giocatori e io dovevo spingere per arrivare a quel livello. Ora per me è un piacere. Di mio padre ricordo poco, ero piccolo, ricordo di più mio zio, che giocava nei Rangers, la squadra per cui facevo il tifo”.

 

CosimoC
Scritto da

Cosimo Fratoni