In ogni campionato Europeo c’è una nazionale che, partita dai bassifondi, riesce ad emergere e a diventare cenerentola. In Euro 2004 la Grecia, in Euro 2008 la Russia, in Euro 2016 l’Islanda. Anche questo Europeo non è da meno, vista la presenza ai quarti di finale della Repubblica Ceca.
La Cechia ha ben figurato in un girone molto ostico, ottenendo 4 punti e passando come una delle migliori terze. Ha pareggiato con la Croazia, vinto con la Scozia ed ha perso con onore contro L’Inghilterra. Il vero colpo di scena è arrivato però agli ottavi, contro l’Olanda. I ragazzi di De Boer arrivavano alla sfida con i favori del pronostico, forti del primo posto del girone e del miglior attacco, ma i cechi, grazie anche a circostanze favorevoli, hanno vinto 2-0 e passato il turno.
Non è però la prima volta che questa Nazionale riesce a sorprendere in un Europeo, visto che dalla scissione della Cecoslovacchia, nel 1992-1993, ha presenziato a 7 tornei continentali su 7, con risultati alle volte sorprendenti.
1. EURO 1996
La prima cavalcata (quasi) trionfale ci fu nei campionati europei del 1996, organizzati in Inghilterra. La Nazionale ceca, allenata da Uhrin, tecnico giramondo, si qualificò da prima, non senza problemi, un solo punto di vantaggio sulla seconda. I biancorossi si presentarono con un 4-4-2 compatto e incentrato su alcuni singoli in rampa di lancio come Nedved, Poborsky e Berger. La Furia ceca cominciò da li la sua straordinaria carriera in Nazionale, come ribadito dall’attaccante della Juventus femminile, Staskova:
“Nedved? Ha reso la Repubblica ceca famosa in tutto il mondo”.
Il Pallone d’oro 2003 e compagni furono inseriti in un girone a dir poco proibitivo: Germania, Italia e Russia. L’esordio fu da dimenticare, 2-0 dei tedeschi e speranze ridotte al lumicino. Nel secondo match, come una fenice, i cechi si rialzarono e misero a ferro e fuoco l’Italia di Sacchi, vice-campione del Mondo due anni prima, vincendo per 2-1. Nell’ultima partita del girone sia gli azzurri che la Repubblica Ceca pareggiarono nei rispettivi match, e grazie ad una buona dosa di fortuna la squadra di Uhrin passò ai quarti. La sfidante fu il Portogallo di Rui Costa e Figo, su cui si imposero per 1-0 grazie ad uno straordinario gol di Poborsky. Il gol del trequartista ceco è considerato tutt’ora una delle reti più belle della storia degli Europei.
Nelle semifinali l’avversario trovato nel tabellone furono i francesi, che dopo una partita estenuante e faticosa dovettero arrendersi ai cechi ai calci di rigore. L’ultimo atto ripropose un remake dei gironi, ovvero la sfida contro la Germania. La partita si incanalò sui binari giusti, con il gol di Berger, ma la Cechia non aveva fatto i conti con un certo Oliver Bierhoff, autore della doppietta che decise la finale, distruggendo il sogno ad un passo dalla gloria.

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2. EURO 2004
Non fu soltanto l’Europeo del miracolo Grecia e del biscotto scandinavo tra Danimarca e Svezia. Fu anche il torneo della Repubblica Ceca, arrivata in semifinale con merito. I Cesti Ivi erano allenati da Bruckner, passato dalle rappresentanze giovanili alla prima squadra. Il girone di qualificazione fu quasi una passeggiata per i cechi, con 7 vittorie ed un pareggio, primo posto assicurato e Olanda seconda, battuta senza troppi patemi d’animo. La squadra, rispetto a 8 anni prima, non aveva il talento concentrato solo nel reparto avanzato, ma era redistribuito in tutti i ruoli. Il modulo utilizzato da Bruckner era un 4-1-2-1-2 con Cech in porta, Jankulosvki e Grygera come terzini e Ujfalusi e Bolf come centrali. Galasek fungeva da equilibratore per bilanciare una trequarti stracolma di talento ed estro: Rosicky, Nedved e Poborsky. L’attacco era composto dal Maradona di Ostrava, Baros, seconda punta veloce e da Koller, prima punta vecchio stampo di 202 cm.
I boemi furono inseriti nuovamente in un girone di ferro con Germania, Olanda e Lettonia. I biancorossi si vendicarono nei confronti dei tedeschi e sconfissero nuovamente gli Orange, oltre alla new entry Lettonia. Il girone fu dominato e chiuso da primi da parte di Cech e compagni, con un Baros in grande spolvero. Nei quarti l’avversario dei cechi fu la Danimarca, che senza troppe discussioni, fu sconfitta 3-0 con una doppietta dello scatenato attaccante ex Liverpool. Nel penultimo atto dell’Europeo la sfida vide protagoniste la Repubblica Ceca e la Grecia di Otto Rehhagel. I biancoazzurri, dopo una partita fisica e ostica, riuscirono a spuntarla nei supplementari con l’ausilio del silver goal, mandando i favoriti a casa, a mani vuote, ancora.

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3. EURO 2012
L’Europeo della Spagna più forte di sempre e della doppietta di Balotelli contro la Germania. Anche qui, però, la Cechia non sfigurò per nulla. Questa volta la qualificazione non fu semplicissima, visto che i Cesti Ivi furono inseriti nello stesso girone delle Furie rosse. Arrivati secondi, si qualificarono agli spareggi contro il Montenegro, vincendo per 3-0. La generazione d’oro era ormai agli sgoccioli e la qualità della rosa si era abbassata notevolmente, con pochi superstiti. Sotto la guida del C.T. Bilek, l’organico era strutturato su un 4-2-3-1 con Cech, Rosicky e Baros sopra le righe e per il resto una squadra operaia e modesta. Il girone fu più benevolo con Grecia, Russia e Polonia, come dichiarato anche dallo stesso piccolo Mozart:
“Non possiamo nascondere che sulla carta questo è un ottimo girone per noi. Tuttavia, il destino di questo gruppo verrà deciso dallo stato di forma delle compagini in corsa, noi partiamo con grandi ambizioni”.
La Repubblica ceca si vendicò di nuovo, questa volta contro la Grecia per 2-1. Sconfisse anche la Polonia, ma perse con la Russia, sconfitta che non pregiudicò il primo posto. Nei quarti l’avversaria designata per i ragazzi di Bilek fu il Portogallo di Ronaldo, favorito sulla carta. Così fu, visto che l’asso portoghese segno l’unico gol della partita a pochi minuti dalla fine, estromettendo ancora i boemi dalla competizione.

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In Euro 2020 i cechi, sicuramente sono partiti da outsider, ma possono vantare nella loro storia un’ottima tradizione in questo torneo, fattore da non sottovalutare.
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