ESCLUSIVA - Nocentini: "L'Ucraina può dire la sua a Euro2024, con Shevchenko lavoro eccezionale"

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ESCLUSIVA NOCENTINI - Il countdown verso Euro2024 sta per scadere, con le varie rappresentative nazionali pronte a fare battaglia nella competizione continentale. L'Italia, detentrice del titolo, dovrà difendersi dinanzi alle difficoltà poste dagli avversari, mostratisi molto temibili già nel corso degli impegni di qualificazione. Infatti, Inghilterra e Ucraina hanno provocato più di qualche grattacapo agli azzurri. I primi, dopo l'ultima finale persa, sono tra i favoriti; i secondi, invece, potrebbero rappresentare una vera e propria outsider

In particolare, abbiamo parlato dell'Ucraina in ESCLUSIVA con Luigi Nocentini. Quest'ultimo ha collaborato in panchina con mister Shevckenko, sia in gialloblù che al Genoa. Infatti, nonostante i 35 anni di età, Nocentini vanta un curriculum di enorme risonanza, avendo fatto parte anche dello staffi di mister Sarri a Napoli e di mister Zanetti e Andreazzoli a Empoli nel corso della stagione 2023/24. Nella prossima stagione vivrà la sua seconda esperienza (dopo la Nazionale dell'Ucraina e il Dnipro-1), unendosi al Basilea di mister Fabio Celestini.

Di seguito riportate le dichiarazioni in esclusiva di Nocentini.

ESCLUSIVA - LE DICHIARAZIONI DI LUIGI NOCENTINI

Lei ha fatto parte dello staff di mister Shevchenko con la Nazionale dell'Ucraina. Sotto la sua gestione c'è stato quel salto in avanti per competere a livello internazionale. Come si è sviluppato questo percorso? Cosa può vivere l'Ucraina a Euro2024?

“Io sono molto legato all'Ucraina come Nazionale e come popolo, essendo stato vice-allenatore a Dnipro per una stagione, dove ho iniziato a lavorare con Dobvyk, ai tempi sconosciuto. Credo che tutti abbiano imparato ad apprezzare le sue potenzialità. Reputo l'Ucraina il mio secondo cuore. Con mister Shevchenko è stato fatto un lavoro eccezionale, perché ci siamo spinti ai quarti di finale di Euro2020. C'è stata una crescita a livello di metodologia di lavoro e di filosofia di gioco, con nuovi principi utilizzati da quando è arrivato lui. Adesso credo che l'Ucraina abbia compiuto un ulteriore step perché, purtroppo o per fortuna, con l'avvento della guerra molti calciatori ucraini sono stati valorizzati all'estero: Dobvyk, Mudryk, Tsygankov… Si sono trasferiti in campionati importanti e hanno fatto uno step notevole per quanto riguarda la propria crescita. Per questo credo che la Nazionale ucraina sia davvero difficile da affrontare, potrà dire la sua nell'Europeo che sta per cominciare”.

Rimanendo legati al suo percorso con mister Shevchenko, perché secondo lei l'avventura al Genoa non è andata nel verso giusto?

Genova è una piazza davvero importante, dove ci sono tifosi e ambiente che definirei unici. Quel tipo di esperienza è stata molto formativa, caratterizzata da difficoltà che, però, sono state la somma di diversi motivi. Il calcio è fatto anche di questi momenti. Bisogna prenderne atto, ma rimane comunque l'importanza di aver partecipato alla crescita post-vendita di un club così importante”.

Nonostante la giovane età, ha affiancato figure molto importanti in contesti altrettanto importanti in Serie A, come Sarri al Napoli. Come ha vissuto quell'esperienza?

“Mister Sarri è una fra le figure che ha più inciso sulla mia carriera da assistente tecnico. Da allenatore ha pochi eguali nel panorama calcistico europeo. Sicuramente per me è stata una grandissima fortuna aver avuto la possibilità di lavorare con lui. Credo di aver conosciuto e sperimentato tutto quel che è il suo credo calcistico, la sua filosofia che si avvicina tantissimo alle mie idee di calcio. Insieme a lui e al suo staff, con Calzona e Sinatti, quei due anni sono stati qualcosa di irripetibile. Inoltre a Napoli ho lavorato con giocatori top come Koulibaly, Zielinski, Mertens, Jorginho… In quel momento lì erano a un livello medio ma stavano per diventare top giocatori”.

La sua ultima tappa è stata a Empoli, in questa stagione. Come si sono vissuti i vari cambi di rotta in panchina di questa stagione?

"Empoli è una piccola realtà che ha tanto da insegnare a ogni club. Io ho avuto la fortuna di vedere questa società “modello” già agli inizi di Sarri. È normale che si possano attraversare periodi di difficoltà per rimanere ad alti livelli. La proprietà è una delle ultime rimaste in Serie A a essere gestite da famiglia italiana. È stato chiaramente un anno difficile, dove si sono susseguiti 3 allenatori. Queste dinamiche non sono semplici, ma l'importante è essere arrivati all'obiettivo finale con la salvezza".

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Simone Rippa