Avete presente quei calciatori che hanno fatto dell’umiltà e del sacrificio le loro linee guida? Quei calciatori che a primo impatto non sono così forti, non sono così belli né delle star sui social? Eppure Goran Pandev, umile e dedito al sacrificio, un giocatore sì talentuoso ma mai un fuoriclasse, verrà ricordato a prescindere da ciò che non è. Perché essere Goran Pandev significa inevitabilmente vivere e lavorare nel backstage dei grandi del calcio, nascosto dietro la luce dei riflettori che non hanno mai fatto al caso suo. Nato a Strumica, in Macedonia, 37 anni fa, è cresciuto sotto il mito di Darko Pancev, il giocatore più vincente che il Paese abbia avuto. Oggi, invece, la Macedonia si ritrova a celebrare le gesta di un altro campione. Essere Goran Pandev, in fondo, significa anche questo.

DA PANCEV A PANDEV

Come sopra citato, Darko Pancev fino a qualche giorno fa era considerato l’eroe di uno sport che in Macedonia è cresciuto costantemente negli ultimi venti anni. Ha legato il suo nome a quello della Stella Rossa, con cui vince quattro scudetti e una Coppa jugoslava. Il suo anno di grazia è però il 1991, quando vince la Champions League a Bari contro il Marsiglia, la Coppa Intercontinentale e la Scarpa d’Oro grazie alle sue 34 reti in campionato. Nella classifica del Pallone d’Oro arriva secondo alla pari con Dejan Savicevic e Lothar Matthaus. È stato lui il modello di riferimento per Goran, oggi capitano e recordman di presenze e di reti della Nazionale macedone.

Da qualche giorno, invece, le cose sono cambiate. La palma di miglior calciatore della storia del Paese è passata di mano. Merito soprattutto di un’impresa storica. La Macedonia del Nord si è qualificata per la prima volta agli Europei e a trascinarla alla prima competizione continentale di sempre ci ha pensato proprio Goran Pandev, uomo senza tempo, leader di un gruppo giovane e inesperto che, battendo la Georgia 0-1, si è regalato un sogno. L’opportunità di una vita.

(Fonte: gazzetta.it)

Nella nazionale macedone c’è una piccola, ma importante, colonia “italiana”: oltre al sempreverde Pandev, sono titolari inamovibili anche il friulano Nestorovski e il talentuoso centrocampista del Napoli Elmas. Il fato ha voluto che siano stati esattamente loro a tre a costruire l’azione del gol decisivo per la qualificazione a Euro 2020. Elmas, decentrato sulla sinistra, dialoga in velocità con Pandev con il quale scambia un uno-due. La difesa della Georgia è altissima ma il terzino sinistro Dvali rimane ingenuamente e inspiegabilmente basso, forse convinto che quel pallone non arriverà mai tra i piedi del numero 10 della squadra avversaria.

Al limite dell’area di rigore c’è anche Nestorovski. Di ruolo fa l’attaccante: ai tempi del Palermo ha segnato un bel po’ di reti, ma in questa occasione si traveste da uomo-assist. Appena riceve la sfera da Elmas, l’attaccante dell’Udinese si coordina per imbucare di prima intenzione di sinistro il pallone tra i due difensori centrale. Il tempo e lo spazio del passaggio è perfetto. Pandev, già in area di rigore, controlla di esterno destro; la palla gli si alza leggermente e pare aver perso il tempo e il passo di gioco per tirare in porta. Ma Pandev è un giocatore diverso, dotato di un QI calcistico notevolmente sopra la media. Il portiere della Georgia va in uscita ed è proprio in quell’istante che decide di toccare il pallone di mezzo esterno sinistro: un tocco docile, elegante, decisivo. Essere Goran Pandev, lo sappiamo, vuol dire questo.

La rete più importante della carriera di Goran Pandev.

La prima cosa che fa dopo aver realizzato il gol del vantaggio è guardare l’assistente per verificare che la sua posizione non fosse irregolare. La bandierina rimane abbassata e quasi per inerzia l’attaccante del Genoa corre verso sinistra, dove stazionano i suoi compagni che stavano facendo riscaldamento. I primi ad abbracciarlo sono Elmas e Nestorovski, gli architetti del gol che nessun tifoso macedone dimenticherà mai. Poi ad un tratto Pandev non si vede più, sommerso dall’abbraccio festoso di tutti i calciatori della sua Nazionale.

Le dimensioni dell’impresa e del traguardo conquistato sono testimoniate dalla reazione di Toni Stojanovski, commentatore delle partite della Macedonia del Nord. Al suono del triplice fischio si alza in piedi, solleva le braccia e inizia a gridare ed esultare, con una certa compostezza a dire la verità. Ma l’emozione è evidente e le sue parole – delle quali per ovvie ragioni non siamo in grado di fornirvi la traduzione – trasudano orgoglio, gioia, rabbia. Sentimenti che è probabile abbiano provato tutti i cittadini macedoni e per cui bisogna ringraziare solo una persona. Goran Pandev.

HIGHLANDER

Il Corriere della Sera lo ha definito un vero highlander. Termine più adatto di questo era difficile trovarlo. Sembra che Pandev sia sul viale del tramonto da almeno dieci anni. E invece nell’ultimo decennio è sempre stato decisivo. Nel 2010 ha vinto il Triplete con la maglia dell’Inter. È stata una delle chiavi del 4-2-3-1 di Mourinho, allenatore che lo ha sempre stimato anche pubblicamente. L’avventura nerazzurra è durata un anno e mezzo, eppure i tifosi interisti di lui hanno solo buoni ricordi. Come la punizione al Milan nel derby vinto in nove uomini o l’incredibile gol allo scadere contro il Bayern Monaco agli ottavi di Champions nel 2011.

(Fonte: fantamagazine.com)

Ha giocato tre ottime stagioni al Napoli e dopo una parentesi negativa al Galatasaray è ritornato in Italia, al Genoa. Dal 2016 ha giocato più di 120 partite e segnato 26 gol. Leader assoluto di un gruppo che la scorsa stagione si è più volte affidato alle sue giocate, ai suoi colpi, ai suoi gol per evitare la retrocessione.

” Salvo il Genoa e poi mi ritiro”

Queste sono state le sue parole circa un anno fa. Invece la pandemia ha rallentato tutto e ha regalato all’highlander della Serie A un’altra possibilità, quella di scrivere la pagina più bella della storia del calcio macedone. La prossima estate la Macedonia del Nord parteciperà per la prima volta assoluta ad una competizione continentale per nazionali; nel girone l’aspettano l’Olanda, l’Austria e l’Ucraina. Sulla carta parte ovviamente dietro ma alle favole non si smette mai di credere. D’altronde essere Goran Pandev implica anche questo: crederci fino all’ultimo, per scrivere l’ennesima, forse l’ultima, bellissima pagina di una carriera che ricorderemo tutti. Perché non è mai stato un fuoriclasse né un talento cristallino, ma ha fatto ciò che da piccolo, guardando Pancev, ha sempre sognato. Far felice il suo Paese.

(Fonte immagine in evidenza: gazzetta.it)