Francia, Germania, Portogallo: l’arte del deludere fragorosamente

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Francia, Germania, Portogallo: tre top team diventati in un solo colpo tre top deluse da questa rassegna continentale. Tutte e tre nello stesso girone: si pensava che dal raggruppamento F potesse uscire la vincitrice. E invece quella che ha sorpreso più di tutti è stata l’Ungheria del Ct italiano Marco Rossi, arrivata all’ultima fermata dell’Allianz Arena di Monaco, con la possibilità di continuare il suo viaggio.

La più forte, la più grande, i campioni in carica. C’erano tutte le premesse per fare bene; tuttavia, visto che il pallone rimane comunque rotondo per entrambe le squadre, alla fine la disfatta era dietro l’angolo, e nessuno se n’è accorto.

Dai blues campioni del mondo di un Didier Deschamps con la bussola rotta, alla Germania di un partente Joachim Löw in cui il processo di rinnovo tarda a compiere i suoi frutti, passando per un Portogallo, fucina di talenti, ma ancora troppo Ronaldo dipendente. Chi più chi meno, tanti problemi e tante riflessione da fare.

In questo pezzo faremo un viaggio tra la delusione francese, tedesca e portoghese, riflettendo su chi ha realmente sbagliato e deluso, e su chi non poteva fare più di tanto. Faremo un viaggio tra gli errori tecnici, tattici e decisionali pensati e messi in pratica in queste tre settimane di Europeo, di tre top team che hanno confermato ancora una volta l’imprevedibilità, e quindi la bellezza, di questo meraviglioso sport chiamato calcio.

Chi ha deluso di più? Chi ha deluso di meno? Tante domande, proviamo a dare alcune risposte. Il Portogallo chiaramente, delle tre nazionali, è la squadra che più di così poteva fare ben poco. I risultati hanno detto passaggio del turno come migliore terza e fine corsa agli ottavi di finale: se non sei una top nazionale va più che bene, ma se sei la nazionale campione in carica, qualcosa hai sbagliato.

PORTOGALLO, PIÙ DI COSÌ NON POTEVI FARE

Cos’ha sbagliato il Portogallo e quindi il Ct Fernando Santos? Niente di rilevante. Aveva una squadra inferiore a Germania e Francia, e ha avuto la sfortuna di finire nel girone sbagliato per dormire sonni tranquilli. Rispetto al miracolo sportivo fatto cinque anni fa, la squadra lusitana ha una rosa molto più profonda e molto più forte dal punto di vista tecnico: tanti giocatori giovani, tanti giocatori ormai da anni nel giro della nazional; il tutto custodito dai senatori del gruppo, su tutti Pepe e il capitano CR7.

euro2020 ronaldo jota portogallo

Fonte foto: profilo Instagram @portugal

 

Con l’Ungheria ci ha messo un po’ di tempo prima di accelerare, ma quando l’ha fatto non ce n’è stato per nessuno. Con la Germania è stata affondata dai colpi di un Gosens in trans agonistica, nonché simbolo di una squadra bella solo per un pomeriggio. Contro la Francia, il cuore, ma soprattutto le idee unite alla tecnica, hanno portato la squadra lusitana a mettere sotto per lunghi tratti del match i campioni del mondo francesi. 2-2 finale. Terzo posto e quindi Belgio agli ottavi. Un Belgio non irresistibile, battibile, ma con la fortuna dalla sua parte. Tanto possesso palla portoghese, poco pericolo belga: è bastato solo un tiro fulmineo di Thorgan Hazard per decidere le sorti degli ottavi a favore dei diavoli rossi.

Il Portogallo non ha deluso. Avrà sbagliato delle scelte di formazione (Bruno Fernandes in panchina e João Félix per pochissimi minuti in campo), avrà sbagliato delle scelte durante la partita o in preparazione alla partita, ma ha messo sotto gli avversari in tre partite su quattro; il tutto con il gioco unito alle idee. Il cammino sarà anche deludente in termini di risultati, ma se qualcuno ha visto le sue partite, almeno si sarà lustrato gli occhi.

GERMANIA, LA MODELLA PRONTA A CADERE ALLA PRIMA STORTA

Questione tedesca: doveva essere la passerella finale dei dodici anni di Löw sulla panchina dei teutonici, ma, alla fine, la sfilata è durata poco. É stata la sfilata di una modella con un bel vestito cucito addosso, ma con un portamento instabile, pronta a cadere alla prima storta. La storta è avvenuta a Wembley, sotto il coro di più di 30 000 tifosi inglesi, che erano lì a dimostrare come il football l’abbiano inventato loro. Una storta che, vedendo anche il girone dell’Inghilterra, pochi si aspettavano, perché, alla fine, i tedeschi arrivano sempre.

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Fonte foto: profilo Twitter @DFB_Team_EN

 

Il percorso della Germania è stato altalenante: partita bene, è, poi, caduta in basso. Una partita dignitosa contro la Francia, una magistrale contro il Portogallo e due pessime: a dire la verità, la gara contro l’Ungheria è catalogabile come horror. E pensare che Löw aveva trovato pure la quadra, con questa difesa a tre abbastanza statica, con un centrocampo di qualità e due ali che non disdegnano l’inserimento offensivo, due trequartisti veloci e dai piedi buoni e una punta che punta non è. Sembrava ci fossero tutte le premesse per fare bene, per vincere l’ennesimo Europeo, e per dare bene il benvenuto al nuovo Ct Flick. E, invece, l’instabilità di fondo e un Löw mai così distaccato da tutte le dinamiche, hanno portato alla seconda delusione consecutiva, dopo quella del Mondiale 2018.

Capitolo Francia: da una vittoria certa, ad una sconfitta inattesa; ma con tanti fantasmi nell’armadio. C’erano tutte le premesse per vincere anche l’Europeo, riproponendo il double come nel 98’ e nel 00’. Una nazionale fucina di tecnica e di talento purissimo, ma forse ancora da limare. Una nazionale che poteva contare su un reparto offensivo, composto dal tridente Griezmann, Benzema e Mbappé. Tutto lo vorrebbero un trio così, ma non tutti riuscirebbero a gestirlo, tra questi probabilmente c’è Didier Deschamps. Un allenatore che ha fatto la storia francese, prima da capitano e poi da tecnico. Un Ct che si è sempre ritrovato con tanto talento in mano, da non dover attuare la giusta tattica offensiva.

Deschamps ha sempre prediletto il talento individuale a quello di squadra. La prima partita l’ha risolta una giocata di Mbappé, la seconda l’ha rimessa in piedi Griezmann, la terza e la quarta sono state prese in mano a suon di gol da un giocatore che Deschamps non ha mai convocato per otto anni un po’ per follia, un po’ per onore: parliamo di Karim Benzema.

La Francia esce da questo Europeo con i favori del pronostico. E lo fa subendo “la più grande disfatta e delusione della competizione”. La partita contro la Svizzera ha confermato come il tanto talento non basta: servono idee, gioco, voglia di arrivare, e quella componente di umiltà che, spesso, nei top team è la chiave di volta per la vittoria. La partita ha mostrato una formazione in cui nessuno ha dato quello che doveva dare, tranne i cugini svizzeri, che hanno dato anche di più.

WIND OF CHANGE: QUALE FUTURO PER QUESTE TRE NOBILI DECADUTE?

Cosa c’è da fare ora? Tra queste tre, la Francia, indubbiamente, è la nazionale con le decisioni e le riflessioni più immediate e drastiche da prendere. Il cambiamento è dietro l’angolo. Deschamps avrà vita breve o sarà ancora confermato? Il suo contratto federale scade dopo il mondiale del prossimo anno, ma la delusione europea è troppo forte per non far riflettere. Gli errori sono gravi e ripetitivi nel corso della competizione; d’altro canto, può godere del bonus iridato, conquistato tre anni fa.

All’ombra dell’ex capitano francese, c’è un suo compagno di squadra di quella nazionale campione targata 1998: Zinedine Zidane. Le panchine europee sono occupate, e l’idea di allenare la nazionale francese, non disgusta affatto all’ex allenatore del Real. Vedremo che cosa succederà, sicuramente la caduta francese di Bucarest si è sentita fino a Parigi.

In terra tedesca, invece, il cambiamento è già stato annunciato: l’era Löw è finita; a settembre si aprirà quella di Hansi Flick. Ex tecnico del Bayern Monaco campione di tutto, ma anche ex componente dello staff tecnico campione del mondo 2014. Vedremo subito la mano del nuovo Ct o dovremo aspettare ancora? A differenza della Francia, in cui il processo di rinnovamento è stato rallentato un po’ dalle scelte di Deschamps e un po’ dall’abbondanza di fenomeni, quello tedesco è a buon punto. Il ricambio generazionale è partito già qualche anno fa, in cui sono stati inseriti giovani dal futuro interessante, prodotti di casa che si spera faranno la fortuna della nazionale teutonica. Probabilmente il vero cambiamento sta tutto nel cambio di guida tecnica. Hansi Flick potrebbe dare quella ventata di novità, scomparsa nell’ultimo decennio.

Il Portogallo è l’ultima squadra che deve fare cambiamenti netti e riflessioni pesanti sul suo operato. Come già scritto in precedenza, più di così era difficile fare. Rispetto all’Europeo, vinto nel 2016, ci sono stati passi avanti notevoli dal punto di vista tecnico, inserendo in campo meno gente di corsa e di quantità ma più gente tecnica. C’è anche il nuovo che avanza, come João Félix o come i talenti dell’Under 21, semifinalisti europei. Anche qui le riflessioni saranno fatte più che altro per la guida tecnica. Fernando Santos, più di così poteva fare ben poco, ma comunque difficilmente sarà sollevato dall’incarico.

Ai quarti di finale di un Europeo o Mondiale c’è sempre stata una tra Francia o Germania. Aggiungeteci che i campioni in carica portoghesi sono usciti, e si può dire come il girone F era sì il girone della morte, ma in tutti i sensi.

Fonte foto in evidenza: il Fatto Quotidiano.it