Inter-Napoli, scontro tra titani: Skriniar vs Koulibaly ai raggi X

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Il campionato di Serie A riparte col botto. Dopo la sosta per le nazionali il calendario ci offre una serie di partite di altissimo spessore storico e tecnico. Fiorentina-Milan, Lazio-Juventus ma soprattutto Inter-Napoli. Proprio sulla sfida tra i nerazzurri di Simone Inzaghi e i partenopei guidati da Luciano Spalletti, ex della gara, ci vogliamo soffermare. Un match che si preannuncia combattuto, come spesso lo è stato nelle ultime stagioni, all’insegna dell’equilibrio e della solidità difensiva.

Si affrontano, del resto, la squadra campione d’Italia in carica e la sua più diretta concorrente, ad oggi. Il Napoli, infatti, è stato protagonista di un avvio di stagione entusiasmante, che ha portato la squadra campana in testa alla classifica – a pari merito con il Milan. In dodici partite gli azzurri hanno collezionato 32 punti, frutto di dieci vittorie e solo due pareggi. I nerazzurri, invece, hanno perso qualche punto per strada e all’alba della tredicesima giornata si ritrovano a sette lunghezze di distanza dal duo di vetta. Anche per questo motivo Inter-Napoli, in programma domenica alle ore 18, può essere un crocevia decisivo per il prosieguo del campionato.

 

I giocatori più attesi, inevitabilmente, sono i bomber di entrambe le squadre: da Osimhen a Lautaro Martinez, passando per la fantasia di Insigne e Correa e le scorribande di Zielinski e Barella. Noi di Numero Diez, invece, vogliamo raccontare il pre-partita analizzando altri due calciatori: Milan Skriniar e Kalidou Koulibaly. Uno scontro tra titani, due dei difensori più forti al mondo che mai come quest’anno stanno dando prova della loro innegabile forza.

LEADERSHIP

Un primo aspetto sul quale è interessante concentrarsi è quello della leadership. Chi è più leader tra Skriniar e Koulibaly? Una domanda alla quale è obiettivamente molto difficile rispondere. Si parla, infatti, di due giocatori che da questo punto di vista non hanno nulla da invidiare a nessuno. Due veri punti di riferimento per i propri compagni. È un fattore, quello della leadership, anche molto misterioso; non esistono dati o numeri con i quali poter dare una risposta definitiva. Allora ci affidiamo alle sensazioni, alla percezioni che si hanno sul campo o anche alle parole di alcuni loro compagni.

Milan Skriniar è un classe ’95, ha 26 anni e da almeno quattro è pilastro fondamentale delle mura difensive nerazzurre. Simone Inzaghi gli ha fatto saltare solo 90′ minuti lasciandolo a riposo nella trasferta di Empoli. Per il resto, poi, è indispensabile: 15 presenze, 1350 minuti giocati e 3 gol segnati. Lo slovacco è una certezza assoluta: in fase difensiva viaggia a quasi 4 palloni recuperati a partita, in fase di impostazione è notevolmente migliorato, completando circa il 90% dei passaggi tentati e anche sotto porta è tornato decisivo come accaduto nella sua prima esperienza a Milano. Spalletti, appena arrivato all’Inter, gli diede fiducia e continuità. Ora, e non è un caso, lo stesso Spalletti ha rigenerato Kalidou Koulibaly, senza dubbio il miglior centrale difensivo di questo inizio di campionato.

A livello di leadership il difensore senegalese è probabilmente superiore, per qualità fisiche – che comunque a Skriniar non mancano – e umane. Dal suo arrivo alle pendici del Vesuvio nel 2014 – in panchina vi era ancora Rafa Benitez – il “gigante buono” classe ’91 si è fatto apprezzare anche per la sua incredibile lealtà alla città di Napoli, divenuta ormai la sua vera casa.

Nessuno è forte e buono quanto Koulibaly: al termine della gara del 3 ottobre contro la Fiorentina, un tifoso viola gli ha rivolto un insulto razzista.

E questa è stata la sua risposta:

“Mi dispiace per quel ragazzo, non ho dormito per due notti, pensavo anche di aver sbagliato io. Tante persone mi hanno chiamato anche da Firenze per parlargli e invitare questa persona. Per me non c’è problema, sarebbe un piacere vederlo e capire cosa sia successo nella sua testa”.

Risposta da campione, da leader.

UNO CONTRO UNO

Il secondo aspetto del quale trattare è la capacità di difendere nell’uno contro uno. Entrambi, a dire la verità, sono specialisti di questa particolare caratteristica ma tra i due chi, forse, emerge con maggiore evidenza è il difensore dell’Inter. Sia Skriniar che Koulibaly fanno della loro prestanza fisica un fattore determinante, aiutati da una velocità nel lungo non indifferente per il ruolo ricoperto. Ciò che li differenzia è la capacità di lettura e di attenzione posta sul pallone, di cui Skriniar è maestro nonostante i soli 26 anni di età.

Quando l’Inter lo acquistò dalla Sampdoria si parlava soprattutto di come avrebbe evoluto il proprio gioco in fase di costruzione e di come la squadra nerazzurra sarebbe cresciuta con lui in campo. E invece fin da subito l’impressione che si è avuta è che si fosse in presenza di un “difensore vecchio stampo“, uno di quelli che il pallone – e a volte l’avversario – se lo mangiano prima con gli occhi e poi con le gambe.

L’arte del difendere, di cui Giorgio Chiellini è esponente massimo, ha visto in Skriniar un altro giocatore nel quale farsi forza. In Europa sono pochissimi i difensori in grado di essere al contempo aggressivi e puliti, efficaci e con il suo senso della posizione. Se ci fate caso, Skriniar dà l’idea di un difensore che non arriva mai impreparato al duello uno contro uno: riesce a leggere con anticipo la direzione verso la quale l’attaccante vuole andare, si prepara fisicamente posizionandosi in diagonale portando quasi inconsciamente il suo dirimpettaio a cadere nel suo imbuto, nelle sue catene. La trappola è quasi sempre servita.

Accorciando tempi e spazio di intervento, è come se Skriniar partisse sempre in vantaggio. Il suo avversario lo punta, cambia direzione o tenta un dribbling: il risultato è sempre lo stesso. Lo slovacco ha l’unica abilità di piegarsi con le gambe, spostare il peso del corpo sugli arti inferiori e iniziare ad intimorire l’avversario, fisicamente, tatticamente e anche psicologicamente.

Nell’uno contro uno Skriniar è infallibile. Su di lui, nel 2018, l’Ultimo Uomo ha scritto, proprio paragonandolo a Koulibaly:

“Rispetto a giocatori più elastici e altrettanto esplosivi, come Koulibaly, che possono coprire più campo nell’uno contro uno e interpretare situazioni complesse, anche improvvisando tackle in scivolata o recuperando qualche secondo di ritardo concesso all’attaccante, Skriniar deve giocare con concentrazione mentale sempre alta. [..] Ma neanche Koulibaly ha l’intensità mentale di Skriniar praticamente in ogni duello individuale che deve affrontare”. 

GIOCO AEREO

Dulcis in fundo ecco l’abilità nel gioco aereo. Un particolare in cui sia Skriniar che KK sono eccellenti. In Serie A ci sono colpitori di testa più bravi nel loro ruolo – Bonucci, De Vrij, Mancini, per dirne alcuni – ma è difficile trovare due calciatori che sulle situazioni di palla inattiva facciano più paura di loro.

Skriniar e Koulibaly hanno avuto un annata spettacolare dal punto di vista realizzativo: nella stagione 2017/18 il centrale dell’Inter ha chiuso il campionato con 4 gol mentre il senegalese del Napoli con 5. I tifosi partenopei ricorderanno sicuramente l’imperioso stacco di testa con cui Koulibaly stese la Juventus allo Stadium e con il quale aprì le speranze per la conquista di uno Scudetto sfumato prima a San Siro e poi al Franchi di Firenze.

Anche in questa stagione i due hanno ricominciato alla grande da questo punto di vista, realizzando due reti e contribuendo in maniera notevole a rendere Inter e Napoli due dei club più pericolosi sul gioco aereo. Chissà che il match clou di domenica non possa decidersi proprio in questo modo. Al campo l’ardua sentenza.