Nel panorama calcistico mondiale, spesso si è caduti nell’errore di ricondurre all’Australia l’idea di esponente del calcio oceanico. I canguri, infatti hanno preso parte a ben cinque fasi finali dei mondiali di calcio, arrivando agli ottavi nel 2006. Ha partecipato a sei edizioni della Coppa d’Oceania, qualificandosi in tutte le edizioni almeno in finale. Sono quattro, infatti, le vittorie e due i secondi posti. Ma l’Australia non è la sola nazione che ha rappresentato l’Oceania nel mondo del calcio. La loro grande rivale, la Nuova Zelanda, piccola realtà, piccolissima se si parla di calcio, è riuscita a scrivere il proprio nome nella storia del calcio.
IL MOVIMENTO CALCISTICO NEOZELANDESE
In Nuova Zelanda il calcio non è sicuramente quello che si potrebbe definire “sport nazionale”. Qui, infatti, cricket e, soprattutto, rugby sono molto più diffusi, seguiti e praticati. Quando si parla di Nuova Zelanda si pensa subito agli invisibili All Blacks che hanno dominato il mondo della palla ovale, con il loro modo di giocare e di intimorire gli avversari. Esemplare è la famosissima Haka, danza Maori con la quale la nazionale di rugby apre i suoi match. Il calcio per i neozelandesi è uno sport minore, il movimento calcistico del luogo infatti è molto indietro rispetto a quelli europei, sudamericani, ma anche rispetto a quello australiano. La squadra con il maggior seguito, i Wellington Phoenix, militano nella A-League australiana, poiché il calcio in Nuova Zelanda si ferma al semi-professionismo.
I maggiori talenti, infatti, militano in Europa, Australia o Stati Uniti, dove possono misurarsi con realtà differenti e più competitive.
I SUCCESSI CONTINENTALI
Nonostante un background, quindi, che potrebbe lasciar presagire ad una squadra non all’altezza dei rivali, i neozelandesi nelle rassegne continentali hanno recitato un ruolo da protagonisti. Sin dalla prima edizione, giocatasi proprio nella terra dei kiwi, la nazionale di calcio si è imposta vincendo la prima storica Coppa delle Nazioni Oceaniche. Su 10 edizioni disputate, i neozelandesi sono sempre giunti a podio creando, anche nel calcio, il binomio Australia contro Nuova Zelanda. In tre finali disputate, l’una contro l’altra, sono i kiwi ad avere dalla loro il miglior score, con due vittorie a uno.
Oggi questo confronto non è più possibile perché i Socceroos sono passati alla federazione asiatica nel 2008 e con la vittoria nel 2016 la Nuova Zelanda è di fatto la nazionale più vincente della competizione continentale con cinque successi.
GLI ALL WHITES SI FANNO STRADA
Per vedere la Nuova Zelanda partecipare ad una rassegna iridata si è giunti fino al mondiale spagnolo del 1982. Al mundialito i neozelandesi ci arrivano dopo un girone giocato alla grande, con il portiere Wilson che segna il record di imbattibilità nelle qualificazioni ai mondiali. Il successivo spareggio con la Cina, vinto per 2-1, consegna i neozelandesi alla storia con la loro prima partecipazione ad un mondiale. La rassegna iridata, però, va tutt’altro che bene, con la squadra che perde tutte e tre le partite del girone con 2 gol fatti e 12 subiti.
La Nuova Zelanda del calcio è comunemente chiamata All Whites. Il nome deriva dalla divisa, totalmente bianca, che i calciatori indossano nei loro match. I motivi della scelta sono anche da ricondurre al fatto che i calciatori non potevano indossare una divisa total black poiché il nero era il colore destinato all’arbitro. Questo ha creato una contrapposizione con i più famosi All Blacks, dominatori del rugby mondiale e vera e propria istituzione di questo sport. Gli All Whites, quindi, hanno dovuto sempre recitare questo ruolo di fratelli minori dei più quotati rugbisti.
Tutto questo fino al 2010, il punto più alto della storia calcistica neozelandese nel mondo. Reduci dalla vittoria continentale del 2008, i bianchi hanno bisogno di battere il Bahrain per ritornare, dopo ventotto lunghi anni, a calcare la scena mondiale nella competizione più importante.
Il 14 novembre 2009 si gioca il ritorno degli spareggi contro gli asiatici, l’andata a Riffa si era chiusa sullo 0-0, è dentro o fuori. È il quarantatreesimo, Bertos batte il corner e pesca Rory Fallon che di testa, con forza, trafigge il portiere avversario Jaffer. Un colpo di testa forte, potente, come se tutto il popolo calciofilo neozelandese avesse spinto quel pallone in rete. La Nuova Zelanda sogna, ma al cinquantesimo il sogno sembra trasformarsi in un incubo. L’attaccante del Bahrain viene steso in area, l’arbitro concede deciso il penalty. Sul dischetto si presenta Mohamed Adnan, la sua conclusione è debole e poco angolata, Mark Paston si getta sulla traiettoria e para. Il risultato non cambia e gli All Whites possono festeggiare una bellissima qualificazione.
SUDAFRICA 2010
La Nuova Zelanda arriva al primo mondiale africano, in Sudafrica, da cenerentola. Il girone in cui vengono sorteggiati è quello con Slovacchia, Paraguay e i campioni del mondo dell’Italia. È qui che gli All Whites compiono la loro impresa. Nel match di esordio gli oceanici agguantano in extremis il pareggio con un gol al 93′ di Reid. Impegnati nell’incontro successivo contro l’Italia, portandosi in vantaggio sui campioni del mondo con il gol di Smeltz stupiscono tutti gli spettatori di calcio del mondo. L’Italia riuscirà a pareggiare ma non riuscirà ad andare oltre, in quello che per la Nuova Zelanda è uno dei più grandi risultati ottenuti nella sua storia calcistica. Nel terzo incontro lo 0-0 contro il Paraguay elimina i bianchi che però chiudono il mondiale al terzo posto nel girone, davanti l’Italia, e soprattutto da imbattuti, unica squadra del torneo ad ottenere tale record.
Dopo la qualificazione del 2010 gli All Whites mancheranno i due successivi mondiali. Ma, dopo la campagna sudafricana, almeno per una volta tutti si ricorderanno della Nuova Zelanda, e non per il rugby.