Il 13 settembre 1982 Grace Kelly, Principessa di Monaco ed ex famosa attrice, perde il controllo della propria auto poco dopo il confine tra il Principato e la Francia, precipitando in una scarpata. Morirà il giorno seguente, senza mai riprendere conoscenza. Curiosamente, la curva in cui è avvenuto l’incidente è la stessa che compare nel film “Caccia al Ladro” di Hitchcock, con protagonista la stessa Grace Kelly.

Il 15 settembre, invece, va in scena il primo turno della Coppa dei Campioni 1982/83, con diverse squadre importanti tra le protagoniste e grandi sorprese  già in avvio. 

La maggior parte delle big, tra cui i campioni uscenti dell’Aston Villa e la Juventus di Trapattoni, non sbaglia l’esordio e passa il turno, ma c’è un confronto che resta impresso più degli altri: quello tra Celtic e Ajax.

THE LAST DANCE

La sfida tra i Lancieri e gli Hoops rappresenta una vera e propria partita d’altri tempi, tra due squadre che tra gli anni ’60 e ’70 hanno avuto dei picchi incredibili di successi. 

In particolare è l’Ajax, squadra che ha riscritto la storia del calcio nel triennio 1970-73, ad essere al centro dei riflettori, perché la sfida del 15 settembre 1982 rappresenta il ritorno in Coppa dei Campioni di Johan Cruijff, il Profeta del gol.

Cruijff, che era emigrato negli USA nel 1979, torna dunque sul palcoscenico più importante d’Europa a più di 7 anni di distanza dalla sua ultima apparizione, quella semifinale persa dal suo Barcellona contro il Leeds nel 1975.

L’andata si gioca in un Celtic Park quasi al completo e vede 20 minuti infuocati, con le due squadre che giocano e si divertono. Apre le marcature Jesper Olsen dopo appena 4 minuti, al termine di una bella azione personale, poi è Cruijff il mattatore della seconda rete… ma per gli avversari. Il fuoriclasse olandese, infatti, commette un’ingenuità nella propria area di rigore e regala un penalty ai padroni di casa, trasformato da Nicholas.

Nemmeno il tempo di aggiornare il tabellina che l’Ajax torna nuovamente avanti, questa volta con il capitano, Lerby, servito alla grande da Cruijff. Anche in questo caso, però, il vantaggio ajacide dura appena 4 minuti, con McGarvey che sfrutta un cross di Moyes e batte Galjé, sostituto di Schrijvers.

Il risultato non cambia più e il 2-2 finale sembra essere un’ottima notizia per l’Ajax in vista del ritorno casalingo, ma le cose prenderanno una piega leggermente diversa ad Amsterdam.

L’incontro, giocato all’Olympisch, di nuovo sold out per l’occasione, e le premesse per il ritorno ad una grande serata per i Lancieri ci sono tutte.

La prima mezz’ora scivola via senza troppe occasioni, ma al 33’ è ancora Charlie Nicholas, vero e proprio incubo per l’Ajax, ad ammutolire lo stadio con una bella conclusione a giro che apre le marcature.

I padroni di casa cercano la reazione, ma la difesa disposta da Billy McNeill, allenatore ed ex capitano storico del Celtic, è perfetta, con gli olandesi, ed in particolare Cruijff asfissiati dagli avversari.

A metà ripresa, comunque, l’Ajax riesce a pescare il jolly dal cilindro, con una conclusione d’esterno di Vanenburg che sorprende l’esperto portiere degli Hoops Pat Bonner.

Con questo risultato l’Ajax passerebbe il turno e i Lancieri, consci del punteggio, pensano di avere il risultato ormai a portata di mano, tanto che il tecnico De Mos decide di togliere dal campo Cruijff all’87’, concedendogli una lunga passerella con standing ovation. 

Questa sarà l’ultima immagine di Johan Cruijff in Coppa dei Campioni.

Un minuto dopo il cambio, infatti, una conclusione di McGarvey viene contrata dalla difesa olandese, ma il pallone giunge a McCluskey che piazza un diagonale perfetto all’angolino, imprendibile per Schrijvers.

Il gol dell’1-2 è una mazzata troppo forte per l’Ajax che non riesce più a reagire ed esce dalla competizione, assieme ad uni dei più forti calciatori europei della storia del calcio.

IL RITORNO DEI POLACCHI

La strada del Celtic si interrompe immediatamente al turno successivo, quando la Real Sociedad, una delle sorprese del torneo, riesce nell’impresa di eliminare gli Hoops, vincendo 2-0 in casa e riuscendo a limitare gli scozzesi al ritorno, perdendo 2-1.

Gli ottavi vedono anche la rinuncia per motivi politici del 17 Nëntori Tirana, campione d’Albania, che avrebbe dovuto giocare contro la Dinamo Kiev.

Tra le tante storie interessanti che la Coppa dei Campioni 1982/83 regala agli appassionati c’è quella relativa al Widzew Łódź, che torna protagonista in Europa come nell’edizione 1980/81 della Coppa UEFA.

I polacchi, orfani di Boniek, passato alla Juventus, basano la propria potenza offensiva sul solo, temutissimo, Smolarek, che però viene supportato alla grande da i suoi compagni, autori di una magnifica cavalcata.

Dopo aver eliminato l’Hibernians al primo turno, i polacchi riescono a vincere un incredibile doppio confronto con il Rapid Vienna, che riesce a strappare un 2-1 in casa nell’incontro d’andata, ma poi viene incredibilmente ribaltata al ritorno con un sontuoso 5-3 dal Widzew.

I polacchi, dunque, approdano ai quarti, che si svolgono a marzo 1983 e che vedono Smolarek e soci affrontare lo spauracchio Liverpool.
I Reds sono una delle squadre più forti del periodo, come dimostreranno nelle successive due edizioni della Coppa dei Campioni, potendo contare su un organico composto da nomi altisonanti come Ian Rush, Kenny Dalglish e Graeme Souness, che formano la spina dorsale della formazione guidata da Bob Paisley.

Con queste premesse la partita del 2 marzo al Miejski sembra indirizzata verso gli inglesi, ma il Widzew si rivela avversario molto più tosto del previsto, costringendo sullo 0-0 i Reds a fine primo tempo. 

Nella ripresa tutti si aspettano la spinta decisiva da parte del Liverpool, invece sono i padroni di casa a sbloccare l’incontro al 48’, con Tlokinski che sfrutta un erroraccio del portiere ospite Grobbelaar e mette in rete il gol dell’1-0.

Il Liverpool tenta la reazione, ma la difesa polacca regge alla grande e, nel finale, il Widzew riesce addirittura a trovare il 2-0 con Wraga che raccoglie al limite dell’area un cross di Grebosz e fulmina Grobbelaar con un potente colpo di testa.

Due settimane dopo ad Anfield serve una rimonta in stile Reds, che il rigore dello specialista Neal dopo appena un quarto d’ora sembra poter annunciare. Purtroppo per il pubblico presente il Widzew non ha ancora finito di stupire e segna due reti pesantissime e decisive a metà primo tempo, prima con Tlokinski su rigore, poi con Smolarek, che trova il suo primo centro nella competizione.

Con un parziale di 4-1 in favore dei polacchi, forti anche di due reti segnate in trasferta, il Liverpool dovrebbe segnare altri 4 gol nella ripresa per superare il turno, impresa praticamente impossibile. Le reti di Rush e Hodgson nel finale rendono solamente meno pesante il risultato finale, il Liverpool esce dalla Coppa dei Campioni, mentre il Widzew continua la sua incredibile corsa.

UNA BEFFA PER LA VECCHIA SIGNORA

Negli altri quarti passano Real Sociedad, che elimina lo Sporting Lisbona in rimonta, l’Amburgo e la Juventus, che elimina i campioni uscenti dell’Aston Villa.

La doppia sfida tra bianconeri e inglesi è la sintesi perfetta della maturità ormai raggiunta da parte della Vecchia Signora, che espugna il Villa Park con un ottimo 2-1, firmato da Rossi e Boniek e poi vince 3-1 a Torino grazie ad un super Michel Platini. Le Roi firma una spettacolare doppietta, inframezzata dal sigillo di Tardelli e regala la semifinale di Coppa dei Campioni alla sua Juventus.
Come già accaduto in passato, lo scoglio per i bianconeri è il Widzew Łódź, che questa volta, però, avrà Boniek come avversario.

Il polacco, però, resta a secco nel doppio confronto, che la Juventus riesce agevolmente a portare a casa, con un 2-0 perentorio a Torino e un 2-2 esterno griffato dal rigore di Platini a dieci minuti dalla fine: è finale per la Vecchia Signora.

Nonostante una stagione a tratti dominante, la Juve non riesce a vincere lo Scudetto, con la Roma di Liedholm Campione d’Italia al termine di una pazza corsa, e resta a bocca asciutta, incredibilmente, anche in campo europeo.

Il 25 maggio 1983, infatti, quando il mondo del cinema ha già ammirato per la prima volta “Il Ritorno dello Jedi”, terzo episodio (per il momento) della saga di Star Wars, ad Atene va in scena la finale di Coppa dei Campioni.
A contendersi il trofeo, come detto, la Juventus di Trapattoni e l’Amburgo di Ernst Happel.

La partita è l’emblema della complicata storia delle finali europee della Juve, con i tedeschi che passano in vantaggio dopo appena 9 minuti con una conclusione da distanza siderale di Felix Magath, che sorprende Zoff, alla sua ultima partita in maglia bianconera.

La reazione della Juventus è commovente, con una lunga serie di occasioni nitide per trovare il pareggio, tutte sventate in maniera ineccepibile dal portiere tedesco Stein.

Nella ripresa, poi, è l’arbitro rumeno Rainea a prendersi il palcoscenico, negando ai bianconeri un rigore apparso netto a tutti, per fallo di Stein, in uscita, su Platini.
La partita finisce, dunque, 1-0 per l’Amburgo, con i Dinasaurier che vincono la Coppa dei Campioni dopo la cocente delusione del 1980, quando persero in finale contro il Nottingham Forest; per la Juventus, invece, l’appuntamento con la prima vittoria è rimandato di un paio di anni, anche se in una serata che tutti vorrebbero cancellare dalla propria memoria.

Tra tre settimane la Coppa dei Campioni tornerà con l’edizione 1983/84, dalle forti tinte giallorosse, con l’Olimpico teatro della finale.

ClaudioC
Scritto da

Claudio Parodi