Spagna e vittoria. Un binomio che nell’ultimo decennio è andato estremamente di moda.

Ecco, occorre fare una precisazione. Il periodo d’oro, in cui è sembrata francamente imbattibile, la nazionale spagnola lo ha vissuto a partire dal 2008. Due Europei e una Coppa del mondo, tutto nel giro di soli quattro anni. Era una Spagna diversa, con una dose di talento in mezzo al campo di un altro pianeta. Gli anni sono passati e alcuni dei principali interpreti hanno cambiato ruolo, come ad esempio quel signore, che si è seduto sulla panchina blaugrana, da pochi giorni.

La natura di questa nazionale, però, non sembra aver subito molti mutamenti. Palla a terra, la Spagna è probabilmente la nazionale più forte al mondo. La rapidità e la precisione di passaggio sono difficili da emulare. Per parlare dell’estrema attualità, se pensiamo a Euro 2020, è difficile non pensare che la selezione guidata da Luis Enrique non sia stata la più complessa da affrontare per gli uomini di Roberto Mancini. Ancora più dell’Inghilterra di Southgate. 

La superiorità, mostrata a Wembley, si è concretizzata in Nations League, con la vittoria in semifinale in virtù della doppietta di Ferrán Torres. E poco importa se il trofeo l’ha vinto la Francia. Perchè questa Spagna sta dicendo, neanche troppo sottovoce, che, per qualsiasi manifestazione, è necessario tenere conto della candidatura dei ragazzi di Luis Enrique. Senza se e senza ma.

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Grecia e Svezia. Le due selezioni che separano gli iberici dalla qualificazione al Mondiale del Qatar. Con la vittoria ottenuta ad Atene contro gli ellenici, grazie al rigore di Sarabia, la Spagna balza al comando della classifica nel Girone B; la Roja ha, quindi, 1 punto di vantaggio sulla Svezia e +7 sulla Grecia, ormai eliminata. L’obiettivo di Luis Enrique è la qualificazione diretta; per conquistarla sarà necessario non perdere contro la Svezia. Nonostante ciò, sei punti in due incontri, oltre alla qualificazione diretta, servirebbero alla Spagna per mandare un messaggio chiaro e forte alle altre pretendenti al titolo. A partire dalle altre 9 squadre che centreranno la qualificazione, piazzandosi al primo posto dei rispettivi gironi.

Una delle chiavi da sfruttare, per acciuffare la prima piazza, è indubbiamente la fame di alcuni elementi presenti in rosa. Come Brahim Díaz. Il trequartista rossonero ha rilasciato diverse dichiarazioni a proposito di varie tematiche: dalla guarigione dal Covid al rendimento con la maglia del Milan, passando per le ambizioni con la casacca spagnola e per i piani futuri.

Di sicuro, in questo momento, Brahim Díaz è un valore aggiunto in qualsiasi scacchiere. Il suo apprezzamento nei confronti del commissario tecnico, sia dal punto di vista calcistico che da quello umano, rappresenta una leva di grande importanza, così come risulta affascinante il confronto con Zlatan Ibrahimović. Compagni di squadra a Milanello, avversari per accedere al prossimo mondiale dalla porta principale.

Le insidie di certo non mancano e il più grande errore, per le Furie Rosse, risiede nella possibilità di proporre un gioco molto bello esteticamente, ma poco concreto nella sostanza. Solidità difensiva, velocità e precisione a centrocampo, concretezza in attacco. Se la Spagna dovesse rispettare queste tre linee guida, ecco che torneremmo a parlare di una selezione in grado di piegare qualsiasi tipo di avversario. 

I POSSIBILI SCENARI

Il bivio, nella mente delle Furie Rosse non esiste, questo è chiaro. Non esiste, soprattutto, nella testa di Luis Enrique, che sarebbe disposto a farsi da parte per la seconda volta, in caso di fallimento in vista del Mondiale.

L’obiettivo è il primo posto, fine delle questioni. Il modo migliore per centrarlo è pensare una partita alla volta, come se il secondo impegno non esistesse minimamente. E, così come Massimiliano Allegri, anche il ct spagnolo ha grande fiducia in Álvaro Morata, faro dell’attacco e profilo adatto a match di una certa importanza.

Il 4-3-3 non dovrebbe subire alcuna modifica in vista di questi due match, anche se la presenza di Ansu Fati avrebbe fatto molto comodo al tecnico degli iberici. Nulla di così grave però, dato che le alternative non mancano e il vero fulcro sarà rappresentato da un centrocampo che ha tutti gli elementi per filtrare e, contestualmente, generare un grande gioco.

Superata la Grecia, adesso tocca la Svezia, per la prima piazza del girone. 

La Spagna sta per tornare o, meglio, è già tornata a splendere.

CarloC
Scritto da

Carlo Ferrario