C’è un motivo per cui il calcio, in fin dei conti, è lo sport più praticato, più guardato e probabilmente il più bello del mondo. La ragione sta nella sua incredibile democrazia: al pallone possono giocarci tutti, veramente tutti. Non c’è distinzione di genere, altezza, religione o misura di piedi.
Il calcio è di chi lo ama, come recitava qualche anno fa lo slogan della Lega Serie A. E chi ama il calcio, fidatevi, ama i tocchi di suola. Al di là del fatto che i tocchi di suola possono rappresentare per molti una ossessiva perversione, questo tipo di giocata negli anni è stata spesso sbeffeggiata perché ritenuta inutile, bella ma poco funzionale, una cosa che va bene al calcetto tra amici ma che in un campo di calcio in cui ci si gioca un quarto di Champions è meglio evitare. Invece queste parole, e le immagini che seguiranno, hanno la piccolissima ambizione a far capire quanto in realtà l’utilizzo della pianta del piede possa essere efficace, oltre che spettacolare.
La suola è, insieme all’esterno, uno dei punti del piede meno “comodi” con cui poter giocare il pallone. È una zona poco intuitiva a differenza di quanto accade con il collo o con l’interno. Ecco perché chi eccelle in questo particolare è spesso chi è cresciuto per strada, tra barrios e favelas sudamericane, o chi si è svezzato con il futsal. E sono tutti giocatori, o quantomeno la maggior parte, con una quantità enorme di talento, di genio calcistico. Perché Dio, a cui evidentemente il calcio piace, ha preferito distribuire il dono della suola solo a pochi eletti.
Qui di seguito riporteremo un paio di esempi di calciatori e di giocate in cui l’utilizzo della suola e della pianta del piede è risultato emblematico.
AMANTI DEL GUSTO
Quando si parla di tocchi di suola una delle prime immagini che viene in mente ha come protagonista Neymar. Non a caso parliamo del giocatore più divertente da vedere, un brasiliano che più brasiliano di lui si muore. Un calciatore che alla classe, alla voglia di vincere e di dominare l’avversario abbina sempre un tremendo ma efficace senso del gusto, orientato il più delle volte non a ridicolizzare gli avversari ma a compiacersi e specchiarsi nelle sue giocate da funambolo del futbol bailado.
Era il 2014, il Barcellona affrontava in trasferta l’Atletico Madrid nella gara di ritorno dei quarti di finale di Champions League. Dopo 5′ Koke porta in vantaggio i colchoneros: all’andata era finita 1-1 e al vecchio Vicente Calderon l’atmosfera era caldissima, con il Cholo Simeone che dalla panchina sembrava più il capo ultras dei tifosi dell’Atleti che l’allenatore della squadra in campo. Fatto sta che dopo il gol di Koke il Barça si fionda in attacco: inizia così il personale show di Neymar Jr.

Frammenti di una delle giocate più irriverenti della carriera di Neymar
Ad un certo punto del primo tempo Neymar si invola sulla fascia sinistra, arrivando al limite del lato corto dell’area di rigore avversaria. Il fenomeno brasiliano perde l’equilibrio tra un tocco ed un altro ma riesce a rimanere all’impiedi; tuttavia per tornare in pieno controllo della sfera è costretto a ruotare il proprio corpo, ritrovandosi di colpo due giocatori dell’Atletico in pressione, Koke e Tiago.
Il mediano spagnolo arriva come un treno, nel tentativo di toccare la palla che sembrava essere sfuggita al controllo di Neymar: l’11 blaugrana, però, effettua una delle sue classiche sterzate con cui si manda a vuoto il marcatore, e contemporaneamente si sposta la palla sul lato destro del corpo. Quando si gira rimane con il busto leggermente all’indietro, come se avesse per un attimo perso forza nelle gambe, con il pallone che nel frattempo rimasto piantato fermo.
Con Koke fuori gioco arriva il compagno Tiago, un giocatore che all’epoca stava vivendo per davvero una seconda giovinezza, diventato la diga del centrocampo rojiblanco. In una frazione di secondo Neymar con la pianta dei propri scarpini sposta il pallone in avanti, facendolo passare tra le gambe di Tiago che nei replay si rende conto subito di esser stato “vittima” di una giocata memorabile.
L’azione si concluderà con un nulla di fatto, un tiro di Messi che per poco non sfiora il palo alla destra del portiere dell’Atletico. Ma quella giocata è lo specchio del genio e talento di cui è in possesso Neymar. Il brasiliano, in meno di tre secondi, effettua due tocchi e sono entrambi di suola: uno per sterzare e mandare fuori giri Koke e uno per fare il tunnel a Tiago, l’unico modo possibile per rendere quella giocata efficace.
È una giocata che, va detto, si tenta di emulare almeno due-tre volte il mercoledì sera al calcetto. Non sempre riesce, anche perché non tutti possono vantare le qualità tecniche di O Ney, e ci mancherebbe altro.
Neanche Ricky Alvarez, a dir la verità. È necessario citare l’ex fantasista dell’Inter perché è lui che ha mostrato la cosiddetta pisadita. Alvarez è stato un giocatore dell’Inter tra il 2011 e il 2015 ed è stato uno dei pochi di quell’epoca nerazzurra in grado di trasformare i fischi dei suoi tifosi in sinceri applausi.
In Argentina lo avevano iniziato a chiamare Ricky Maravilla, in Italia di meraviglioso non ha fatto vedere tanto ma quello che ha lasciato è stata una strana sensazione di un giocatore nato in un momento sbagliato, arrivato nel posto giusto nel momento meno adatto. Come struttura fisica Alvarez ricordava molto il miglior Pastore, mentre tecnicamente aveva colpi da fenomeno, di una classe e di un’eleganza poco eguagliabile. Dal punto di vista tattico è stato anarchico à-la Recoba e uno dei suoi “vizi” era quello di toccare continuamente il pallone con la suola, come volesse docilmente accarezzarlo e poi donarlo con cura ai suoi compagni.
In una delle prime partite dell’Inter di Mazzarri, i nerazzurri ospitavano in casa la Juventus. L’argentino, rinvigorito più mentalmente che altro dalla cura del tecnico ex Napoli, fu protagonista di una partita perfetta: ripiegamenti difensivi, giocate tra le linee e soprattutto l’assist per la rete di un altro argentino, l’allora neo-acquisto Mauro Icardi.
Prima di servire in profondità il pallone per Maurito, Alvarez – che aveva appena sradicato la sfera a Chiellini, non uno qualunque – lo “pettina” con la pianta del suo educato e liftato piede sinistro. Banalmente quella giocata ha permesso a Ricky di pensare, di fermare per un millesimo di secondo il tempo e di alzare lo sguardo in cerca dello spazio giusto in cui effettuare il passaggio.
All’Inter Alvarez è stato eleganza in un mare di caos e confusione che regnava sovrana.

Olè
DOMINIO E ONNIPOTENZA
“Da bambino giocavo a futsal, giocare con la suola mi è rimasto. Giocare senza suola non si può”.
Queste sono le parole di Milinkovic-Savic, centrocampista della Lazio autore del primo gol stagionale dei biancocelesti contro l’Empoli. Il serbo, da anni uno dei calciatori più forti e determinanti di tutto il campionato, è uno di quei giocatori da cui non ti aspetti una padronanza tecnica sublime o grandi qualità nel controllo nello stretto.
Invece il Sergente, come ama farsi chiamare, ha fatto dell’utilizzo della suola un suo must. È una di quelle giocate che Milinkovic prova almeno una volta a partita, e il più delle volte risulta essere efficace. Con la pianta del piede è in grado di stoppare il pallone, proteggerlo facendo leva sulla sua imponente struttura fisica, di girarsi e rigirarsi su se stesso come fosse una trottola; o, ancora, è in grado di nascondere il pallone all’avversario e di mandarlo a vuoto.
Insomma, Milinkovic-Savic quando utilizza la suola esprime il massimo del proprio strapotere fisico e dominio tecnico.
Un senso di onnipotenza che spesso si è rivista in Marcelo all’inizio della sua carriera, quando faceva cose soprannaturali del tipo controllare un lancio di cinquanta metri con la suola, il tutto condito da una serenità e da una calma a tratti angosciante. Quando sei brasiliano è più facile, vero, ma Marcelo è stato uno di quei calciatori che ha rivoluzionato il concetto di terzino e lo ha fatto anche con giocate come questa.
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