Sembra passato un secolo da quando Dusan Vlahovic veniva paragonato a Erling Braut Haaland. Entrambi classe 2000, in rampa di lancio, con in comune anche molte caratteristiche fisiche e tecniche e, soprattutto, una straordinaria dote nell’insaccare palloni alle spalle dei portieri. Tutto questo nemmeno una stagione fa.

Oggi, invece, sembra che le due carriere stiano viaggiando su binari differenti. Verso la gloria quella del norvegese, che col Manchester City ha già toccato quota 50 gol in una singola stagione; mentre quella del serbo sta vivendo un periodo tormentato. Il Vlahovic di oggi alla Juve non è neanche lontano parente di quello che abbiamo ammirato alla Fiorentina.

Un’ombra della spietata macchina da gol che sembrava destinato a diventare, tanto da farci pensare se quell’ascesa tanto repentina non fosse stata solo un miraggio. Colpa sua o colpa di una Juventus che non riesce a farlo maturare calcisticamente? In questo approfondimento andremo ad analizzare quali sono le cause che hanno portato all’involuzione del numero 9 bianconero.

ALCUNI DATI STATISTICI

Alcuni numeri sul suo rendimento stagionale ci aiutano a inquadrare meglio la questione. Partiamo da quelli sotto gli occhi di tutti: Vlahovic ha giocato finora 32 partite in tutte le competizioni segnando 11 reti, di cui 8 in campionato. L’ultimo di questi gol è stato quello contro il Friburgo in Europa League (peraltro su rigore), datato 16 marzo. Per l’ultimo gol in Serie A, invece, dobbiamo risalire al 7 febbraio (allora segnò una doppietta). Numeri impietosi se facciamo il paragone con quelli della sua precedente avventura a Firenze.

Andiamo però ad analizzare un altro dato interessante e in controtendenza con quello appena espresso: il numero degli expected goals. Come dimostrano i dati raccolti dal sito di statistica FBref, in questa stagione il numero di xG in Serie A di Vlahovic è di 8,5. Ciò significa che, con i suoi 8 gol segnati, il centravanti è comunque in linea con le occasioni che gli sono capitate sui piedi. Allora perché il serbo trova tante difficoltà a trovare la rete con continuità?

IL GIOCO DELLA JUVENTUS LIMITA VLAHOVIC

La risposta ci arriva ancora una volta dal dato degli xG, ma stavolta riferiti alla stagione 2020/21 e al girone d’andata della stagione 2021/22, ovvero il periodo dell’esplosione di Vlahovic alla Fiorentina. Alla Viola, durante la stagione 20/21, il serbo ha collezionato ben 18,5 xG in totale in Serie A, segnando 21 reti alla fine del torneo. Nella prima parte della stagione successiva, prima del suo trasferimento alla Juve, Vlahovic ha accumulato 12,9 xG in 21 partite disputate, in cui ha segnato 17 gol.

Entrambi i dati mostrano come l’attaccante sia andato in over-performing nelle sue stagioni a Firenze, segnando anche più gol rispetto ai suoi parametri statistici. Ma notiamo anche come il numero di expected goals in questo campionato con la Juventus sia molto inferiore a quelli delle stagioni passate. Uno dei motivi di questo calo è indubbiamente il fatto che la Juve di questa stagione crea meno occasioni della Fiorentina delle due precedenti stagioni.

Il problema è, quindi, la sterilità delle manovre juventine, che limitano anche il numero di occasioni che capitano sui piedi del serbo. Ma c’è, inoltre, un altro fattore, sempre legato ai meccanismi tattici di Allegri, che tende a imbrigliare la vena realizzativa di Vlahovic.

ALLEGRI LO UTILIZZA NEL MODO SBAGLIATO?

Se prestiamo attenzione ai compiti che Vlahovic svolge all’interno della singola partita, possiamo notare che qualcosa non quadra. Max Allegri, infatti, ne ha decisamente arretrato il raggio d’azione, visto che il nativo di Belgrado è spesso costretto a retrocedere fino al centrocampo per poter partecipare all’azione.

In sostanza, il tecnico toscano utilizza il suo numero 9 come una boa, che ha il compito di ricevere spalle alla porta i lanci o i passaggi dei compagni e fare a sportellate con i difensori per mantenere il possesso. Il tutto anche a 50 metri dalla porta avversaria. Per la verità anche alla Fiorentina gli veniva chiesto, a volte, un lavoro del genere. Il problema, adesso, è che questa funzione di Vlahovic è diventata sistemica nella Juve, quando, invece, il serbo andrebbe servito maggiormente in profondità e, soprattutto, avvicinato alla porta avversaria.

Inoltre, alla Fiorentina veniva spesso aiutato dai compagni nella gestione del possesso, visto che il gioco di Italiano tende a creare molta densità in zona palla. Con i bianconeri, invece, è spesso costretto a ricevere la sfera e a mantenere il possesso con i suoi compagni anche a grande distanza da lui. Un problema di spaziature che ne complica ulteriormente il lavoro.

Lavoro che comunque non gli appartiene e che lo sterilizza dal punto di vista offensivo, oltre che a evidenziarne le lacune quando si tratta di proteggere palla. Un utilizzo, dunque, discutibile da parte di Allegri che, come sappiamo, dà il suo meglio come gestore, cioè nell’utilizzare al meglio giocatori già maturi e formati, ma che si trova più in difficoltà nel far evolvere giocatori ancora grezzi (proprio come lo è Vlahovic) da un punto di vista tecnico o tattico.

COSA DOVREBBE FARE LA JUVE CON VLAHOVIC?

Il suo matrimonio con i piemontesi sembra già essersi logorato e anche piuttosto velocemente. Il suo nervosismo in campo in questi ultimi mesi è il chiaro segnale che il rapporto fra lui e l’ambiente juventino si sta man mano incrinando.

Allegri dovrebbe seriamente prendere in considerazione l’idea di sposare un gioco più offensivo per esaltarne le doti realizzative, anche perché l’aver pagato circa 70 milioni per un giocatore il cui compito è solo quello di fare a sportellate con i difensori avversari è deleterio.

Per lui cominciano a farsi insistenti le voci di un possibile trasferimento, oltre a quelle di una lite con Allegri. Un’eventuale cessione sconsacrerebbe, probabilmente troppo presto, l’acquisto di un giocatore che ha comunque ancora enormi margini di crescita, ma che rischiano di venire bruciati se qualcosa negli schemi tattici della Juve non cambia.