La scorsa settimana il Real Madrid ha vinto la sua decima finale europea consecutiva, battendo il Liverpool; l’ultima sconfitta dei Blancos nell’atto finale di una coppa risale al 1983, quando fu battuta dall’Aberdeen.
I Dons raggiunsero quel giorno l’apice della loro storia, guidati in panchina da un 41enne di Glasgow, che ha portato l’Aberdeen a dei livelli mai vissuti prima: Alex Ferguson.
L’ARRIVO DI FERGUSON E LA NASCITA DEL NEW FIRM
Nell’estate del 1978 la dirigenza dell’Aberdeen sceglie come tecnico l’ex attaccante Alex Ferguson, reduce da una salvezza con il St. Mirren.
I Dons, presenza fissa in Premiership dal 1905, non banchettano al tavolo dei grandi da tempo, precisamente dal 1955, anno dell’unico campionato scozzese vinto dal club.
Dopo la prima stagione di ambientamento, terminata con un buon quarto posto, nel 1979/80 Ferguson inaugura il proprio palmarès, portando l’Aberdeen al titolo scozzese.
Nel 1982/93, invece, il titolo viene vinto, a sorpresa, dal Dundee United, mentre i Dons vincono la Scottish Cup.
È uno dei rari casi in cui sia Celtic che Rangers restano a secco di titoli in Scozia: si apre l’era del New Firm.
Se l’Old Firm è, da sempre, l’evento più atteso nel paese dei kilt e delle cornamuse, il New Firm, negli anni ’80, rappresenta una sferzata di aria fresca, alimentata dal turbolento rapporto che lega Dundee e Aberdeen. I Tangerines, purtroppo, non riusciranno a mantenersi per troppo tempo ad alti livelli, ma l’atmosfera nelle partite contro i Dons resta tutt’oggi infuocata.
1982/83: LA STAGIONE DEL MITO
Già nel 1981 l’Aberdeen aveva trionfato nella Scottish Cup, ottenendo il diritto di partecipare alla Coppa delle Coppe nella stagione successiva.
La rosa presenta un gruppo compatto e grintoso, nel quale spiccano, su tutti due elementi. Il primo è il portiere, Jim Leighton, 23enne dalla spiccata personalità, che difenderà per ben 16 anni i pali della Nazionale scozzese. Il secondo è Gordon Strachan, piccolo centrocampista grintoso e onnipresente, che Ferguson si porterà a Manchester.
Il 18 agosto 1982 il Pittodrie, uno degli stadi più pittoreschi d’Europa, apre i battenti per il preliminare di Coppa delle Coppe. L’avversario dei ragazzi di Ferguson è il Sion, squadra svizzera decisamente abbordabile.
Tra l’andata e il ritorno, giocato al Tourbillon di Sion, l’Aberdeen segna ben 11 reti, mandando a segno mezza squadra.
Attenzione particolare a John Hewitt, 19enne nato e cresciuto ad Aberdeen, che segna due gol e inaugura al meglio la competizione.
ALLA CONQUISTA DELL’EST
Passato agevolmente il preliminare, i Dons pescano la Dinamo Tirana dall’urna, avversario da non sottovalutare.
La partita di andata, il 15 settembre al Pittodrie è spigolosa e combattuta, entrambe le squadre la mettono sul piano fisico e la qualità del gioco ne risente. Il match finisce 1-0 per i padroni di casa, con rete decisiva del ragazzino, Hewitt, che fa impazzire i tifosi.
Il ritorno, all’Arena Kombëtare, è ancora più bloccato, con l’Aberdeen che riesce a contenere alla grande l’arrembaggio degli albanesi e a portare a casa uno 0-0 che significa passaggio del turno.
L’urna porta i Dons ancora più a Est, per la precisione in Polonia, contro il Lech Poznan.
Ancora una volta, l’andata si gioca in Scozia, dove l’Aberdeen è quasi impossibile da affrontare. Nel giro di un minuto, in avvio di ripresa, McGhee e Weir firmano il 2-0 che mette i Dons con un piede in semifinale.
La partita di ritorno, invece, viene decisa da un colpo di testa di Bell al 59’, rete che permette agli scozzesi di archiviare la pratica senza troppi patemi.
L’AVVERSARIO PIÚ GRANDE
L’urna, che finora aveva sorriso all’Aberdeen, stavolta mette sul piatto di Ferguson un incrocio da brividi contro il Bayern Monaco. I tedeschi, finalisti l’anno prima della Coppa dei Campioni, possono contare su nomi terrificanti come Augenthaler, Breitner, Hoeness e, soprattutto, Karl-Heinz Rummenigge.
L’andata si gioca all’Olympiastadion di Monaco e vede un vero e proprio assalto dei padroni di casa alla porta difesa da Leighton. Gli scozzesi, come da tradizione, si battono come leoni e portano a casa uno 0-0 che vale oro. Si deciderà tutto a Pittodrie.
Lo stadio è stracolmo la sera del 16 marzo 1983, la partita rappresenta un appuntamento con la storia e i tifosi rispondono presenti.
Dopo nemmeno 10 minuti, però, una punizione battuta di seconda da Augenthaler si infila in rete, facendo scendere il gelo su Pittodrie. A fine primo tempo, però, l’Aberdeen riesce a pareggiare, grazie a Simpson, bravo a mettere dentro un pallone vagante in area.
Al 61’ i bavaresi tornano avanti, grazie ad Hans Pflügler, ala che ha legato tutta la sua carriera al Bayern Monaco e che, inoltre, ha giocato una partita del Mondiale 1990, diventando a tutti gli effetti Campione del Mondo.
Una rete subita a metà ripresa, contro un avversario come il Bayern, taglierebbe le gambe a molte squadre, ma non all’Aberdeen.
Nel giro di due minuti, tra il 77’ e il 79’, gli scozzesi ribaltano la situazione, con McLeish, che segna di testa dopo una punizione e con il solito Hewitt. Questa volta il ragazzino terribile di Ferguson, appena entrato in campo, sfrutta una respinta difettosa di Manfred Müller e mette dentro in spaccata, facendo esplodere l’intero stadio.
A sorpresa, l’Aberdeen è in semifinale di Coppa delle Coppe, e ora sognare non costa davvero nulla.
UNA SEMIFINALE PARTICOLARE
Sono rimaste in quattro a contendersi la Coppa. Oltre all’Aberdeen ci sono il Real Madrid, che ha battuto l’Inter ai quarti e ormai è il candidato numero 1 alla vittoria finale e due imbucate.
a prima è l’Austria Vienna, che a sorpresa ha avuto la meglio sul Barcellona, la seconda è una squadra belga, lo Waterschei Thor (non il Dio Norreno) che ha eliminato il PSG ai quarti.
I Dons pescano proprio la squadra belga, che meno di cinque anni più tardi, nel 1988, si fonderà con il KFC (non quello dei polli) Winterslag, dando vita al Genk, la squadra che ha lanciato, tra gli altri Koulibaly e De Bruyne.
Tornando al 1983, la partita d’andata è una vera e propria ecatombe per lo Waterschei, che subisce 5 reti e dice addio ad ogni possibile sogno di gloria. L’Aberdeen si dimostra cinico e spietato, deciso a conquistare una finale che sa di storia.
Il ritorno all’André Dumont Stadion finisce 1-0 per i padroni di casa, che si tolgono una piccola soddisfazione, contro un Aberdeen già con la testa all’atto decisivo.
L’UOMO DEL DESTINO
“Sing a song of sorrow and grieving, carried away by the moonlight shadow”
L’11 maggio 1983, la finale della Coppa delle Coppe ha anche una colonna sonora. È la splendida “Moonlight Shadow” di Mike Oldfield e Maggie Reilly, uscita da qualche giorno e già sparata da ogni stazione radio.
La cornice della partita è l’Ullevi Stadion di Göteborg, uno dei più grandi della penisola scandinava.
Davanti a quasi 18mila spettatori, molti dei quali scozzesi, va in scena una partita combattuta ed equilibrata.
Dopo sette minuti l’Aberdeen passa in vantaggio, con Black che insacca da pochi passi, dopo un colpo di testa di McLeish. Il vantaggio scozzese, però, dura pochi minuti, perché al 15’ Juanito trasforma un calcio di rigore, concesso per fallo su Santillana.
La partita è sempre più in bilico, ma il risultato non cambia e quindi si va ai supplementari.
All’88’, Ferguson ha buttato nella mischia Hewitt, sperando nella voglia e nella verve di quel ragazzo nato con la maglietta dei Dons addosso.
Il numero 15 lo ripaga al 110’ minuto, quando McGhee fugge via ad un avversario e mette al centro un gran pallone; Hewitt arriva sul pallone in corsa e di testa lo mette alle spalle di Agustin, facendo esplodere la gioia dei tifosi dell’Aberdeen.
Nemmeno 10 minuti dopo l’arbitro, l’italiano Menegali, fischia tre volte, consegnando l’Aberdeen di Alex Ferguson alla Storia del Calcio.
GLI ULTIMI SUCCESSI
Dopo la clamorosa vittoria in Coppa delle Coppe, l’Aberdeen non si ferma e conquista due campionati di fila, nel 1984 e nel 1985, oltre alla Supercoppa Europea, vinta contro l’Amburgo. I tedeschi, dopo uno 0-0 in casa, soccombono nel fortino del Pittodrie per 2-0, grazie alle reti di Simpson e Mcghee.
Dopo questi successi (e due Scottish Cup), Ferguson nel 1986, sostituisce Jock Stein, morto durante una partita di qualificazione al Mondiale in Galles sulla panchina della Scozia. Il tecnico, dopo la parentesi in Nazionale, a novembre passa al Manchester United, dove scriverà giusto un paio di pagine di storia del club.
Hewitt, il mattatore della Coppa delle Coppe, invece, resta ad Aberdeen fino al 1989, prima di passare al Celtic. Nelle due stagioni in biancoverde, però, Hewitt non riuscirà a confermarsi sui livelli di Aberdeen e inizierà il suo girovagare tra squadre di bassa classifica, chiudendo con il Ross County nel 1997.
Jim Leighton, invece, diventerà un personaggio, non solo per le sue abilità in campo. Durante il Mondiale di Francia 1998, infatti, si presenterà in campo senza incisivi (risultato di una delle sue uscite spericolate) e con le sopracciglia ricoperte di vaselina, per evitare (almeno secondo lui) brutti colpi nelle mischie.
Quella dell’Aberdeen anni ’80 resta una delle storie sportive più belle di sempre, oltre che l’inizio di una vera e propria leggenda: quella di Sir Alex Ferguson.