Belgio e ranking FIFA. Un binomio che sembra ormai una consuetudine, se si parla di primo posto in graduatoria.
Eppure, se si analizza la storia della selezione belga, i trofei non si riescono a vedere nemmeno con il binocolo. Diversi talenti, un gioco di squadra che si è sempre dimostrato efficace e una serie di risultati conseguiti che hanno di fatto permesso di mantenere la prima posizione nel ranking.
E, nonostante le ultime due sconfitte, che diventano tre se si considera il match per il 3°/4° posto in Nations League, la situazione non è cambiata. Francia e Italia ne hanno beneficiato, mentre l’Inghilterra, nonostante le grandi convinzioni di Gareth Southgate, è scesa al quinto posto. Belgio e Brasile hanno conservato le prime due piazze, ma è normale pensare alla selezione guidata da Martinez come quella più a rischio di tutte, forse non nell’immediato.
Analizzando quella che è la rosa del Belgio, si nota immediatamente la presenza di 3 fuoriclasse, uno per ruolo. Thibaut Courtois, uno dei migliori portieri del mondo. Romelu Lukaku, uno dei migliori attaccanti del mondo. Kevin De Bruyne, il miglior centrocampista del pianeta.
Serve rinnovamento in difesa, perché i principali interpreti non sono così giovani e anche la qualità lascia francamente a desiderare.
Di sicuro, se il Belgio avesse potuto barattare il primo posto nel ranking FIFA con almeno un trofeo importante, siamo sicuri che non ci avrebbe pensato due volte, ma ora è tempo di pensare al modo migliore per donare longevità a questa selezione.
FILM GIA’ VISTO?
La nazionale guidata da Martinez non è di certo la prima squadra di un certo spessore che rischia di rimanere costantemente a bocca asciutta. Storicamente, la selezione inglese e quella olandese hanno sempre vantato nomi di primissima fascia, talvolta guidati da commissari tecnici di grande esperienza e carisma. Eppure, non si tratta di un binomio dal risultato certo.
Ci sono stati campioni che non hanno mai vinto nulla con la nazionale di appartenenza, ma questi fatti non devono necessariamente ridimensionare il valore del singolo. Quante volte si è parlato (e si parla ancora) della necessità di vincere una Coppa del Mondo, per l’Argentina? Certo, questo concetto è legato in modo importante alla grandezza di Leo Messi, soprattutto se paragonata a quella di Maradona, ma per un calciatore risulta essenziale raggiungere i massimi obiettivi con la casacca della sua nazione.
Talvolta è necessario toccare le giuste corde, marciare tutti nella stessa direzione, senza se e senza ma. In qualche modo, l’atteggiamento compatto avuto dall’Italia di Roberto Mancini ad Euro 2020, in cui si è vista una nazionale che moriva dalla voglia di riemergere dopo la mancata qualificazione al mondiale del 2018. Può partire dal gruppo, così come può partire dai singoli.
E, a pensarci bene, c’è un elemento della selezione belga che ha voglia e fame di vittoria sia con la sua nazionale, sia con la sua squadra di club.
Citofonare Kevin De Bruyne.
QUANTITA’, QUALITA’ E CLASSE DA VENDERE
Considerato da molti il miglior centrocampista del mondo, e quello che fa in campo tendenzialmente lo dimostra, Kevin De Bruyne è chiamato alla doppia impresa nel prossimo biennio. Portare la Champions League a Manchester, sponda City, e recitare un ruolo da protagonisti con il suo Belgio al prossimo mondiale.
C’è qualcosa di più stimolante, per un calciatore del suo calibro? Ha 30 anni, si trova nel pieno della maturità calcistica e la fortuna, dal punto di vista fisico, non è stata dalla sua parte nei match contro l’Italia e contro il Chelsea. Ora De Bruyne vuole riprendersi tutto, con gli interessi, ed è consapevole del fatto che i prossimi due anni saranno fondamentali per completare la sua ricca bacheca.
I progetti hanno una scadenza, dettata da diversi fattori. In casa City, il percorso intrapreso sotto la guida di Pep Guardiola dovrà produrre risultati in campo europeo, ma non sarà facile confrontarsi contro gli altri top team ed è naturale aspettarsi qualcosa di ulteriormente grande da parte del PSG. Con il Belgio, invece, ci si sta avviando verso la fine di un ciclo d’oro ma che, come detto più volte, non ha ancora permesso alla selezione belga di conquistare alcun trofeo.
Serve un leader, e questo leader c’è già. Ma non deve essere solo nel conseguimento degli obiettivi di grande portata, questo Martinez lo sa fin troppo bene.
La sua nazionale ha manifestato, nel tempo, diverse pecche dal punto di vista difensivo. Qualcosa deve essere aggiustato e sarà opportuno trovare il modo per agevolare la retroguardia, soprattutto nei match dove gli avversari potranno schierare in campo tanta velocità e altrettanta qualità.
È un’occasione troppo ghiotta e importante, dove la conservazione del primo posto del ranking diventerebbe la naturale conseguenza di una prestazione importante nel prossimo mondiale, magari sotto la guida e la leadership del cervello del Manchester City.