L’imperativo è necessario, l’esortazione coerente: Edoardo Bove deve giocare. L’affermazione, o meglio la sentenza, lascia poco spazio ad obiezioni. Si, perchè nel troppo altalenante incipit stagionale della Roma il giovane centrocampista ha dimostrato di meritare la titolarità. Ritmo, carattere e voglia di incidere: nel folto reparto di mediana giallorosso c’è un calciatore che ha raccolto decisamente meno di quanto ha meritato.

SCELTE DISCUTIBILI

Se la società capitolina ha riconosciuto il valore del ragazzo (il rinnovo di contratto appena firmato ne è un segnale), il tecnico giallorosso Josè Mourinho, almeno in questa primo segmento di stagione, ha stentato ad accreditare il classe 2002 tra gli undici di partenza. L’atteggiamento prudente tenuto nei confronti di Bove dall’uomo di Setùbal cozzano con le sue recenti dichiarazioni. Al termine del rovinoso match perso contro il Bologna Mou infatti ha detto: “È meglio lavorare con i giovani che hanno un potenziale da sviluppare, piuttosto che con giocatori che non hanno niente da sviluppare in vista del futuro”.

Si Josè, siamo d’accordo con te. Ma allora perchè relegare in panchina Bove? Chi meglio di lui incarna la definzione di “giovane con potenzialità”? Anche nella sfida bolognese, dove la Roma ha affrontato una delle squadre più veloci e intense del campionato, il 2002 ha fatto il suo ingresso in campo solo a metà secondo tempo. La differenza lampante tra i rendimenti di Bove e Renato Sanches (entrato in campo prima di lui), ad esempio, è stato sicuramente uno degli stimoli che hanno portato in quell’occasione lo Special One a proferire determinate frasi. Un cambio di atteggiamento, dunque, è stato registrato. Cerchiamo di decifrarne le modalità.

UN PAREDES DI TROPPO

Il centrocampo, almeno a livello numerico, è il reparto più attrezzato della squadra giallorossa. A inizio stagione si cercava di prevedere quale sarebbe stata la formula scelta da Mou, dopo 17 giornate possiamo dire che il tris da lui prediletto è quello composto da Paredes in regia con Cristante e Pellegrini (quando disponibile) mezze ali. Se sulla carta la triade appena citata doveva garantire qualità e quantità, all’atto pratico il centrocampo della Roma risulta lento, lentissimo. Pellegrini puó nascondersi (ma anche no) dietro a qualche problema fisico, Cristante è tra i pochi giallorossi ad aver convinto in questa parte di campionato, Paredes semplicemente gioca ad un ritmo troppo basso. 

Con l’abbassamento di Cristante e l’inserimento di Bove al posto di Paredes, il centrocampo della Roma potrebbe trovare un volto nuovo. L’ex Atalanta non soffrirebbe molto il ritorno al vecchio ruolo e forse, date le sue caratteristiche, potrebbe rendere meglio come play che da mezz’ala. Anche in ottica di un futuro rientro dei vari Aouar e Sanches, inoltre, la presenza di Bove potrebbe voler dire molto. 

SCIENZA APPLICATA

Per dimostrare esaustivamente quanto Bove serva alla Roma, potrebbe essere utile avvalersi di termini e metodi scientifici. Cerchiamo quindi di esporre l’inedita “teoria della complementarietà di Bove“: secondo questa ipotesi la presenza del calciatore Romano gioverebbe ad ogni combinazione scelta per il centrocampo giallorosso. Aouar, Paredes, Cristante e Pellegrini sono tutti giocatori che soffrono troppo nelle gare ad alto ritmo, avere un motore di supporto che sia di aiuto tanto in fase difensiva quanto in quella offensiva consentirebbe a tutti i compagni di reparto di esprimersi meglio.  Il postulato di base è molto semplice: nel folto reparto romanista nessuno ha la gamba del “ragazzino“. L’altro giocatore di rottura prelevato in estate da Thiago Pinto poteva essere Renato Sanches, le cui condizioni fisiche tuttavia lo rendono (ed è brutto dirlo) un mezzo giocatore. Insieme a Cristante come mezz’ala, affiancato da Pellegrini o in 10 altre combinazioni ed universi paralleli, il fulcro del discorso non cambia. Bove, in questa Roma, puó e deve giocare. 

 

 

 

 

PietroP
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Pietro Morolli