Buon compleanno Casemiro! Come è diventato il miglior mediano del mondo?

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Santiago Bernabeù, 20 aprile 2013. Va in scena la 32esima giornata di una Liga ormai vinta dal Barcellona, che chiuderà il campionato tagliando il traguardo dei 100 punti in classifica. Il Real Madrid di Josè Mourinho ospita il Betis, in piena corsa per un piazzamento europeo. Finisce 3-1, grazie alla doppietta di Mesut Ozil e la rete di Karim Benzema Mou ottiene 3 punti utili a consolidare il secondo posto. In mezzo al campo, esordisce dal primo minuto un centrocampista brasiliano di belle speranze, Carlos Henrique Casimiro, detto Casemiro. Arrivato a gennaio dal San Paolo, i Blancos nutrono grandi aspettative su di lui. Autore di una buona partita, dopo un paio di mesi passati nella squadra B, convince subito i madridisti. Ma la carriera del verdeoro in blanco, per decollare in Castiglia, deve attendere un paio di stagioni, e un prestito nella capital do nort, all’ombra dell’Estadio Do Dragao.

UN LEONE AD OPORTO

Tappa fondamentale, tra quel 20 aprile e l’esplosione di uno dei centrocampisti più forti degli ultimi anni, è il prestito al Porto. Dopo l’esordio con il Betis, infatti, racimola pochi minuti con lo Special One e Ancelotti, dopo un promettente inizio da vice-Khedira, gli preferisce lo strapagato Illaramendi (che si rivelerà uno dei più grandi flop passati dal Bernabeù). Per trovare spazio, arriva dunque il prestito in Portogallo. Nel 4-3-3 di Lopetegui, il mediano della Seleçao trova da subito un ruolo essenziale, diventando il metronomo degli Azuis e Brancos. Il Porto vola. La rosa vanta giocatori come Hector Herrera, Ruben Neves, Tello e bomber Jackson Martinez, autore di 21 reti in 30 apparizioni. Il campionato sfuma di soli 3 punti, dopo un’entusiasmante rincorsa sul Benfica. La campagna europea vede i Dragoes sognare le semifinali, dopo il 3-1 interno al Bayern, ma la debacle dell’Allianz Arena (6-1), secondo peggior sconfitta della loro storia in UCL, è una doccia fredda che spezza le ali dei Dragoni. In quella stessa stagione, sulla panchina della Seleçao Dunga prenderà poi il posto di Felipe Scolari. L’arrivo dell’ex Fiorentina apre al centrocampista le porte della nazionale, seguendo proprio le orme del Ct, modello di riferimento per tutti i verdeoro “meno” tecnici ma duri a morire, come il mediano madridista. A fine stagione, forte di 41 presenze in tutte le competizioni, Casemiro torna alla base, pronto a prendersi la camiceta blanca.

QUESTIONE DI EQUILIBRIO

Tornato in Castiglia, ad accoglierlo trova Rafa Benitez, subentrato ad Ancelotti. Il tecnico individua nel brasiliano la pedina fondamentale per mettere una pezza al grande problema che aveva condizionato il centrocampo di Don Carlo. La zona centrale, coperta infatti dal solo Kroos, si era rivelata più volte tallone d’Achille delle Merengues. Dopo aver provato senza successo a schierare un doppio play con Modric e Kroos davanti alla difesa, il neo-allenatore madridista lancia titolare Casemiro. Nonostante le ottime prestazioni, i limiti tecnici del verdeoro portano tifosi e presidente ad impuntarsi contro Benitez e imporre la panchina al mediano. D’altronde, la lista di incontristi indigesti al Madrid è lunga. Da Diarra fedelissimo di Capello, fino a Makelelè, addirittura sostituito (senza successo) con David Beckham, passando per Emerson, bollato come onesto mestierante. Dopo settimane di pressione, Benitez cede. Nel Clasico l’ex Porto viene relegato in panchina, per fare spazio davanti ad James Rodriguez insieme alla BBC. L’umiliazione è totale, il Barcellona passeggia al Bernabeù, contro una squadra totalmente allo sbando senza il minimo equilibrio tattico. Finisce 0-4, Benitez viene cacciato a furor di popolo. Nonostante tutto, anche Zidane continua a riproporre i 2 davanti alla difesae nelle prime 10 partite l’ex San Paolo gioca soltanto pochi minuti contro la Roma. Poi, la svolta. Zizou si convince ad affiancargli in fase d’impostazione e costruzione del gioco Kroos e Modric. I due sopperiscono tecnicamente alle lacune del mediano, che da canto suo si dimostra fondamentale per la squadra. Dotato di una straordinaria intelligenza tattica e di una tenuta fisica eccezionale, compensa il poco dinamismo con una straordinaria capacità di lettura difensiva e un’intelligenza tattica sensazionale, formando lo zoccolo duro di un centrocampo tra i più forti del calcio moderno.

SUL TETTO D’EUROPA

La parabola del numero 14, segue quella della gestione Zizou. Dopo un inizio così così, la cavalcata trionfale del francese vive l’apice quando a San Siro, grazie allo sbaglio di Juanfran ai rigori, il Real vince la sua undicesima UCL. Casemiro gioca una straordinaria partita contro l’Atletico del Cholo, dominando in mezzo al campo. Per la seconda volta è campione d’Europa, dopo la decima vinta da riserva con Don Carlo, per la prima volta da assoluto protagonista. Farà addirittura meglio l’anno successivo, a Cardiff. Ormai diventato punto fermo inamovibile nell’ingranaggio madridista, contro la Juventus, sfodera una prestazione superba, da vero maestro in mezzo al campo. Una sua bordata dalla distanza fissa poi il punteggio sul 2-1. Di nuovo Ronaldo e Asensio realizzano il 4-1 finale, in quella che è la consacrazione definitiva ed indelebile per il mediano. Ormai alla sua nona stagione in quel di Madrid, Casemiro da anni forma con Modric e Kroos quello che probabilmente è il centrocampo più forte del mondo. Secondo, negli ultimi anni, solo al trio Xavi-Busquets-Iniesta. In questa stagione ha ritrovato Carlo Ancelotti, che l’ha riconfermato come inamovibile in mezzo. L’obbiettivo, con Barça e Atletico k.o., è chiudere il prima possibile la questione Liga. Mentre in Europa, non si può fare altro che puntare alla vittoria, che manca dall’addio di CR7. Un’eternità, per una squadra capace di vincere 13 volte il trofeo. Inseguendo la Champions, compie oggi 30 anni Carlos Henrique José Francisco Venancio Casimiro, detto Casemiro. Il brasiliano atipico, diventato idolo del Bernabeù, diventato tassello fondamentale del mosaico Madridista capace di vincere tutto.