Vigilia dell’attesissimo spareggio tra Cavese e Brindisi. Due squadre con un percorso differente, ma identico in termine di punti accumulati sul campo. I salernitani arrivano all’ultimo atto del propria stagione in una condizione mentale non brillante, salvo l’ultimo incontro, vinto in maniera schiacciante contro la Nocerina. Le ultime uscite stagionali, infatti, hanno ‘regalato’ punti preziosi all’inseguitrice Brindisi, attenta e brava a non steccare. Il successo di quest’ultima nello scontro diretto, dove le recriminazione non sono state poche, ha proiettato la compagine di Danucci sulla vetta del Girone H.
La formazione di mister Troise, capolista dalla nona giornata, si ritrova dunque a dover fare i conti con un evitabilissimo scontro da ‘dentro o fuori’. I brindisini hanno mantenuto un rendimento costante nel corso del torneo, riuscendo a prendere la scia degli aquilotti, agganciandoli all’ultima curva.
Direttamente dal “Razza” di Vibo Valentia, il traguardo d’arrivo. In palio l’accesso diretto alla Serie C.
In vista della prossima gara, la redazione di Tutto Cavese ha intervistato uno degli uomini simbolo della storia dei metelliani, l’autore della rete che valse, nel lontano 2006, la promozione dalla C2 alla C1, contro il Sassuolo: Giuseppe Aquino.
L’ex attaccante ha parlato della stagione della Cavese, soffermandosi sul prossimo decisivo match, menzionando, nelle battute finali, un grande amico e compagno di squadra Catello Mari, tragicamente scomparso l’indomani della festa per la promozione ottenuta nel 2006.
L’INTERVISTA
Cosa pensa del cammino della Cavese di quest’anno?
«Un cammino che ha dato molte soddisfazioni. Dispiace che la squadra non abbia centrato subito la promozione in Serie C. Peccato per il calo avuto nel finale di stagione, ma è assolutamente plausibile».
In vista dello spareggio imminente, chi pensi sia la favorita? La Cavese, che ha dominato per larga parte del campionato, o il Brindisi, paziente e ‘opportunista’?
«Queste sono partite secche, dove non conta il cammino. Un esempio lampante lo abbiamo avuto nella recente sfida di Champions League tra Napoli e Milan. Dato l’ottimo andamento in campionato dei partenopei, rimarcato dal primo posto in classifica, tutti si aspettavano una loro vittoria nel computo dei due incontri, ma non è andata esattamente così. Ritornando alla Cavese, la squadra avrebbe meritato in tutto e per tutto la promozione diretta, senza ombra di dubbio. Sicuramente ha tutte le carte in regola per vincere lo spareggio e penso che riuscirà a farlo. Le due squadre, a mio avviso, rischieranno poco. Alla lunga, andrà avanti chi avrà lavorato bene e chi starà meglio fisicamente. Mi auguro che la Cavese riesca a spuntarla».
Che ricordo ha delle sue annate a Cava?
«A Cava ho lasciato una parte del mio cuore e penso che i cavesi lo sappiano. Queste partite le apprezzavo particolarmente, per via delle mie caratteristiche: oltre a far gol, entravo in campo mettendoci anima, grinta e cuore. Ho cercato di onorare fino alla fine la maglia. Si era creato un rapporto unico tra calciatori e tifosi: eravamo una sola cosa, come una vera e propria famiglia. Poi, la morte di Catello ci ha unito ancora di più».
La Cavese non vince un campionato sul campo da ben diciassette anni. Era il 2006, anno della tragica scomparsa di Catello Mari, venuto a mancare il giorno successivo alla promozione in C1. I tifosi, tutt’oggi, onorano la vita del giocatore ‘cavese d’adozione’. Che ricordo ha di Catello?
«Io conoscevo Catello da tanto tempo, ancor prima di essere suo compagno di squadra. Catello è Catello. È colui che si faceva trovare pronto, sempre a disposizione nel momento del bisogno: era un ‘cavajuolo’. Anche per questo spero che la Cavese possa vincere, perché i tifosi meritano di poter festeggiare una gioia che gli è stata negata quel 2006».