Christian Pulisic è sicuramente il talento più roseo del calcio americano, nonché il primo prospetto della Next Gen stelle e strisce venuto alla ribalta nel grande calcio.
I più si ricorderanno di lui per i precoci fasti giunti col Borussia Dortmund, club che sui giovani ci vede lungo.
Diventa l’unico, insieme a Werner e Havertz, ad aver segnato in Bundesliga all’età di 17 anni. Da quel momento l’ascesa è roboante e rapida: due stagioni al centro del progetto, nelle quali lavora fisicamente e palesa numeri interessanti palla al piede. A suon di goal si prende le cronache e l’interesse delle big, sino al più concreto, quello del chelsea. Per rimpiazzare il partente Hazard, cessione più onerosa dei Blues, arriva Pulisic per una cifra pari a 65 milioni di sterline, ennesima plusvalenza dei gialloneri.
LA PRIMA STAGIONE BLUES
L’arrivo a Londra è acclamato negli States. Un traguardo privo di precedenti se rapportato ai calciatori nati nel paese a stelle e strisce. Da anni il movimento nordamericano non crea talenti di rilievo e l’assenza coincide con il ritiro di Tim Howard, portiere che ha riscritto la storia degli Usa. Dal vuoto, però, si intuisce l’arrivo di nuovi giovani. Tra tutti, quel Pulisic che in giallo nero inizia a farsi intravedere. E’ questione di un attimo quandO dalla Germania giunge all’Inghilterra per dare speranza ad una scuola non più florida come in passato (vuoto generazionale caratterizzante dello scorso decennio).
Christian è il leader della nuova ripresa, un segnale per l’intero paese. Lampard lo nota da subito e lentamente lo integra in squadra. L’ambientamento è paziente, ma efficace. Christian entra dalla panchina la maggior parte delle occasioni e non incide. Esordisce contro il Manchester United, in un clamoroso 4-0 subito dai ragazzi di Lampard. La Premier ha un calcio fisico, più complicato tatticamente rispetto al precedente.
Pulisic deve maturare, e complici i minori spazi sulla fascia, costretto a ricercare tecnicismi alternativi: il principale sarà proprio il lavoro sulla massa muscolare e la nuova “ossessione”, la conclusione. Da punto debole ad arma letale: la metà delle reti siglate al Chelsea avverrà da fuori area, con goal di pregevole fattura.
ALCUNI INTERROGATIVI
Da Ottobre entra in pianta stabile tra i titolari e sigla una storica tripletta nel 2-4 esterno sul campo del Burnley. Nel resto della stagione mette a referto 23 presenze, cogliendo l’ottimale cifra di 9 reti in campionato.
L’americano è cresciuto, facendo della rapidità il fulcro delle sue giocate, ma non dipendendo da esse come in passato. Al suo scatto bruciante abbina un dribbling letale e riesce a farsi notare come incursore alle spalle dei difensori avversari. Ciò nonostante manca ancora il centesimo per fare l’euro: nelle grandi sfide non trova continuità e se raddoppiato spesso va in difficoltà. Il fisico resta il tallone d’Achille, ancora oggi da forgiare, seppur migliorato.
Nonostante lo spazio a disposizione delude in Champions League, e negli attimi cruciali si scioglie. Difetta ancora di precisione sottoporta, e molte volte manca di lucidità al cross, elementi non congeniali al calcio offensivo di Lampard. Talento ad intermittenza ed un carattere ancora fragile, come testimonia il pianto con la Nazionale dello scorso anno. Pianto umano, non di certo un errore, eppure un timido segnale di negatività. Non servono gli ottimi numeri a suo favore: il club decide di investire in un rinnovamento offensivo che lo taglierà fuori dai tatticismi.
POCO SPAZIO E TANTA DELUSIONE
Tra i 220 milioni di sterline spesi arrivano Werner, Ziyech e Havertz a rinnovare il reparto offensivo. Nomi di spessore, già svezzati e più completi dell’americano. Solamente quattro le sfide disputate sinora, con due reti, di cui una in Champions.La media realizzativa è convincente, ma non necessaria a creargli spazio.

Fonte: profilo IG @cmpulisic
Attualmente sulla sinistra è Werner il titolare, inizialmente posto al centro, scopertosi più redditizio se allargato sulla fascia. A Stamford Bridge si trama già una cessione, forse poco paziente e meritevole, lontana dal più calmo approccio iniziale. A Londra non c’è più tempo e questo è da dedicare ad altri.
Aspettare i giovani non è più il must del progetto, ma solo la prima base, complice un mercato bloccato in entrata.
Dal “tempo de soldi” tutto è cambiato, e forse, anche il futuro di Christian, non ricambiato meritatamente nelle sue prestazioni, un’incoscienza non furba, forse necessaria. A chiarire la correttezza della valutazione sarà il tempo, sinora nemico dell’americano, con la speranza che possa tornare a suo favore.
(Fonte immagine di copertina: profilo IG @cmpulisic)