È possibile che un attaccante dalla bellezza di 173 gol, neppure trentenne, scompaia dai radar calcistici quasi totalmente? Nel calcio dei milioni e dei campioni, sì. È lo strano caso di Mauro Icardi, fino a qualche anno fa una delle punte più ambite del panorama calcistico europeo e oggi ai margini del progetto del Paris Saint Germain.
Poco considerato nelle rotazioni, escluso dai compagni e privato del suo smalto migliore: l’avventura parigina di Maurito sembra ormai giunta al capolinea. Del resto è difficile brillare se sei uno smeraldo in mezzo ai diamanti. Così la lucentezza con cui aveva stupito le big del Vecchio continente è venuta meno, soffocata dal talento inequivocabile dei fenomeni all’ombra della Tour Eiffel.
IL FUTBOL NEL SANGUE
Eppure le qualità di Icardi non possono essersi dissolte nel nulla. Lui, nato a Rosario (il Greenwich del calcio moderno, e non c’è bisogno di spiegare il perché), il futbol ce l’ha nel sangue. Questione di genetica. La bellezza di 350 gol in sei stagioni non possono essere una casualità, e sono quelli che il piccolo Maurito sigla durante i primi anni spagnoli della sua vita. Trasferitosi infatti dall’Argentina con tutta la famiglia, inizia a giocare nel Vecindario, nelle Isole Canarie. Lì inizia la sua scalata verso i piani alti del calcio, che a dire il vero procede molto rapidamente. Il Barcellona infatti nel 2008 mette gli occhi su di lui e lo tessera per inserirlo nella Cantera.
Se quel Barcellona, uno dei più forti mai visti in Catalogna, decide di puntare sul giovane Icardi, un motivo ci dev’essere. E il motivo sono le quasi 40 reti in due stagioni, che però non sono abbastanza per garantirgli l’ingresso in prima squadra.
La sua storia poi è praticamente cronaca recente: le faville con la Sampdoria, gli screzi con Maxi Lopez, e poi l’approdo all’Inter e i successivi sei anni di odi et amo. Perché in fondo uno dei motivi del (momentaneo) fallimento di Icardi è proprio questo: Maurito ha sempre fatto discutere. Troppo. Ancora oggi del resto la popolazione interista è spaccata: c’è chi lo ama e chi lo odia. Senza mezze misure.
L’ESILIO FORZATO A PARIGI: TOP O FLOP?
Le vicende e le polemiche che hanno caratterizzato l’ultima parte della sua esperienza a tinte nerazzurre sono una macchia indelebile sulla sua carriera. Ogni club che pensa a Icardi come un possibile rinforzo sa bene cosa comporta l’eventuale acquisto. La figura di Wanda Nara, ben nota ai più, è troppo ingombrante, anche dopo le crisi che hanno incrinato il rapporto tra i due coniugi. Il trasferimento al Psg nel 2019 ne è stata un’inevitabile conseguenza. Una sorta di esilio forzato a Parigi, lontano dai riflettori del calcio italiano, dove ha proseguito la sua carriera rintanato all’ombra dei campioni.
In fondo però il suo rendimento al Paris Saint Germain non è stato neanche così male. Anzi. Nonostante la concorrenza agguerrita, le prime due stagioni lo hanno visto protagonista in varie occasioni con rispettivamente 20 e 13 gol totali. Il tutto con una media di 60 minuti giocati partita. Tuttavia i numeri migliori arrivano dal suo rendimento in Ligue One, campionato di un altro livello (e non in positivo) rispetto a quello italiano. In Champions League invece, per quel poco che ha giocato, ha segnato solo un gol nella fase a eliminazione diretta (contro il Barca agli ottavi nel 2021) e per il resto ha combinato poco altro.
L’ULTIMO DISASTROSO ICARDI
Se già le prime due stagioni parigine di Icardi erano abbastanza insipide, quella attuale è un vero e proprio disastro. Schierato titolare appena la metà delle volte sul totale delle gare disputato, il numero di reti ammonta (se così si può dire) a cinque. È vero che il rendimento di un attaccante non si giudica dal numero di gol segnati, ma nel caso particolare dell’argentino si tratta di un indicatore più che significativo. Non a caso infatti il Psg se ne vuole liberare.
A Parigi ormai Maurito è completamente emarginato, tanto che Di Maria non l’ha neanche invitato alla propria festa di compleanno, in virtù della poca simpatia che scorre tra Messi e l’ex Inter. Un ombra all’ombra dei giganti, niente di più. A dir la verità la scena del decadimento del suo talento cristallino trasuda una certa tristezza, un malessere calcistico inspiegabile.
UNA CARRIERA DA SALVARE
Dunque cosa fare per risollevare la discesa rovinosa dell’argentino? Via da Parigi intanto, questo è lampante. Poi Icardi dovrà trovare un club disposto a puntare su di lui, mettendolo al centro di un progetto calcistico. Il “cosa” è abbastanza chiaro, resta da trovare il “chi”. E in realtà qualcuno c’è. In passato si è parlato molto di Juventus (impossibile però ora che i bianconeri hanno acquistato Vlahovic); nel calciomercato invernale alcune voci di corridoio volevano Maurito al Barcellona, ma poi non se ne è fatto nulla; e in ultimo il Milan ha mostrato un certo interesse, come nella più paradossale delle storie. Icardi potrebbe quindi rilanciare la sua carriera proprio lì dov’era decollata. Stavolta però con un’altra casacca addosso.
Se si tratta di fantamercato o meno non ci è dato saperlo. Ciò che invece è certo è il talento dell’argentino, ora soffocato ma pur sempre vivo sotto la cenere. Basterebbe una piccola scintilla per far tornare a splendere quel fuoco di nome Mauro Icardi, di cui gli interisti (e non solo) si erano innamorati. Per Maurito è l’ora del riscatto, e come direbbe qualcuno dovrà “ricordare al mondo chi era e chi potrebbe ritornare”.