Il Tottenham è stata una delle squadre più attive negli ultimi giorni di calciomercato. Gli Spurs negli ultimi mesi hanno avviato una mini-rivoluzione e a capo di questo processo – che nell’ambizione del chairman Daniel Levy dovrebbe riportare i londinesi al vertice della Premier League – ci sono due italiani: Antonio Conte e Fabio Paratici. I due, che in comune hanno vissuto la nascita e l’esplosione del grande ciclo della Juventus dello scorso decennio, si sono ritrovati a Londra con l’obiettivo di rilanciare il club. Il Tottenham, che solo un paio di anni fa arrivò ad un passo dalla Champions League, ora si ritrova nella scomodissima posizione di mettere a posto tutte le macerie e i detriti sparsi dalla gestione Mourinho.
LA RIVOLUZIONE CONTE
Una rivoluzione che ha visto i propri effetti prima sul campo e poi fuori. Nelle dieci gare che Antonio Conte ha vissuto come nuovo allenatore del Tottenham, gli Spurs hanno conquistato sei vittorie e tre pareggi, cadendo solo in casa del Chelsea, squadra più rodata e matura dl Tottenham. Ad ogni modo i numeri certificano il grande lavoro fin qui condotto dal tecnico salentino, campione d’Italia in carica con l’Inter; il suo impatto ha riportato la formazione londinese ad essere competitiva per un posto tra le prime quattro in campionato.
Il turning point, però, è stato evidente anche fuori dal campo, nei meandri del calciomercato che ha visto gli Spurs cedere tutti quei giocatori ritenuti poco adatti al progetto Conte e che, al contempo, ha toccato non poco anche le dinamiche del mercato italiano. Dalla Juventus sono arrivati Bentancur e Kulusevski, due giocatori giovani, potenzialmente incisivi ma che in bianconero hanno galleggiato tra luci e ombre. I loro arrivi hanno, di fatto, segnato l’addio di calciatori di gran talento, come Lo Celso e Dele Alli. Il primo è stato ceduto in prestito al Villareal – prossimo avversario della Juventus in Champions League – e il secondo è rimasto in Inghilterra.
Proprio l’addio di Dele Alli è stato un trasferimento del quale si è discusso molto: il trequartista inglese, classe ’95, è stato venduto sostanzialmente a zero euro all’Everton. Il prezzo del cartellino sarà determinato dal numero di presenze che Alli collezionerà nei due anni e mezzo di contratto firmato con i Toffes. La domanda, però, più importante è: quanto possiamo fidarci di Dele Alli?
Delighted to have joined @everton. I can’t wait to get started. Thank you for such a warm welcome. I’m counting down the days to see you all at Goodison 💙 #UTT pic.twitter.com/F7cxjvPwxs
— Dele (@dele_official) February 2, 2022
DALL’ASCESA..
Dele Alli viaggia per i 26 anni; si ritrova quindi nel prime della sua carriera, nel momento in cui mediamente ogni calciatore raggiunge il suo massimo a livello atletico e matura una propria personalità. Invece Dele Alli sembra aver perso da un po’ la concezione del tempo. Sembrano passati secoli da quando il centrocampista era considerato il futuro del calcio inglese e la prossima star del Tottenham e della Nazionale.
Anche solo a guardarlo Alli ha quell’aria da giocatore nato per dare spettacolo, da future star. I suoi sguardi sembrano nascondere una certa irriverenza nei confronti di tutti; tuttavia, all’inizio della sua carriera, Alli ci aveva abituato che affianco a questi aspetti, con i quali verrebbe da definirlo un bad boy, era in grado di accompagnare un rendimento in campo letteralmente fuori dal normale. I suoi primi anni al Tottenham sono stati eccitanti: Pochettino, agli esordi, lo impiegava principalmente come collante tra centrocampo e attacco, la spalla perfetta per Harry Kane. In quella posizione così galleggiante Alli ha dato il meglio di sé, riuscendo a sfruttare appieno gli spazi che le ali – prima Son, poi Lamela, recentemente Lucas – creavano per lui finendo per essere determinante anche in zona gol. Tra il 2015 e il 2018 Alli, tra tutte le competizioni, ha realizzato con la maglia degli Spurs 46 gol. Sono cifre da attaccante, o comunque da potenziale fuoriclasse. Così era Alli a quei tempi: un calciatore giovane, fisicamente già dominante, tecnicamente sublime e che sul terreno di gioco era costantemente indiavolato.
..ALL’INVOLUZIONE
La parte più malinconica di tutto ciò sta nell’aver parlato di lui sempre al passato, come se tutto questo fosse successo decenni fa. Non è un caso che il suo inevitabile declino sia iniziato e abbia toccato il fondo con l’addio di Pochettino, l’allenatore che aveva avuto l’illuminazione di lanciarlo in Premier League, e il conseguente arrivo di Mourinho. Rispetto allo spumeggiante gioco in verticale che aveva caratterizzato l’era Poch, con lo Special One in panchina le cose sono cambiate parecchio. Alli ha perso la sua vena da palleggiatore e la sua creatività, finendo man mano ai margini della squadra. I rapporti con Mou di certo non erano idilliaci, ma le sue prestazioni nel rettangolo di gioco rasentavano l’indecente; le cose non sono cambiate neanche con le successive gestioni tecniche di Ryan Mason, Espirito Santo e Conte.
Alli ha tradito tutti. Più di ogni altra cosa, forse, ha tradito se stesso: è finito per diventare un giocatore prevedibile, irritante nei suoi modi di porsi in campo e non, ma anche poco propenso al sacrificio e all’adattamento. L’Everton, che sta vivendo una stagione a dir poco deludente, gli ha offerto la possibilità di reindirizzare la sua carriera sui binari giusti; una tipologia di gioco propositiva, come quella dettata dal nuovo allenatore nuovo allenatore Lampard, a tal riguardo gli potrebbe essere congeniale. I Toffes potranno fidarsi di Alli? Parola al campo.