Non è uno stadio come gli altri il Louis II.

Né come ubicazione, tra il lussuoso porto di Fontvieille e la cittadina di CAP d’Ail, né architettonicamente, con gli archi che spiccano sopra il settore ospiti, piscine e palazzetto del basket incorporati, parcheggio sotterraneo. Proprio dopo aver lasciato la macchina sotto la pelouse monegasca, comode scale mobili conducono direttamente alla tribuna.

Il colpo d’occhio non è dei più entusiasmanti. Il numero degli spettatori non supera le cinquemila unità. Molti sono italiani, che vivono al confine e si concedono un serata alternativa, si intravedono poi cappellini di squadre russe e ampia è la platea di scout e addetti ai lavori. Solo una cinquantina di instancabili ultras animano il “pesage”.

 

In forte contrasto con il numero degli spettatori e la passione sugli spalti è lo sfarzo degli skybox e delle lounge presenti sia in tribune d’onore che nei distinti, presidiati da annoiate hostess di chiara origine est europea.

IL MATCH

La partita regola poche emozioni. Anche a causa di uno sferzante vento gelido, il livello tecnico appare basso e i ritmi non esaltanti. Il Monaco non sembra aver tirato giovamento dall’arrivo di Moreno. La squadra, schierata con un 4-3-1-2, con Fabregas dietro le due punte e il nuovo acquisto Fofana subito titolare, appare ancora un insieme di buone individualità sconnesse, senza mostrare un gioco corale, né varianti tattiche degne di nota.

Le mezze ali sono statiche, le due punte molto basse. Fofana rinuncia al dinamismo che aveva mostrato a Strasburgo e si abbassa a prendere palla quasi sulla linea della difesa, cercando il cambio di gioco a pescare la punta oltre la linea della difesa.L’unico sussulto del primo tempo, ovvero il gol di Jovetic, nasce da una incomprensione fra la coppia centrale bianconera e il portiere Petkovic, che consente al montenegrino di insaccare di testa.

Dopo essere passata in vantaggio, la compagine monegasca rinuncia di fatto alla fase offensiva. L’allenatore spagnolo chiede esplicitamente che venga limitata l’impostazione dal basso, cercando il rinvio di Lecomte, pur non possedendo centravanti strutturati, che possano aiutare la squadra a salire. La qualità di Golovin non emerge e i tempi di inserimento di Fofana non vengono esaltati dalla regia pigra di Adrien Silva.

ANGERS

Dall’altra parte, l’Angers si presenta con un atteggiamento rinunciatario, con un 4-1-4-1, che vede Santamaria davanti alla difesa e il solo Fulgini a provare a catalizzare l’azione offensiva.

Ali lui non riesce a tenere il confronto con una coppia centrale fisica come quella composta da Glik e Maripan. Quando gli undici angevini vengono quasi invogliati dall’atteggiamento degli avversari a controllare il pallino del gioco, dominano dal punto di vista del possesso palla e del controllo territoriale, senza però essere in grado di imbastire manovre pericolose.

DIDASCALICA CONCLUSIONE

Il secondo tempo assomiglia a una esercitazione attacco contro difesa, con i padroni di casa tutti rintanati nella propria metà campo, lenti nelle transizioni e pigri in uscita. Un timido ma volenteroso Angers prova fino alla fine a trovare il pareggio, ma nemmeno il maggior peso fornito dall’ingresso di Bahoken riescono a scardinare la difesa monegasca.

Gli uomini di Moreno, nonostante i copiosi fischi a fine partita, guadagnano tre punti preziosi nella lotta per un posto in Europa League.

Fonte immagine di copertina: riproduzione riservata Numero Diez