ESCLUSIVA - Maccoppi critico: "Il Como pecca di presunzione. Bisogna volare basso e compattarsi per la salvezza"

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ESCLUSIVA MACCOPPI COMO - Alla luce dello storico traguardo ottenuto dal Como in occasione dello scorso campionato di Serie B, culminato con la promozione in Serie A dopo 21 anni dall'ultima occasione, la redazione di Numero Diez aveva consultato Stefano Maccoppi, grande bandiera della realtà lariana e figura storica di uno dei periodi più fiorenti del calcio comasco, a cavallo tra gli anni ‘80 e ’90.

L'ex allenatore del Como Women è tornato a parlare in ESCLUSIVA ai microfoni di Numero Diez, realizzando un percorso di analisi molto critica rispetto all'avvio di stagione complicato della squadra di Fabregas, malgrado una campagna acquisti a dir poco stellare. L'ex difensore, che vanta 202 presenze e 11 reti con la maglia del Como, ha espresso un'opinione decisamente controcorrente, dando consigli importanti su cosa potrebbe aiutare il club a tornare in carreggiata e disputare un campionato di Serie A all'altezza delle aspettative. Di seguito riportate le parole in ESCLUSIVA di Stefano Maccoppi.

ESCLUSIVA - LE PAROLE DI STEFANO MACCOPPI SUL COMO

Traendo spunto dalla scorsa intervista, lei aveva sottolineato la necessità per il Como di rinforzare la difesa per affrontare al meglio la Serie A. Il mercato ha rinforzato effettivamente la rosa?  Cosa ci si può aspettare dai lariani?

"A partire dalla prima partita di campionato, contro la Juventus, devo dire che ho notato una certa personalità e una certa ricerca di gioco. Forse sarò di vecchio stampo, ma una squadra appena promossa dalla Serie B deve adattarsi durante le prime gare, anche se ha giocatori di discreto livello. Gli errori che hanno causato i primi gol sono scaturiti da presunzione nel dover giocare per forza anche nella propria area. Nel caso di una squadra che torna in questa categoria dopo 21 anni di lontanaza, certi errori possono essere pagati caro. Anche il rigore di Cutrone contro l'Udinese è un tipo di errore che può pesare.

Quindi serve ancora più umiltà. La società, di altissimo livello, punta a uno step maggiore che salvarsi e, probabilmente, i giocatori si sentono in un ambiente prestigioso, potenzialmente a livello dell'élite mondiale. Con queste ambizioni non si butta via la palla in tribuna, ma la si gioca. Perché? La direzione societaria dice che devo essere bello, ma quando sei sul campo serve anche buttare via la palla. Dunque, è necessario compiere questo step. Ad esempio Gabrielloni, giocatore storico sin dall'Eccellenza che conosco personalmente, dovrebbe dare certi spunti alla squadra. Come ragazzo è umilissimo e sa cosa sono i valori per raggiungere questa salvezza. Non sarà facile, tutte le squadre si sono potenziate, Como incluso con i nuovi acquisti esperti. Sono proprio curioso di come andrà questa stagione".

I nuovi arrivi nel reparto difensivo del Como sono stati Varane, Dossena e Kempf. Questi giocatori possono garantire solidità difensiva, grazie anche a un pacchetto di portieri molto esperto?

"Beh, in porta c'è un signor portiere con la sua età (Reina, n.d.r.). I giocatori non si discutono assolutamente, però quando metti campioni insieme magari non riescono ad adattarsi. In quella zona del campo servono empatia con i compagni e adattamento ai meccanismi. Anche se sei di ottimo valore, devi calarti nella parte: sei a Como, società gloriosa con un gran passato in Serie A. Da difensore, al primo anno di ritorno in categoria, la priorità è non prendere gol. Se fanno queto ragionamento, perfetto. Ma, invece, se da difensore del Como devo esaltare bellezza, pulizia del gioco e richiesta di un allenatore tipiche di una scuola calcistica grandiosa (Fabregas dal Barcellona, n.d.r.)… Comunque sei a Como, non a Barcellona. Tutti i giocatori devono riuscire a fare questo step e calarsi nella realtà comasca

Prima i giocatori erano presi prettamente dal settore giovanile, salvo eccezioni. Dico con meschinità che lo spirito Como era nel sangue dei giocatori, i quali erano cresciuti in questo ambiente e sapevano cosa voleva la gente. Io conosco anche gli ultras e l'esaltazione è altissima. I tifosi si aspettano di tutto e di più, ma non sarà così. Se si adatterano, allora possono fare un bell'exploit, disputando un campionato dignitoso con una salvezza tranquilla. La domanda è: i giocatori stranieri, che non conoscono il campionato italiano, sapranno mostrare spirito di adattamento?".

Secondo lei, dunque, è necessario mentalizzarsi per puntare alla salvezza?

"Se fossi un dirigente del Como volerei molto basso e direi ai giocatori di restare umili: ogni partita vale la vita per ottenere punti per salvarci il prima possibile. Se si avesse la capacità di farlo presto, vedremo cosa si potrebbe fare di più. Ciò significherebbe aver sviluppato i propri valori. Ma, se non dovesse essere così, bisogna mettere il coltello tra i denti e soffrire. Ho paura di questo: spero che i giocatori possano metabolizzare questo spirito di lotta che ha sempre contraddistinto questa realtà. In un certo senso, Como è stata una squadra in stile Atalanta, dove facevi fatica a segnargli gol e si vinceva anche segnandone uno solo. Quelle erano le nostre solidità mentali e capacità di sviluppare gioco e salvarci per 5 anni di fila, come quando nell'86/'87 risultammo una delle migliori difese, con numeri che aiuterebbero a vincere il campionato".

Dunque, anche le ambizioni di mister Fabregas dovrebbero fare un passo indietro per puntare, in primis, alla salvezza?

“Ci si deve abituare al materiale che si ha. Sulla carta la squadra ha un vissuto e ottima esperienza, però, ripeto, calarsi in una realtà come Como non sarà così facile. Le prime partite le ho viste molto propositive, ma meno solide. Concedono troppi spazi: la sosta servirà a compattarsi e mirare alla solidità, dando priorità alla concretezza più che allo spettacolo”.

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Simone Rippa