ESCLUSIVA – Mandelli si racconta: “Ibra il più forte di tutti. Il Chievo della Champions…”

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ESCLUSIVA MANDELLI – Il primo decennio del XXI secolo è stato un periodo molto complesso per il calcio italiano, in cui si sono alternati momenti di gloria e crisi profonde, tra grandi campioni e il caso Calciopoli. Un percorso simile lo ha vissuto il Chievoverona, una delle realtà provinciali più sorprendenti di quegli anni, capace di avvicinarsi concretamente alla Champions League e, al tempo stesso, di sprofondare verso il basso, fino al fallimento.

I tifosi clivensi hanno vissuto un’epoca d’oro nei primi anni 2000, in cui hanno avuto la possibilità di acclamare allenatori e giocatori di alto livello. Fra questi, rientra senza ombra di dubbio Davide Mandelli, difensore e bandiera del club gialloblù, nato anagraficamente e calcisticamente a Monza, cresciuto a Torino e consacratosi a Verona. L’ex difensore, attualmente vice-allenatore della Nazionale di calcio di Malta, si è raccontato in un’intervista alla nostra redazione, raccontando vari aneddoti della sua carriera.

Di seguito riportata l’intervista esclusiva a Davide Mandelli.

ESCLUSIVA MANDELLI: IL PERIODO A TORINO

Per quel che riguarda il tuo passato con la maglia del Torino, quanto ha influito la crisi societaria dei primi anni 2000 sia in campo che nelle prestazioni extra-campo per voi calciatori?

“Io ho lasciato Torino prima della fatidica confusione provocata dalla mancata promozione, nonostante avesse vinto i playoff, a causa dei vari problemi che c’erano. Ti dirò che quello è stato il rammarico della mia carriera perché rientrando dal prestito a Siena, dove avevo appena vinto il campionato di Serie B, avevamo una squadra che doveva e poteva andare in Serie A, lottando fino in fondo. Lì è mancato qualcosa sicuramente”.

ESCLUSIVA MANDELLI: L’AMORE PER IL CHIEVO

Il tuo esordio in maglia Chievoverona e, in particolare, in Serie A, è avvenuto in un’occasione tutt’altro che facile (Chievo-Inter 2-2). In quella partita hai dovuto fronteggiare il duo Adriano-Vieri, con il primo autore di una rete. Si può dire che l’Imperatore sia stato il giocatore più forte mai affrontato? In caso contrario, chi individueresti come tuo avversario più forte?

“Sicuramente esordire in un match così non è semplice, ma nonostante la poca esperienza avevo un’età importante e avevo imparato molto dalla Serie B. In tale occasione, ho appreso di dover giocare titolare due ore prima della gara, al contrario di quanto sapevo fino al giorno precedente. Dunque la pressione non l’ho sentita tanto: sono entrato in campo e dato tutto. Fondamentalmente, quando si tratta di affrontare giocatori di quel valore, hai poco da perdere, anche se fare brutte figure e commettere errori non fa mai piacere a nessuno. Ho vissuto il mio esordio in Serie A in maniera piuttosto tranquilla, rispetto a situazioni di difficoltà emotiva e agitazione vissute in altre situazioni successive.

Il calciatore più forte mai marcato? Ho avuto la fortuna e, di conseguenza, la sfortuna di incontrare grandissimi campioni. Fare un nome solo è difficile, ma fra tutti ricordo bene Ibrahimovic, perché “sfortunatamente” l’ho incontrato con la Juve, l’Inter e il Milan. Tra i campioni di quel periodo lì, però, ci sarebbe l’imbarazzo della scelta: Totti, del Piero, Shevchenko, Crespo…”.

Il ritorno contro la Beneamata (Inter-Chievo 1-1) è stata un’altra occasione memorabile per te, avendo segnato il tuo primo gol in Serie A. Da bandiera del Chievo, quella rete che ricordi ti evoca?

“È stata una grandissima soddisfazione. Il primo gol non si scorda mai, a maggior ragione perché sono nativo della zona e sono cresciuto seguendo il Milan a San Siro. Quello era il “mio stadio”, parlando da tifoso, e segnare in quel luogo il mio primo gol contro l’Inter, in una partita finita con un risultato positivo, è un piacere da ricordare”.

Nel corso delle tue otto stagioni a Verona, c’è mai stata l’opportunità di cambiare maglia verso un top team o hai rifiutato varie opportunità per amore del club, seguendolo anche in Serie B?

“Ci sono stati frangenti in cui operazioni di mercato avrebbero potuto cambiare la mia carriera, ma non si trattava di squadre d’élite. Per questo sono sempre rimasto con la maglia gialloblù, scegliendo di fare un sacrificio calcolato dopo la retrocessione. Ognuno di noi aveva qualcosa da restituire al Chievo dopo anni bellissimi, dove abbiamo vissuto i preliminari di Champions League. Non nascondo che ci sono state difficoltà a inizio stagione, specialmente durante il ritiro estivo, dove il mercato poteva creare problemi non solo a me, ma anche ai miei compagni. Successivamente ci siamo guardati in faccia e la realtà dei fatti dice che avevamo un solo obiettivo, poi realizzato: tornare subito in Serie A. In caso contrario sarebbe stato un problema per noi e per la società. Abbiamo dimostrato di avere qualità e valori superiori alle altre, sebbene non sia sempre scontato risalire immediatamente dopo una retrocessione”.

Hai accennato a una partita top della tua carriera, ossia il preliminare di Champions League. È stata la partita più significativa per te? Che emozioni si vivono in tale occasione?

“Avendo parlato di rammarico più grosso della mia carriera come stagione a Torino, invece Chievo-Levski Sofia è stata senza dubbio la gara più rammaricante. All’andata ero infortunato e non ho potuto partecipare alla trasferta a Sofia. Al ritorno ho giocato ma non ero al 100%. Era la partita più importante della mia carriera ma sapevo che sarebbe stata l’unica, salvo il passaggio del turno. Mandare giù l’assenza nel primo incontro è stato complicato, così come l’eliminazione. Ciò ci ha portato a giocare i preliminari anche in Europa League, persi anch’essi. Il contraccolpo psicologico e i problemi vari sono stati fatali, portandoci alla retrocessione all’ultima partita”.

Hai condiviso lo spogliatoio con giocatori davvero importanti, come Julio Cesar, Sorrentino o Tiribocchi, con quest’ultimo che ha condiviso varie esperienze con te. È lui l’emblema del bomber di provincia? 

“Simone (Tiribocchi) è un mio grande amico, ci frequentiamo tuttora. È stato un grandissimo attaccante, con cui ho condiviso lo spogliatoio a Torino, Siena e a Verona per 4 stagioni. L’unica cosa poco carina che posso dire su di lui, è che quando giocavamo contro lui faceva sempre gol, forse perché mi conosceva bene o perché riusciva a tirar fuori il coniglio dal cilindro. Dopo le partite è stata dura andare a cena con lui (ride n.d.r.)”.

Scelta molto delicata: hai condiviso lo spogliatoio con 3 simboli del Chievo come Tiribocchi, Pellissier e Amauri. Chi ti dava più garanzie fra loro?

“Dico Sergio (Pellissier) perché è stato il mio capitano per tanti anni ed è stato il miglior marcatore della storia del club, infrangendo record impossibili. Però, non vanno tralasciati gli altri due, perché nella nostra stagione migliore tutti e tre hanno disputato un campionato davvero importante. In seguito hanno scelto strade diverse, ma stiamo parlando di 3 grandissimi attaccanti”.

ESCLUSIVA MANDELLI: LA VITA DURANTE CALCIOPOLI

Da giocatore di Serie A durante il periodo di Calciopoli, come hai gestito questa situazione, sia in campo che fuori?

“È stato un periodo in cui si sono susseguite notizie poco gradite. Il momento era molto difficile, ma credo che il calcio italiano ne sia uscito rinforzato, a maggior ragione dopo la vittoria del Mondiale. Purtroppo sono successi questi fatti e bisogna prenderne atto, sperando che non ricapiti nuovamente. Questo discorso rappresenta una brutta pagina del calcio tricolore. Ora è giusto guardare avanti con fiducia, avendo superato questo momento”.

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Simone Rippa