Ad intervalli di tempo più o meno regolari l’italiano medio decide di andare su Youtube e di rifarsi gli occhi buttandosi nel passato, rivedendo per l’ennesima volta tutti i gol dell’Italia al Mondiale del 2006, gli highlights di tutte le sfide degli Azzurri, le intro in telecronaca di Fabio Caressa. Non c’è un vero e proprio motivo per cui l’italiano fa tutte queste cose almeno una volta l’anno. Ad esempio, vi siete chiesti come mai durante il lockdown dello scorso anno in tv andarono in onda tutte le partite disputate dall’Italia di Lippi nel Campionato del Mondo del 2006?
Come scrive Rivista Undici, in un’intervista a Stefano Pini, giornalista classe ’84 e autore di “Italia-Francia, l’ultima notte felice“, il mito di quella partita non tramonta mai. Attorno a quella sfida sono nate e sono state sviluppate storie, aneddoti, racconti più o meno verosimili, leggende non si sa quanto metropolitane. Italia-Francia, di fatto, è diventata parte integrante di un’immaginario nazional-popolare che esattamente quindici anni fa ha gioito, urlato e festeggiato come mai prima di allora.
Oggi noi di Numero Diez vogliamo omaggiare il ricordo di quella partita in maniera diversa, da un altro punto di vista. Perché nell’arco dei quindici anni che sono passati dal decisivo rigore tirato da Fabio Grosso di storie e di racconti ne sono stati scritti e detti a centinaia, pochi però hanno posto il giusto accento su quella che è una figura risultata determinante nel successo azzurro.
Marcello Lippi, tra tante difficoltà – dentro e fuori dal campo -, ha avuto il merito di costruire una squadra coesa, ben riconoscibile, dall’identità chiara e decisa, che ha saputo esiliarsi dalle innumerevoli critiche esterne e che ha trovato nel tempo un proprio equilibrio, indomabile e impenetrabile anche per Nazionali ben più quotate come Germania e Francia. Marcello Lippi, in Italia-Francia, è stato follia e lucidità allo stesso tempo.
IL RICORDO DI UNA NOTTE UNICA
La partita tra Italia e Francia, in realtà, non è stata una gara memorabile. Tutt’altro. L’1-1 con il quale si sono chiusi i tempi regolamentari e, poi, quelli supplementari, è maturato già nel corso del primo tempo. Prima il rigore di Zidane, che ha lasciato milioni di italiani con il fiato sospeso, poi l’imperioso colpo di testa di Materazzi.
Dopodiché il match ha lasciato poco altro. Italia-Francia è stata più una guerra di nervi che una vera e propria partita di calcio. La tensione percepibile sul campo era quella tipica delle finali in cui nessuno tra i ventidue in campo vuole perdere; il timore e la paura di sbagliare erano evidenti in tanti occhi dei giocatori titolari. La partita, insomma, di eroico e mistico ha avuto ben poco a livello calcistico. Sul piano tecnico è stata una gara equilibrata, senza grandissime occasioni; sembrava più che altro un match di boxe, in cui al gancio dell’uno rispondeva in egual misura l’altro. Non è difficile pensare che se non ci fossero stati i rigori la partita sarebbe continuata ai supplementari con il risultato fisso sul pareggio.

(Fonte: cronachedispogliatoio.com)
La finale del 2006 è passata all’eternità più per le emozioni e la sensazione di predestinazione che ha circondato il gruppo azzurro anche prima della partita. Questa aura di misticità ha reso, quindi, Italia-Francia una partita da ricordare a prescindere. Vuoi per la storia di una Nazionale che si presentava ai Mondiali di certo non come favorita alla vittoria, vuoi per tutto quello che è successo prima della kermesse tedesca.
Sono stati esaltati, a giorni alterni, tutti i protagonisti di quell’avventura: da Toni a Inzaghi, passando per Cannavaro e Buffon. Pochi però hanno posto enfasi su Marcello Lippi. L’allora commissario tecnico italiano aveva reso una Nazionale una vera e propria squadra: tatticamente Lippi ha mostrato tutta la sua preparazione e conoscenza facendo giocare l’Italia come meglio credeva. E quindi largo a Toni, nel suo miglior momento in carriera, alle folate di Camoranesi e agli inserimenti di Perrotta. Senza dimenticare la tanta fiducia nei confronti di Grosso e Materazzi, uomini simbolo di un’Italia umile che lavora e che vince.
FOLLIA E LUCIDITÀ
La grandezza, eterna, di Marcello Lippi si riscontra però in altri piccoli particolari. Ad esempio il caso De Rossi. Nel 2006 Daniele De Rossi era ancora un giovane in rampa di lancio, che alla Roma aveva trovato da poco la titolarità. De Rossi quindici anni fa non aveva la barba folta e ben curata di oggi, ma aveva tutte le sembianze del “romano de Roma“: rasato, occhi color cielo vitreo, grinta da vendere e un carattere forte e travolgente allo stesso tempo.
Nella fase a gironi il giovane giocatore giallorosso si rende protagonista di un brutto intervento, nei confronti del calciatore americano McBride, per cui viene espulso: quattro turni di stop. Il suo rientro è previsto solo in una ipotetica finale e Marcello Lippi, ignorando polemiche e critiche dei media, all’ora di gioco della gara più importante della sua carriera da allenatore lancia nella mischia De Rossi.
La scelta del ct conserva quel pizzico di follia tipica dei vincenti, ma è una decisione lucida, lungimirante. Alla lotteria dei rigori finali, infatti, il terzo penalty per l’Italia lo calcerà proprio De Rossi, non ancora ventitreenne, e verrà trasformato con calma e facilità disarmante.

(Fonte: urbanpost.com)
Ma il dettaglio che meglio racchiude la sana follia e l’assurda lucidità di Marcello Lippi è da ritrovare nei meandri dei festeggiamenti azzurri dopo il rigore calciato da Grosso. Il terzino dell’Italia, uno dei migliori giocatori dell’intero torneo, calcia di sinistro ad incrociare: il pallone è imparabile per il povero Barthez.
L’Italia è Campione del Mondo per la quarta volta nella storia e Lippi cosa fa? Si prende dieci secondi per togliersi gli occhiali, avvicinarsi alla tuta che aveva lasciato in panchina, aprire la zip della tuta e posare gli occhiali. Obiettivamente il gesto del tecnico viareggino è così incredibilmente folle e lucido che raccontarlo genera più di qualche sorriso.
Quando ho vinto la Champions League nel ’96 nei festeggiamenti ho rotto gli occhiali, li ho frantumati camminandoci sopra. Allora questa volta ho deciso di metterli prima a posto e poi correre verso i ragazzi
Chi avrebbe mai fatto qualcosa del genere? Chi avrebbe mai pensato a non rompere gli occhiali quando sei appena diventato l’allenatore della squadra Campione del Mondo? Quindici anni fa salivamo sul tetto del Mondo e lo facevamo grazie alla guida di Marcello Lippi, uomo folle e lucido allo stesso tempo.
(Fonte immagine in evidenza: corrieredellosport.it)