Gasperini vs Allegri

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Antipodi. Polo Nord e Polo Sud. Caldo e freddo. Bianco e nero. Yin e yang. Il confronto tra Gasperini e Allegri me lo immagino esattamente così. Max che ha vinto tutto in Italia, Gasp che non ha mai alzato trofei. Questo è il primo grande estremo che metto in gioco, la prima cosa a cui penso. 

Poi ovviamente vengono fuori le due filosofie, anche qui diametralmente opposte. Da chi pensa che la vittoria sia solo il trofeo a chi vede nella crescita e nel percorso la valorizzazione di un lavoro. Personalmente non me la sento di giudicare giusta o sbagliata una delle due, sono solamente più o meno affini alla mentalità di un individuo.

E, aggiungo, a quelle che sono le richieste dei club di appartenenza. La magnifica favola di Gian Piero a Bergamo non sarebbe vista come “sufficiente” a Torino, anche perché la base di partenza sarebbe stata diversa.

Insomma, punti di vista, più o meno condivisibili. Poi però parla il campo. Ieri sera la Dea si è qualificata per la finale di Europa League e dovrà scendere in campo anche mercoledì contro la Juventus in Coppa Italia. Doppia chance per conquistare un trofeo che sarebbe meritatissimo dopo tanti anni fatti così bene.
 

PROVOCAZIONE

Allegri a Cagliari, in una piazza piccola, ha fatto benissimo. L’unica chance del Gasp in una big è stata l’Inter, dove è durato davvero troppo poco. 

Provocazione, necessaria, per arrivare al punto focale del discorso. Più difficile vincere cinque Scudetti di fila con quelle Juve o portare così tanti anni l’Atalanta (che lottava per non retrocedere) in Europa (e a volte in Champions League)? Anche qui, contesti differenti che poi cambiano per forza di cose il giudizio. Situazioni imparagonabili.

Per me Gasperini non avrebbe vinto tutti i titoli di Max, così come lui non avrebbe portato nemmeno una volta i bergamaschi alla massima competizione europea. Opinione personale.

Però l’analisi sportiva non è e non può essere solo legata al palmarès, sarebbe troppo riduttivo e sbagliato. L’attuale allenatore dell’Atalanta ha letteralmente influenzato un’intera generazione di allenatori. Da Juric a Tudor, arrivando a Palladino e Thiago Motta. A tratti, per me, pure Antonio Conte per il tipo di approccio del suo canonico 352.

Questa non è una coppa concreta, non la puoi toccare, ma è un riconoscimento importante. Poi non l’ho mai nascosto: umanamente non sono per nulla fan di Gasperini. Mi limito sempre a fare valutazioni sul percorso professionale, lasciando da parte simpatie e antipatie che andrebbero ad inquinare il giudizio.

DA SEMPRE

Oggi quasi tutte le formazioni di alto livello provano a staccare un difensore dalla linea a quattro per impostare a tre dietro. Questo genera “virtualmente” un uomo in più in zona offensiva o dentro al campo. Gasperini gioca a tre dietro da sempre, proprio per sfruttare questo vantaggio numerico che si trasforma poi in problemi di gestione difensiva per gli avversari.

Nelle valutazioni dei percorsi va sempre preso in considerazione quello che si raggiunge partendo da quello che si ha in mano. Per questo credo di non esagerare a definire un capolavoro quanto fatto dal Gasp a Bergamo. Così come per me è stato un capolavoro il primo ciclo di Allegri a Torino. Con valutazioni differenti dal punto di vista dei trofei conquistati perché si partiva da basi e priorità differenti per le squadre. E non prendiamoci in giro, anche storia e tradizioni differenti.

Il problema è che i trofei non vanno in campo nelle partite (tranne se ti chiami Real Madrid e stai giocando in Champions) e quindi temo che la finale di Roma possa essere tutta a favore dell’Atalanta. Anche lì un confronto estremo: la Juve è la squadra che ha vinto più Coppa Italia, l’Atalanta ne ha soltanto una, conquistata più di cinquant’anni fa. Il favore del pronostico però per me pende dalla parte degli orobici, perché il lavoro di quest’anno è superlativo e sotto gli occhi di tutti.

E attenzione alla sfida più intrigante per Bergamo: abbattere il Bayer Leverkusen, che non ha ancora perso in stagione. Con il 2-2 di ieri contro la Roma, Xabi Alonso tocca quota 49 risultati unici consecutivi. Follia. Anche lì, partendo da una piazza che non aveva mai vinto e che nemmeno immaginava di poterlo fare.

Il potere della valorizzazione, una finale all’insegna della meritocrazia pura.

LucaL
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Luca Toselli