La prima serata degli ottavi di finale di Champions League sembra aver già dato un grande verdetto, dopo l’1-4 del Camp Nou con cui il PSG ha pesantemente sconfitto i padroni di casa del Barcellona. Un risultato che rispecchia perfettamente ciò che si è visto in campo, ma che può essere allargato in generale ai momenti delle due formazioni. I blaugrana vivono uno dei momenti più difficili della loro storia, sia dentro che fuori dal campo. I parigini, seppur non dominatori tra le mura amiche in questa annata, sembrano invece aver raggiunto la dimensione europea tanto cercata nell’ultimo decennio. Una partita decisa dalla tripletta di Kylian Mbappé, vero dominatore in campo e alla più grande prestazione della sua carriera europea. Una sorta di passaggio di testimone tra la generazione dello sconfitto Leo Messi e quella successiva, di cui il francese rappresenta probabilmente l’esponente principale.

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GLI ERRORI DEL BARCELLONA
Viste le premesse, questa volta la debacle blaugrana stupisce meno rispetto alle grandi cadute delle scorse stagioni. Non si era mai visto un Barcellona così in crisi. La rivoluzione partita con la scelta in panchina di Koeman non sta certamente portando buoni risultati e le prospettive non sembrano le migliori. Tutto ruota inevitabilmente intorno alla figura di Messi, in campo come fuori. Leo ha manifestato chiaramente il desiderio di cambiare aria, non venendo accontentato e continuando a pesare sulle casse di un club in grandissima crisi economica con il suo stipendio colossale. In campo, invece, sembra quasi sfiduciato, come se si stesse rendendo conto di non avere più al suo fianco i compagni di una volta e dovesse guidare una squadra di livello molto più basso rispetto a quelle di cui è stato leader in questi anni.
Un punto fondamentale è proprio la mancanza di una formazione di livello intorno al suo capitano. La linea difensiva schierata contro il PSG è risultata quasi imbarazzante e anche senatori come Piquè, Jordi Alba e Sergio Busquets sembrano patire il momento di difficoltà e un’età che avanza. Anche i giocatori acquistati a caro prezzo per sostituire i partenti (su tutti Neymar e Luis Suarez) hanno deluso. I vari Griezmann, Coutinho e Dembélé non hanno mai dimostrato di essere all’altezza delle aspettative.

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UNA RIFONDAZIONE ESSENZIALE
L’unica soluzione per il Barcellona è quella di ricostruire. Se davvero Messi decidesse di lasciare, questa ipotesi dovrebbe assolutamente diventare realtà. Si è già perso del tempo, con una rifondazione che avrebbe dovuto prendere piede già un paio di stagioni fa, ma la situazione sembra quasi obbligare le alte cariche a prendere questa decisione. Anche qui però è veramente complicato capire come potrebbe avvenire questo processo. Oltre al “problema Messi”, ci sono due fattori che creano una nebulosa intorno alla società. Il primo è quello dei giocatori arrivati dal mercato. Elementi pagati moltissimo e con stipendi elevati, che rendono meno delle aspettative e con cui si farebbe fatica a monetizzare. Il secondo fattore è il problema della Masia. Se la grande ascesa del Barcellona di Guardiola fu dovuta soprattutto ai ragazzi usciti dal settore giovanile, oggi invece i migliori prospetti emigrano altrove.

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LA TANTO RICERCATA DIMENSIONE EUROPEA DEL PSG
In casa Paris Saint-Germain, maggiori consapevolezze si erano percepite già nella scorsa stagione, in cui i parigini avevano raggiunto la finale, persa col Bayern Monaco. La sensazione è quella di una squadra che ha una piena coscienza dei propri mezzi, oltre a disporre di una varietà di elementi di grandissimo livello, specialmente nel reparto offensivo. Contro il Barcellona erano assenti sia Neymar che Di Maria, ma il tridente composto da Mbappé, Icardi e Kean ha disputato un’egregia partita, ben coadiuvato da un centrocampo con Paredes e Verratti tirati a lucido. Manca forse qualcosina a livello difensivo, con i centrali senza grandi ricambi e un Kurzawa a volte un po’ poco concreto, ma l’acquisto di Florenzi a destra si sta rivelando azzeccatissimo. Dopo questa prestazione è impossibile non pensare al PSG come una della favorite, specie se il reparto offensivo dovesse recuperare tutti i suoi elementi a pieno regime.
Emblematico può essere proprio il confronto con il Barcellona, tornando con la mente alla doppia sfida del 2017. Allora i blaugrana, sconfitti 4-0 al Parco dei Principi, completarono una rimonta pazzesca, vincendo 6-1 tra le mura amiche. Erano guidati dalla MSN, un tridente da sogno che oggi è completamente sparito, con Suarez all’Atletico Madrid e Neymar passato proprio ai parigini. Sicuramente il PSG oggi non ha più la paura di un tempo: il tridente più decisivo è il suo e sembra molto complicato che possa avvenire una seconda rimonta.

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NON SOLO GRANDI INVESTIMENTI: IL SUCCESSO PASSA ANCHE DAI COMPRIMARI
Se è vero che dopo l’avvento alla proprietà del club da parte di Nasser Al-Khelaifi è stato investito più di un miliardo di euro, la realtà dimostra che spendere senza logica non porta alcun risultato. Guardando la formazione schierata da Pochettino contro il Barcellona, spiccano giocatori come Verratti, Florenzi, Kimpembe e Kean per i quali non sono state sborsate cifre astronomiche. Elementi cresciuti nel club o acquistati in prospettiva e prestiti funzionali al progetto.
Tra i quattro citati, da considerare soprattutto Florenzi e Kean che, accantonati da Roma ed Everton, si stanno togliendo grandi soddisfazioni in una formazione di primissimo livello. Il primo è ormai una certezza a destra e l’ha dimostrato anche nel match contro il Barcellona, il secondo è la prima alternativa in attacco e ha già prodotto 16 gol nella stagione in corso. Questo è il grande passo compiuto dal PSG nell’ultimo periodo, che potrebbe essere quello decisivo verso la definitiva affermazione europea.

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