ESCLUSIVA – Gennaro Iezzo ricorda gli anni a Napoli: “Sono stati anni intensi, pieni di vittorie”

single

La redazione di Numero Diez ha avuto il piacere di intervistare Gennaro Iezzo, ex portiere classe 1973, che ha militato tanti anni in Serie A a Cagliari e Napoli. Con la maglia azzurra è stato protagonista della scalata del club dalla Serie C fino alle competizioni europee. Ai nostri microfoni ha ricordato le varie fasi della sua carriera, per poi analizzare il momento attuale del club partenopeo.

La prima parte della sua carriera è stata caratterizzata da tanta gavetta, per poi raggiungere la Serie A a 30 anni, nella stagione 2004-05 con la maglia del Cagliari. Quanto è stato significativo raggiungere la massima serie in seguito ad un percorso tanto lungo?

“Per me è stato un grande orgoglio. Il mio percorso rispecchia quello di tanti ragazzi che sognano di giocare in Serie A, facendo tanta gavetta nelle serie minori tra tante difficoltà. Per questo diventa tutto più significativo. Hai alle spalle un percorso caratterizzato da tanti sacrifici. Ciò ti rende più orgoglioso“.

Dopo 22 presenze con i sardi in Serie A, nella stagione successiva è tornato in Serie C1 per vestire la maglia del Napoli. Due anni dopo, è tornato nella massima serie con gli azzurri. Quali sono i ricordi più emozionanti relativi a quelle stagioni?

“I ricordi sono tanti. Innanzitutto ricordo la prima volta che sono entrato da giocatore del Napoli al San Paolo. Salire le scale del sottopassaggio, entrare in campo: sono i primi ricordi dei miei primi anni al Napoli. Poi ce ne sono tanti: dai campionati vinti alle qualificazioni in Europa League e Champions League. Sono talmente tanti i ricordi che si fa fatica a sceglierne uno in particolare. Sono stati sei anni intensi, pieni di vittorie. Forse il ricordo più bello, che ricordo con più dettagli è stata l’ultima partita a Genova in Serie B, quando raggiungemmo la promozione. All’epoca c’era il gemellaggio con i genoani e festeggiamo insieme a loro. Fu un campionato difficilissimo, con Juventus, Genoa e Bologna. Difficilmente ci saranno campionati più difficili di quello in Serie B. Sarebbe molto difficile oggi trovare tre squadre che siano così superiori, da non fare neanche i playoff, distaccando le altre di 10 punti”.

Con il club partenopeo è stato compagno di squadra di grandi campioni. Chi è il calciatore che l’ha maggiormente impressionato?

“Ce ne son tanti. Erano tutti calciatori arrivati a Napoli da semisconosciuti. Poi ognuno di loro ha fatto il proprio percorso. Hamsik è arrivato a Napoli da giovanissimo, ha dimostrato per tanti anni il suo valore ed è diventato un campione. Pocho Lavezzi e Cavani sono finiti al Paris Saint Germain. Poi c’era Quagliarella, mio concittadino. Lui veniva da un percorso in Serie A già importante. Ho avuto la fortuna di giocare con tanti grandi calciatori”.

Nel corso della sua carriera ha condiviso il campo con tanti altri calciatori. Vi sono talenti dal gran potenziale, la cui carriera non ha soddisfatto le aspettative?

“Ci sono tantissimi ragazzi legati alla mia giovinezza. C’erano tantissimi giocatori nei campionati giovanili che, secondo me, potevano ambire a qualcosa di più importante. Molti di loro hanno poi lasciato il calcio per tanti motivi. Fa parte del percorso che ognuno deve fare. Per arrivare ci vuole tanto impegno. Bisogna dedicare tanto tempo nella giornata se si vuole fare il lavoro di calciatore”.

In seguito al suo ritiro ha avuto un’esperienza da allenatore con il Sant’Antonio Abate in Serie D, da allenatore dei portieri alla Juve Stabia, da tecnico delle giovanili all’Avellino. Quanto è difficile per un ex calciatore intraprendere un nuovo percorso nella vita che inizia dopo il ritiro?

“Dipende da ciò che si vuole fare. Io voglio fare l’allenatore. Il percorso post carriera non è facile. Purtroppo oggi vedo che non viene data la possibilità a persone che hanno fatto un ottimo percorso nella loro carriera. Spesso non ricevono la possibilità di trasmettere i valori acquisiti durante la carriera ai giovani o ad altri calciatori. Vengono date spesso queste possibilità a semisconosciuti per altre situazioni, delle quali non mi va di parlare. Purtroppo questa è anche la rovina del calcio italiano”.

Lo scorso anno ha allenato in Bulgaria, nel Botev Vratsa. Ci racconti quest’esperienza.

“Ho avuto la fortuna di fare questa bellissima esperienza nella Serie A bulgara. La possibilità è nata perché c’era un imprenditore napoletano che voleva rivelare questa società bulgara. Mi ha chiamato. Inizialmente non si era fatto nulla, poi quando è subentrato mi ha chiesto se volessi intraprendere questa esperienza nelle ultime sei partite dei playout. Salvare la squadra era un’impresa difficile, quasi impossibile. Inizialmente ero un po’ titubante. Poi un mio amico mi ha consigliato di andare, anche perché qui in Italia non ti danno la possibilità. Molto spesso le possibilità ti vengono concesse all’estero. Ho accettato e abbiamo fatto un miracolo. Non era facile, non conoscendo la lingua. Poi la squadra era multietnica. Oltre a calciatori bulgari, c’erano sudamericani e francesi. Non è stato facile farsi capire. Abbiamo fatto il triplo del lavoro che solitamente fa un allenatore quando subentra. Però il calcio parla una lingua sola. Io e il mio staff, composto da Daniele Lanza, l’allenatore dei portieri, e Pasquale D’Aniello, il mio vice, abbiamo fatto un gran lavoro. Abbiamo trascorso un mese e mezzo di full immersion, praticamente senza dormire. Alla fine siamo riusciti a salvare il Botev, arrivando fino allo spareggio. Abbiamo fatto qualcosa che rimarrà nella storia del Botev“.

Passiamo al tema Napoli. Oggi si gioca il sentitissimo big match con la Juventus. Un pronostico sulla partita.

“Cerco di non dare mai pronostici. Penso che la partita sia difficilissima. Il Napoli ha il vantaggio di 7 punti, ma la Juve viene da un filotto positivo di partite, che non farà stare tranquilli i ragazzi del Napoli. Sono partite da giocare con intelligenza, molto spesso possono essere risolte da un episodio. Ad ogni modo il Napoli deve trovare maggiore brillantezza, che non si è vista nelle due partite post Mondiale. Ma sono passati 20 giorni, credo che la preparazione pian piano verrà smaltita. Speriamo che già stasera il Napoli sarà più brillante”.

Un commento sull’operato di Luciano Spalletti in questo ultimo anno e mezzo a Napoli.

Spalletti non si discute, è un allenatore importante. A Napoli lo vedo molto cambiato rispetto al passato, lo vedo molto più propenso a legare con l’ambiente. Sta facendo un gran lavoro. Me l’aspettavo da un allenatore esperto come lui. Quest’anno sta facendo vedere qualcosa di importante. Potrebbe coronare il sogno di vincere in Italia. Se lo fai al Napoli diventa qualcosa di più importante”.

Un ultima domanda su Alex Meret, portiere che nelle scorse stagioni è stato molto criticato. Quest’anno sta vivendo una stagione da protagonista. Secondo lei è il numero uno ideale per gli azzurri?

Io l’ho sempre detto da quando è arrivato al Napoli. L’avevo osservato bene quando giocava alla Spal. Al di là dei primi anni, dove il ragazzo è stato sfortunato anche per vari infortuni, aveva bisogno soltanto di giocare con continuità, e di sentire la fiducia di ambiente e allenatore. Oggi riesce a sentirlo e sta dimostrando il suo valore. Ma non c’erano dubbi. I dubbi erano per molte persone che parlano, non sapendo quanto sia difficile il ruolo del portiere, soprattutto in una piazza come quella del Napoli. Molto spesso anche gli addetti ai lavori sono convinti di sapere tutto, invece non è così. Bisognerebbe dare la possibilità di dimostrare, prima di affrettare giudizi. Spesso ci si sbaglia. Credo che Meret abbia convinto anche i più scettici“.