Il piano per realizzare il professionismo nel calcio femminile in Italia è in piedi da quasi due anni, precisamente dal 9 novembre 2020, data della delibera ufficiale. Con colpevole ritardo, finalmente, negli scorsi giorni è arrivata la tanto attesa notizia. Il calcio femminile passerà al professionismo a partire dalla prossima stagione, la 2022-2023. Il 1 luglio è il giorno in cui progetto troverà definitivamente una sostanza concreta. Una vittoria importante, storica e inseguita per anni. Il primo mattone per edificare una struttura solida, stabile e duratura. Il primo passo nella lotta al pregiudizio nei confronti del rapporto tra donne e pallone.
Nonostante l’euforia e l’entusiasmo scatenatisi nelle ultime ore, bisogna essere in grado di osservare il quadro nella sua completezza e totalità. La strada verso un effettivo riconoscimento del calcio femminile, in Italia, è ancora lunga e tortuosa. Le differenze con il corrispettivo maschile continueranno a essere abissali, almeno inizialmente. Stipendi, visibilità, impianti e pubblicità non potranno essere messi a confronto, paragonandoli. La mancanza di rispetto e di interesse verso questa fetta di sport meraviglioso abbraccia ancora un catino di persone troppo vasto per essere arginato in poco tempo. Conseguentemente, la domanda sorge spontanea. Cosa cambia con il passaggio al professionismo? La condizione del calcio e delle calciatrici femminili subirà un’inversione di rotta o rimarrà tale e quale a come è stata fino ad oggi?
Il rinnovamento, ravvisabile sia a livello pratico che ideale, trova riscontro in più ambiti. Finalmente, alle atlete verranno riconosciuti una serie di diritti di vitale importanza. Verrà stabilito un tetto salariale minimo, i contributi saranno versati regolarmente e saranno forniti assistenza e tutele, come nel caso della maternità. Da luglio, le calciatrici non potranno guadagnare meno di 26 mila euro lordi all’anno, la stessa cifra stabilita per la Serie C maschile. Un cambio radicale, dal momento che fino alla stagione attuale, l’importo di guadagno massimo consentito è fissato a 30.658 euro.
✅ Adottate le ultime modifiche normative per il passaggio al 𝒑𝒓𝒐𝒇𝒆𝒔𝒔𝒊𝒐𝒏𝒊𝒔𝒎𝒐. Il calcio femminile italiano fa un altro significativo passo in avanti! #Mantovani: "Prosegue il nostro percorso di crescita"
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Il campionato, inoltre, subirà modifiche sostanziali. Dalle attuali 12 squadre si dovrà passare a 10, le quali si affronteranno nei canonici gironi di andata e ritorno. I club diventeranno società di capitali, come chi fa il salto di categoria dalla Serie D alla Serie C. Non ci sarà più spazio nella massima serie per realtà come Napoli e Pomigliano, squadre che al momento non sono figlie dei club maschili. Il dilettantismo sarà ammesso solo dalla Serie B in giù. Per partecipare al campionato, occorrerà versare una fideiussione da 80 mila euro e disporre di un impianto dalla capienza minima di 500 posti. A livello economico, la crescita sarà esponenziale, così come i costi. Se, ad oggi, le società spendono circa 1 milione di euro, nei prossimi anni gli oneri finanziari aumenteranno del 6o/80%. Su un totale di 13 milioni di euro di budget, almeno 10 saranno dedicati alle spese.
A livello ideale, invece, il messaggio è forte e chiaro, spendibile anche in altri settori, sportivi e non. Il mondo femminile merita maggiore attenzione e tutela, in tutti gli ambiti. Sportivamente parlando, occorre iniziare ad apprezzare e seguire con passione le gesta di atlete meravigliose, in grado di compiere azioni uniche. Spesso, ci si rende conto di questo mondo solo in occasioni specifiche e per un periodo circoscritto, come i Mondiali del 2019. Poi, una volta conclusa l’euforia del momento, si torna a chiudere gli occhi e voltare le spalle, dimenticandosi di tutto.
Un altro atteggiamento che la nuova cultura calcistica e sportiva italiana deve cambiare è quella relativa allo stupore. Il clamore suscitato dal talento di una calciatrice, inteso come qualcosa di raro, in quanto assurdo che non sia di esclusiva proprietà degli uomini. Un modo di concepire e guardare al calcio femminile dispregiativo, offensivo e per forza denigratorio. “Un altro sport”, un bisogno impellente di definirlo così da coloro che si concentrano sulle differenze e non sui punti di contatto, ignorando la bellezza.
Il passaggio al professionismo è l’incipit di una storia che dovrà riuscire nell’impresa di migliorare una cultura retrograda e ricolma di retaggi preistorici. Una società machista che crede ciecamente nel diritto di esclusività maschile di un gioco appartenente a tutti e meraviglioso in ogni forma assunta. La strada, lunga, tortuosa e piena di ostacoli, è quella giusta. La direzione, anche. Ora, è necessario percorrerla, cercando di non voltarsi indietro, ma compiendo progressi e puntando sulla crescita del movimento. Credere nel calcio femminile è fondamentale, come in altri paesi d’Europa e del mondo. Investire, scommettere e costruire, senza avere paura di sbagliare. Siamo davanti a una svolta definitiva?