18 febbraio 1995. All’insaputa di tutti, la storia del calcio italiano sta per cambiare. Massimo Moratti, presidente della Saras, una società di raffinazione del petrolio, ha appena acquisito le quote di maggioranza dell’Inter per 50 miliardi di lire, prelevandole da Ernesto Pellegrini.
Il club nerazzurro, sfogliando il calendario al rovescio e ritrovandosi a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, era già stato di proprietà di un Moratti, Angelo, il papà di Massimo. Tra il 1955 e il 1968 contribuisce alla nascita e alla creazione del mito della Grande Inter, quella guidata da Helenio Herrera, in grado di vincere tutto. Due Coppe dei Campioni consecutive, nel 1964 e nel 1965, due Coppe Intercontinentali e tre campionati, tra qui quello della stella nel 1966. Un’epoca d’oro a cui farà seguito un trentennio altalenante, con più dolori che gioie.
I successi in patria del 1971 e del 1980, le Coppe Italia del 1978 e del 1982. Poi, durante il corso Pellegrini, l’avvento dei tre tedeschi, l’alter ego dei tre olandesi del Milan. Lothar Matthäus, Jürgen Klinsmann e Andreas Brehme, gli eroi della seconda grande Inter. Con loro, la Beneamata vince uno Scudetto, nel 1988, e, soprattutto, la prima Coppa Uefa della storia nerazzurra nel 1991, marcando il ritorno al trionfo in Europa dopo la stagione d’oro degli anni ’60. Un successo bissato appena tre anni dopo, questa volta grazie al talento e alle reti di Dennis Bergkamp.
L’arrivo di Massimo Moratti, nel 1995, sembra essere il tassello mancante per spiccare definitivamente il volo. Eppure, per raggiungere la libidine definitiva serviranno tanti anni e, soprattutto, investimenti importanti.
I CAMPIONI
La parabola da presidente di Moratti, osservandola oggi, ha avuto una costante crescita, toccando il suo picco nelle fasi finali. Nel mezzo tante difficoltà, bocconi amari da digerire, soddisfazioni e delusioni. I primi anni sono quelli dell’innamoramento, in cui il neo presidente costruisce le basi di quella che presto sarà una squadra ricca di campioni, capace di attirare i migliori talenti del pianeta.
Curiosamente, in principio fu Zanetti, acquistato nell’estate del ’95 e destinato a diventare il calciatore più simbolico, probabilmente, dell’intera storia del club. Moratti e gli argentini, una passione nata per caso e proseguita nel tempo, fino al triplete del 2010. Dalla difesa, con Walter Samuel, al centrocampo, con Veròn, Simeone e il cuchu Cambiasso, passando per l’attacco, una miniera d’oro incomparabile. Julio Cruz, Hernan Crespo, Diego Milito, l’eroe della notte di Madrid, e Mauro Icardi.
Il cono sud del mondo attrae irresistibilmente l’ex presidente nerazzurro, rappresentandone la principale fonte di mercato. Dall’Argentina al Cile, rappresentato da Zamorano. Dal Cile all’Uruguay, con il chino Recoba e Diego Forlàn. Dall’Uruguay al Brasile, patria di Roberto Carlos e, ovviamente, del Fenomeno, Ronaldo Nazario da Lima. Un calciatore spaziale, superiore a tutti gli altri, il più grande se non ci fossero stati gli infortuni a impedirglielo. L’uomo che ha fatto innamorare del calcio milioni e milioni di bambini sparsi per il pianeta.
Are you sure? I mean, he did score some of his best goals for us! 💥#PSVInter #PSVFCIM pic.twitter.com/BpzKNEO9bv
— Inter 🏆🇮🇹 (@Inter_en) October 2, 2018
Altra enclave centrale nel percorso del figlio di Angelo alla guida dell’Inter è quella portoghese, con Luis Figo a capitanarla, da Sergio Conçeiçao e dall’allenatore degli allenatori, Josè Mourinho. Baggio, Vieri, Seedorf, Davids, Ince, Stankovic, Djorkaeff e tanti altri campioni sono passati dalla Pinetina. Tuttavia, non sempre gli acquisti sono stati azzeccati. I bluff, tanti. A partire da Vampeta, a seguire con Quaresma.
LE VITTORIE E LE SCONFITTE
Prima di togliersi soddisfazioni importanti, l’Inter di Moratti ha dovuto navigare in un mare di delusioni e dolore. I tanti soldi spesi, nel primo decennio di guida nerazzurra, non hanno trovato nella vittoria il giusto corrispettivo. Diverse rose fenomenali, costellate di meravigliosi calciatori, i quali non sono riusciti a trasformare il talento in trofei. L’unica eccezione è il successo in Coppa Uefa nello storico 3-0 inflitto alla Lazio nella finale di Parigi del 1997. Poi, un digiuno che durerà fino al 2004. Nel mezzo il 5 maggio 2002, lo 0-6 in un derby contro il Milan e mille altre difficoltà.
La svolta avviene grazie a Roberto Mancini. Prima la Coppa Italia 2003-2004, successivamente l’inarrestabile ascesa a capo della Serie A con 5 scudetti consecutivi, dal 2005-2006 al 2009-2010, accompagnati da altre due coppe nazionali e quattro Supercoppe. Un dominio totale e incontrastato, senza dare possibilità alla concorrenza di avvicinarsi all’impero costruito dalla Beneamata. Un periodo d’oro condiviso a metà dal già citato tecnico marchigiano e dallo Special One, senza dubbio l’allenatore più importante, insieme al mago Herrera, della storia interista.
L’apice Massimo Moratti, il momento in cui vede ripagati 15 anni di sforzi, lo tocca la notte del 22 maggio 2010, in una magica notte di fine primavera al Santiago Bernabeu di Madrid. Dopo 45 anni l’Inter torna sul tetto più alto d’Europa, conquistando il trofeo più ambito del calcio del vecchio continente nella finale contro il Bayern Monaco. Il terzo titolo in poco più di due settimane, la prima italiana di sempre a mettere a segno il triplete. Dopo qualche mese riuscirà anche a vincere il Mondiale per Club, con Rafa Benitez in panchina.
UN GRANDE PRESIDENTE
In Italia, quando si pensa alle grandi proprietà, il pensiero passa inevitabilmente dalla famiglia Agnelli, da Silvio Berlusconi e da Massimo Moratti. Un uomo tutto d’un pezzo, sempre disponibile, educato, generoso e umile. Un signore che non ha mai smesso di credere nel suo sogno di portare il club nerazzurro nell’olimpo, riuscendo nell’impresa grazie a costanza e perseverazione, senza arrendersi di fronte agli ostacoli. Una dedizione totale e completa verso la sua splendida e bellissima creatura, resa tale dopo anni di ricerca e perfezionismo.
L’addio nel 2013 ha segnato la fine di un’epoca, di un calcio che oggi sembra lontano anni luce, in cui l’attaccamento e la passione sono sostituiti dal colore dei soldi. Un calcio dominato dalle figure di sceicchi, petrolieri e cordate che poco hanno a che fare con il gioco e la tradizione delle squadre. La storia tra l’Inter e Massimo Moratti è stata una delle più incredibili ed emozionanti del calcio nostrano.