I tre pilastri dell’Italia di Mancini a Euro 2020

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Anche i più scettici, forse, si stanno ricredendo. L’Italia di Mancini ha dimostrato sul campo tutto il suo valore, le proprie qualità offensive, una crescente solidità difensiva, e soprattutto regalando al mondo intero fotografie di un gruppo unito, coeso, armonioso, che lotta su ogni centimetro del campo.

Fonte foto: profilo Twitter @Vivo_Azzurro

Le tre partite con le quali gli Azzurri hanno liquidato nell’ordine Turchia, Svizzera e Galles sono state la prova della forza della Nazionale, delle sue potenzialità. Oggi l’Italia è molto più di una semplice outsider. Ad Euro 2020 la selezione azzurra ha segnato 7 reti e non ne ha subita nessuna, prolungando una striscia di clean sheet di 11 partite. Nessuna squadra ha tirato verso la porta avversaria quanto l’Italia, altro segnale di quanto sia cambiata la mentalità dei giocatori italiani, ora portati naturalmente ad alzare lo sguardo in avanti, a tentare sempre la giocata e ad assumere un atteggiamento sempre proattivo.

In questa fase a gironi sono stati tre, in particolare, i giocatori cui Mancini ha deciso di costruire le fortune della sua nazionale: Spinazzola, Jorginho e Insigne.

LE CORSE DI SPINAZZOLA

Chissà se guardandolo sfrecciare a 33.8 km/h – velocità più alta raggiunta fin qui nel corso del torneo da un calciatore – José Mourinho si sia chiesto se Spinazzola avesse un polmone in più rispetto agli altri giocatori umani. La catena di sinistra dell’Italia è stata la chiave di questo inizio di Europeo, con l’esterno della Roma a ricoprire il ruolo di ala sinistra lasciando il compagno di fascia, Insigne, entrare dentro il campo, lì dove il 10 azzurro è in grado di fare la il bello e il cattivo tempo.

Dopo il 3-0 alla Turchia Spinazzola è stato premiato dall’Uefa come “star of the match“, del resto la sua gara contro i turchi è stata davvero dominante, finendo per arare la fascia di sinistra come se al posto delle gambe avesse un motorino, uno di quelli da fare invidia. La rete finale di Immobile arriva dopo un bellissimo tiro proprio del classe ’93, che solo un grande intervento dell’estremo difensore avversario ha evitato fosse immediatamente gol.

La cosa più interessante, inoltre, è che se in fase di creazione di gioco e di attacco dubbi sulle sue qualità non ve ne fossero, contro Turchia e Svizzera, due nazionali che si presentavano alla campagna europea in forma, ha sofferto pochissimo le scorribande dei Karaman, Under o Shaqiri, limitandone le proiezioni in avanti e mettendone in evidenza le grandi lacune in fase di ripiegamento. Ad Euro 2020 è difficile trovare un terzino/esterno costante e così determinante come Leonardo Spinazzola.

JORGINHO, L’EQUILIBRISTA

Quando in campo c’è Jorginho, quindi più o meno sempre, la palla va veloce quanto Jorginho vuole che vada veloce; il tempo rallenta quando Jorginho vuole che rallentare. L’equilibrio che riesce a garantire il giocatore del Chelsea ha pochi paragoni, almeno in questo ultimo scorcio di stagione. Già con la maglia dei Blues l’italo-brasiliano ha dato prova delle sue incredibili qualità, geometrie e capacità di liberarsi dal pressing.

 

In una parola sola Jorginho è l’equilibrista di una nazionale che in difesa è obiettivamente forte e che in avanti aveva bisogno di quel quid in più per elevarsi al livello delle altre big. Verratti, con il quale l’ex Napoli ha imparato a costruire la doppia-regia dell’Italia, ne ha parlato benissimo; a conferma di quanto l’armonia regni sovrana nel gruppo.

Fa sembrare tutto molto semplice, non ce ne sono molti in giro con le sue caratteristiche. Fa rendere al meglio chiunque gli sia di fianco, spero sarà nella lista per il Pallone d’Oro

FINALMENTE INSIGNE

Il terzo pilastro dell’Italia targata Mancini è infine Lorenzo Insigne. Il capitano del Napoli, prima dell’arrivo in panchina dell’ex tecnico di Inter e City, ha sempre avuto un rapporto piuttosto difficile con la maglia azzurra della nazionale. Vuoi perché inserito in un impianto di gioco spesso lontano dai principi coi quali si esprimeva alle ombre del Vesuvio, vuoi perché mai fino in fondo titolare. Alla soglia dei trent’anni, invece, ci siamo ritrovati a parlare di Insigne nelle vesti di leader tecnico e carismatico di una squadra che ne ha esaltato al massimo le incredibili qualità individuali, mai messe in dubbio.

Fonte foto: profilo Twitter @iF2is

La capacità di costruirsi praticamente dal nulla occasioni da rete ha fatto ampiamente la differenza nelle prime gare del suo Europeo, condito fino ad ora con un gol dei suoi, quei tiri a giro chirurgicamente precisi e piazzati. Insigne pare trovarsi nel momento migliore della propria carriera: reduce da un’annata spettacolare a livello statistico con il suo Napoli, il 24 partenopeo si è costruito una certa reputazione anche a livello europeo. Ne è consapevole anche lo stesso Lorenzo, oggi assoluto protagonista dell’Italia che gioca, vince e sogna. E fa sognare.