L’evoluzione di John Stones: la chiave di volta del City di Guardiola

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JOHN STONES – “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. La frase, da attribuire a Gesù secondo i vangeli sinottici di Matteo, Marco e Luca, viene spesso usata anche oggi come modo di dire. Nella maggior parte dei casi, inoltre, viene interrotta a metà, tralasciando la parte dell’Onnipotente e tenendo in considerazione l’uomo che dominava sulla Terra nel I secolo a.C.

Sotto la sua dittatura, Roma si avvicinava a raggiungere la massima espansione. Con la conquista di nuovi paesi, cambiavano anche i modi di fare arte e architettura, prendendo spunto e imparando ciò che i popoli sottomessi avevano da offrire. I romani, dunque, pur non essendo grandi uomini d’arte, riuscivano a far loro tecniche nascoste e a renderle importanti. Una su tutte, l’arco, “rubato” agli etruschi, che costituisce uno degli elementi chiave dell’architettura romana. Venne usato per la costruzione del Colosseo, ma ne troviamo numerosissimi esempi in Italia.

Perché la struttura stesse in piedi, c’era bisogno di una chiave di volta, ovvero della pietra posta al vertice, per chiudere la volta. Questa è fondamentale in quanto serve per scaricare il peso retto dall’arco sui pilastri laterali. Lo stesso lavoro che fa un centrocampista: sgravare i compagni di un peso enorme, liberando il pallone dalle zone pericolose e smistandolo per andare a segnare. Il caso vuole che chiave di volta, in inglese, si dica “Key-stone”, che foneticamente si avvicina molto a John Stones. Un’altra coincidenza vuole che proprio lui sia diventato l’elemento senza il quale l’arco di Guardiola non possa più stare in piedi: ne è, dunque, la sua chiave di volta.

GUARDIOLA: SCACCHISTA FOLLE

Un allenatore che di intuizioni ne ha avute tante. Spesso giuste, altre volte sbagliate: come Bernardo Silva terzino sinistro, anche se ci si può ancora lavorare. Il portoghese è sempre parte del progetto del folle 3-2-4-1 di Pep, che lo schiera insieme a Gündogan, De Bruyne, Grealish e all’immancabile Haaland.

I tre centrali di difesa sono molto fisici, grandi marcatori, ma poco avvezzi all’impostazione dal basso. Da qui nasce l’idea di schierare un uomo che garantisca equilibrio e abbia abilità tecniche e visione di gioco per far partire l’azione. Di fianco a Rodri, dunque, si schiera John Stones, che ha fatto il difensore per una vita, anche se il posto da titolare al City gli era sfuggito da tempo.

Ora è Laporte che, poco alla volta, sta scivolando nelle gerarchie di Guardiola, proprio per lasciare spazio a Stones. Il tecnico spagnolo gli ha affidato le chiavi del centrocampo, con l’ottima supervisione di Rodri, liberato di un po’ di compiti difensivi, ma comunque presente in entrambe le fasi. Infatti, grazie a questa mossa, l’ex Villarreal e Atletico Madrid ha più spazi per andare a calciare, come in occasione del monumentale gol contro il Bayern Monaco, ma comunque è vigile in zona difensiva, come dimostrato dalla sontuosa prestazione all’andata contro il Real.

ECCO JOHN STONES

Il passato da difensore si nota nelle scelte: sempre semplici, mai banali e molto spesso corrette. Ha la media di quasi un passaggio su tre (29%) realizzato di prima intenzione, a dimostrazione di una visione di gioco e di una rapidità di pensiero tipiche del centrocampista moderno. Tutto questo permette al City di giocare secondo triangolazioni ben precise, indipendentemente dagli interpreti in campo. Dai suoi piedi, oltre che da quelli di Rodri, parte il circolo, per poi arrivare davanti e lasciare spazio alla fantasia.

La fiducia concessa in un ruolo più avanzato, oltre per ciò che è stato detto finora, è ripagata anche dagli inserimenti in area. Lo dimostrano il gol trovato contro l'Arsenal e l'assist nel 3-0 finale contro il Bayern Monaco, nell'andata dei quarti di Champions League. Inoltre, con la maglia del City, Stones non aveva ancora trovato un assist tra Champions e Premier League: quest'anno sono già tre, compreso quello con i bavaresi.

La semifinale contro il Real Madrid non gli ha permesso di mettersi totalmente in mostra, ma non ci si poteva aspettare altrimenti. Guardiola ha ammesso di non poter andare al Bernabeu a vincere agilmente, ma un pareggio può fare molto comodo in vista del ritorno. Il City, dunque, dovrà sfruttare il fattore pubblico per raggiungere la seconda finale di Champions sotto la guida di Pep. L'obiettivo non è impossibile, proprio per la macchina perfetta che ha costruito il tecnico spagnolo, con Stones che agisce da chiave di volta.

CONCLUSIONI

"Date a Cesare quel che è di Cesare", dunque. Guardiola ha grandi meriti nell'avergli cambiato il ruolo e nell'aver visto in lui doti perfette per i suoi meccanismi. Onore anche a Stones, che ha saputo rilanciare una carriera che a soli 28 anni sembrava già in fase calante. C'è un altro dato importante, che dimostra il suo grande ritorno: in questa stagione, ha perso il pallone solo nel 6.7% dei tocchi effettuati, il valore più basso tra i giocatori di Premier League con almeno 150 tocchi.

Un'altra mossa da scacchista folle da parte di Pep, a cui piace rischiare, pur sapendo di avere dalla sua un importante paracadute. Una mossa che, per ora, gli ha permesso di superare l'Arsenal nella pazza corsa alla Premier League e tener testa al maestro Ancelotti al Bernabeu, aspettando il ritorno. Un'idea che ha senso di esistere, però, grazie all'intelligenza di un giocatore: John Stones, chiave di volta di questo City.