Il calcio è pieno di outsider capaci di ottenere risultati inaspettati. Ad ogni latitudine del globo si possono trovare senza fatica vittorie incredibili degli underdog più disparati. Miriadi di favole del pallone, dove Davide batte Golia a ripetizione. Ognuna di esse resta impressa nella memoria dei soli tifosi della squadra in questione, molte sono cementate nella memoria collettiva ma solo alcune diventano leggenda.
Questa è, però, solo una prima distinzione. Infatti nel calcio ci sono le favole, e c’è la storia dell’Union Berlin. Favola, solo se vista di facciata. D’altronde, in che altro modo chiamare una squadra quarta in Bundes, in piena corsa Champions, alla sua sola terza stagione nella categoria, dopo un secolo di nulla o quasi? Le favole, però, nascono dal caso. Dalla fortuna di essere al posto giusto nel momento giusto, dalla bravura di saper cogliere l’attimo. E l’Union, con le favole, ha davvero poco da spartire.
DIE EISERNEN
La storia degli Eisernen, ha le sue radici in un ‘900 drammatico, che riflette la condizione socio-politico della Germania. A partire dal 1909, anno della formazione ufficiale dell’Union Oberschoneweide, nata dalla scissione dall’Union 92, la squadra è finita con entrambi i piedi nelle catastrofi della nazione teutonica. A partire dalla prima guerra mondiale, quando circa la metà dei tesserati dell’Ob non fecero ritorno dal fronte.
La Grande Guerra segnò il crollo delle ambizioni di quella che allora era la seconda società del campionato del Brandeburgo. Competizione che vincerà poi per la prima volta nel 1920, accedendo così al campionato nazionale. Negli ’20 intanto l’Union si consolida come la squadra della classe operaia, guadagnandosi il soprannome di Eisernen o Schlosserjungs, i fabbri. Dopo più di una decade stabilmente nella maggiore lega nazionale, la riforma calcistica del regime nazista penalizzò enormemente la squadra. Nel ’35 la prima retrocessione che inaugura un sali-scendi concluso dalla promozione nel ’44.
Alla fine della guerra, tutte le associazioni, comprese quelle calcistiche, vengono sciolte perché ritenute collaboratrici del regime. Nel ’48 prende definitivamente forma l’SG Union 06 Oberschöneweide. Il rigetto della riforma dei contratti dei calciatori provocò nel ’50 una diaspora delle squadre di Berlino est nel quartiere britannico di Moabit. Quel che rimase della vecchia guardia nella parte della città sovietica venne ammesso alla DDR-Oberliga. Complice il maggior successo dei cugini ad ovest, fino alla caduta del muro l’Union (denominata così definitivamente nel ’66) vive traballando tra prima e terza divisione. Unica eccezione il clamoroso trionfo nella coppa nazionale del ’68. La partecipazione alla Coppa delle Coppe venne però negata dall’Uefa in seguito ai fatti della primavera di Praga. Dopo il crollo del Muro e la conseguente fine della DDR, l’Union perse clamorosamente i play-off per conquistare uno degli 8 posti concessi in Bundes alle squadre dell’est.
(QUASI) FALLIMENTO, COPPA UEFA E NUOVA CASA
Gli anni ’90, spesi interamente in terza serie, segnano il momento più basso della storia del club. La promozione non arriva, nonostante la vittoria del campionato nel ’94, a causa di un passivo di 3 milioni di euro. Nel ’97, la sqaudra è dichiarata fallita. Solo l’iniziativa Fünf Mark für Union, cinque marchi per l’Union, salvò il club dal fallimento. I tifosi tennero a galla le finanze del club fino alla ricapitalizzazione da parte della società Kinowelt, a fine ’98.
Tornata subito in seconda divisione, la nuova proprietà è una ventata d’aria fresca per l’ambiente. Sulle ali dell’entusiasmo nel 2002 l’Union raggiunge la finale della DFB Pokal. Nonostante la sconfitta con lo Schalke, il cammino in coppa vale la qualificazione alla Coppa Uefa. Mai una squadra di seconda serie aveva partecipato alla competizione. Tuttavia, la carrozza si trasforma presto in zucca.
Nel 2005 una crisi trascina il club in terza serie, ad un passo dal fallimento. Solo gli 1,5 milioni di euro raccolti dalla tifoseria salvarono incredibilmente gli Eisernen. Tifoseria, che si rese protagonista di un altro miracolo pochi mesi dopo. Nel 2006 infatti l’impianto della squadra viene giudicato non a norma, ma l’Union rimase tagliato fuori dai fondi nazionali per l’ammodernamento degli stadi in atto per i mondiali di Germania. Servirono 140.00 mila ore di lavoro di 2000 tifosi volontari, ma nel 2009, a fine ristrutturazione, l’Union diventa il primo ed unico club tedesco ad avere uno stadio parzialmente di proprietà dei tifosi.
IL SOGNO CHAMPIONS
Nel 2008, arriva il tanto agognato ritorno in Zweite Bundesliga. La svolta, dopo 9 anni di costante crescita senza mai rischiare di tornare ad essere risucchiati nel baratro, arriva nel 2018. Dal Basilea arriva il tecnico svizzero Urs Fischer. Il manager elvetico è capace di trasformare radicalmente la mentalità degli Eisernen, costruendo una formazione capace di rompere con le mediocri annate precedenti. Nella sua prima stagione, centra la terza posizione, che vale lo spareggio con lo Stoccarda. Grazie allo 0-o casalingo e al 2-2 alla Mercedes Arena, l’Union raggiunge per la prima volta la Bundes.
I primi 3 punti arrivano in casa, contro il Borussia Dortmund. Nell’urlo dei 20 mila all’An der Alten Försterei per la rete di Marvin Friedrich c’è tutta la sofferenza passata nei decenni da chi per l’Union ha dato tempo e cuore. In quella rete, ci sono le ingiustizie della DDR, quando la squadra operai era schiacciata dalla Dynamo affiliata alla Stasi. C’è il sangue dei morti nelle due guerre mondiali, c’è il sangue donato dai tifosi per salvare la squadra nel 2006. A fine anno la salvezza arriva con due giornate d’anticipo, grazie alla vittoria interna contro il Paderborn. L’anno scorso, è arrivato il ritorno all’Europa. Europa, tornata grazie alla rete al 92 contro il Lipsia di Max Kruse, arrivato da svincolato e diventato subito trascinatore della folla. L’esperienza in Conference League è già finita, con l’eliminazione ai gironi contro Slavia Praga e Feyenoord. Ma archiviata la parentesi continentale, la cavalcato in Bundes è entusiasmante. Sulle ali del 3-5-2 targato Fischer la compagine dei fabbri vola ed è al quarto posto con 34 punti, a più 1 dalla rivelazioni Friburgo e Colonia.
La fuga continua, trascinata dalla voglia di rivalsa del suo popolo, vero simbolo di un calcio d’altri tempi. Un popolo che, a distanza di 16 anni dall’ultimo sventato fallimento, sogna la Champions League, l’epilogo più bello, per l’Union Berlin.
Ma guai, a chiamarla favola.