La partita di Franck Ribery in tre atti

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Alla faccia del vecchio, del pensionato, del bollito. Macché. Franck Ribery è ancora Franck Ribery. 36 anni all’anagrafe, dieci in meno per mentalità e fame. Contro un Milan pieno di ombre, ci ha pensato lui ad illuminare San Siro, uno stadio che sa riconoscere i campioni, i più forti. Come per Francesco Totti – due volte -, lo applaude al gol e gli regala una standing ovation all’uscita. Un momento che l’ex Bayern Monaco non potrà mai dimenticare. Perché l’acclamazione del tuo pubblico è normale; quello dell’avversario, e per di più il Giuseppe Meazza, è estasi, è celebrazione, è riconoscimento vero in quanto non dovuto. Meritato, quello sì, ma non c’è nemmeno bisogno di sottolinearlo. Perché quel ragazzetto di 36 anni, da solo, ha messo in crisi una squadra intera, la più giovane del campionato, bloccata nella testa e nelle gambe. Franck, invece, è libero. La spensieratezza abbinata alle sue qualità tecniche è un’arma pericolosissima.

Un plauso anche a Vincenzo Montella, che ha contribuito a quella libertà con un’ottima intuizione tattica. Se la testa è ancora quella di un ragazzino, il fisico non lo è ma questo è inevitabile per legge naturale. Niente più scorribande sulla fascia; niente più sacrificio in fase di copertura, almeno non automatica, tanto ci pensa Federico Chiesa a correre anche per lui. Ribery in questa Fiorentina è svincolato da qualsiasi compito. È libero di svariare per il fronte offensivo: ha abbastanza esperienza e maturità per capire qual è la porzione di campo migliore da occupare. Con una propensione alla parte sinistra, ovviamente. Come una calamita, attrae su di lui sé l’attenzione dei difensori avversari: una situazione ideale per Castrovilli, Pulgar, gli esterni e lo stesso Chiesa, pronti a inserirsi negli spazi vuoti. Un piano tattico molto interessante, creato ad hoc da Montella per sfruttare al massimo le capacità del numero 7.

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Fonte immagine: profilo Twitter della Fiorentina

RIBERY VS MILAN, ATTO I

Ribery è l’attore protagonista, in un teatro meraviglioso come San Siro, dell’opera MilanFiorentina. Tre atti per completare il suo show. Si parte da ciò che fa poco prima che l’arbitro fischiasse il rigore, un qualcosa difficile da spiegare. Se per caso ve lo siete perso, siete obbligati a rimediare. Immediatamente. “L’assist” è di Calhanoglu: l’errore è grave, Ribery è lanciato verso la porta. Un suicidio, in sostanza. Musacchio prova a temporeggiare, Romagnoli va al raddoppio. Il numero 7 smaterializza se stesso e il pallone: li supera entrambi in un attimo con una delle sue giocate classiche, cioè il cambio piede, fatto con una rapidità spaventosa. Glielo abbiamo visto fare un milione di volte in carriera, ma è sempre la stessa emozione. Un miracolo di Donnarumma gli nega quello che sarebbe stato un grandissimo goal, poi Bennacer fa fallo su Chiesa ed è rigore. Pulgar, un cecchino dal dischetto, non sbaglia. La viola è avanti e Ribery ha mandato un chiaro segnale agli avversari: provate a prendermi.

RIBERY VS MILAN, ATTO II

Un altro momento di svolta della partita non è un assist, né un gol o una gran giocata. Scarface (soprannominato così dai tifosi del Galatasaray) vede Musacchio arrivare da dietro a tutta velocità, intento a fermarlo con le buone o con le cattive; a Franck basta spostare leggermente il pallone, ci pensa l’argentino a fare tutto il resto: entrataccia col piede a martello e cartellino rosso. Milan sotto di un gol e con un uomo in meno. In questa situazione Ribery ha rischiato di farsi molto male, ma per fortuna ha staccato la gamba da terra subito dopo il contatto. Se fosse rimasto piantato lì, sarebbe finita diversamente. Ma questo è un ulteriore segnale della sua forza: non ha paura di mettere il piede, non ha il timore di battagliare se e quando necessario. Non si tira indietro insomma, e probabilmente non lo farà mai, in nessun’altra situazione. Testa e cuore. E anche attributi.

RIBERY VS MILAN, ATTO III

Terzo e ultimo atto, la rete del 3-0, quella che corona una prestazione incredibile. Stavolta a condurre palla è Chiesa (e anche lui lo fa con una certa qualità), Ribery ondeggia sulla linea, attento a non finire in fuorigioco. Il giovane Federico gliela mette coi giri giusti, poi il francese fa il resto. Con una sola finta a rientrare manda al bar Davide Calabria e Léo Duarte, poi il tiro. Non sul secondo palo, già battezzato da Donnarumma – che sarebbe la giocata più naturale – ma sul primo, con una semplicità e un’eleganza che solo i più grandi hanno. E poi applausi, solo applausi, ancora applausi. Da tutto San Siro. E Franck ringrazia, come un attore di teatro al termine dello spettacolo.
In effetti, il suo calcio è davvero un’opera d’arte.

[Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Fiorentina]