La Roma di Fonseca diventa piccola contro le grandi. Ormai sta diventando uno dei temi ricorrenti di questo campionato e la sconfitta di ieri sera contro il Milan non può che rafforzare quella che si sta pian piano trasformando in una legge non scritta. In otto gare contro le big di quest’annata, i giallorossi hanno colto solo tre punti, pareggiando con Juve, Inter e Milan all’andata. Un andamento a dir poco deludente che conferma lo scarso feeling del tecnico portoghese con gli appuntamenti importanti in Serie A. Anche la scorsa stagione infatti le cose non erano andate benissimo, con soli 13 punti raccolti sui 36 disponibili. La domanda è inevitabilmente una: qual è il problema? Trovare una risposta definitiva però sembra molto complicato.
L’ATTEGGIAMENTO
La sconfitta con il diavolo è piuttosto emblematica dal punto di vista dell’approccio alle gare che contano da parte dei romanisti. Nei primi dieci minuti del match, il Milan si è visto annullare due goal e Ibra ha sprecato di tacco un’occasione ghiottissima. Inoltre, le due reti dei rossoneri sono state favorite da errori individuali: prima il rigore causato da Fazio, poi il disimpegno sbagliato di Pau Lopez che ha portato al goal di Rebic. Un copione visto, ad esempio, anche contro la Lazio, quando la catastrofica performance di Ibañez è costata il 2-0 in appena venti minuti. Non sono da meno gli otto schiaffi, equamente ripartiti, che la Roma ha incassato da Atalanta e Napoli. In quelle occasioni è stato più l’atteggiamento, quasi impaurito, a costare caro all’undici di Fonseca.
A riconferma di questo problema, sicuramente più mentale che tattico, ci sono anche le buone prestazioni offerte contro la Juventus e soprattutto contro l’Inter, dominata per un tempo intero. Il bottino delle tre partite però (manca il ritorno con i nerazzurri) è di due pareggi, troppo poco. I giallorossi hanno a disposizione un organico assolutamente all’altezza della nomea di grande, ma non riescono a fare la voce grossa. Allora si tratta solo di sfortuna?
EPISODI E PREVEDIBILITÀ
Le scuse, come si suol dire, sono per i perdenti. C’è da dire però che, almeno fin qui, la Roma è stata anche sfortunata. Specialmente nei due match contro il Milan, ci sono stati diversi episodi arbitrali molto chiacchierati. Ieri sera tra l’altro c’erano anche moltissimi indisponibili, elemento che di certo non ha aiutato. L’assenza di centrali ha costretto Cristante in mezzo ai tre difensori, oltre al richiamo alle armi di Fazio, protagonista in negativo. Non si può poi dimenticare Edin Dzeko, fondamentale in questo tipo di partite, che era mancato inizialmente anche contro la Juve dopo la lite col tecnico.

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Proprio legandosi al tema degli infortuni si è sentito parlare molto scarsa attitudine della Roma ad adattarsi a diversi metodi di gioco. Da quando Fonseca è passato alla difesa a tre non ci ha praticamente mai rinunciato. Nonostante la varietà di interpreti sul fronte offensivo, le scelte a centrocampo sono sicuramente più ristrette. Sebbene Veretout stia attraversando quella che probabilmente è la sua miglior stagione, mancano alternative. Ne è perfetto esempio ancora una volta la partita di ieri, dove Villar non ha brillato, perdendo troppi palloni.
RISCATTO
Ovviamente non tutto è perduto. Per prima cosa bisogna ricordare che ci sono ancora quattro big match, nell’ordine Napoli, Atalanta, Inter e Lazio. A 14 giornate dalla fine significa che, nella tremenda ipotesi di non conquistare nessun punto contro le dirette pretendenti, la Roma avrebbe comunque ancora a disposizione 30 punti. Soprattutto bisogna sottolineare che il derby potrebbe essere il vero grande appuntamento, perché arriverà alla penultima giornata, subito dopo il vis a vis contro l’Inter. Certamente la Roma dovrà essere il più cinica possibile e rimanere a contatto con il gruppo di testa per giocarsi tutto alle ultime battute. La sensazione è che molto di questo campionato si deciderà proprio a maggio e, forse, due scontri diretti vinti potrebbero cancellare una striscia negativa durata un intero campionato.
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