Lo scouting, ovvero la chiave del successo

single

Quante volte abbiamo sentito etichettare un osservatore come colui che ha scoperto un determinato giocatore poi esploso? Ebbene, la prospettiva dalla quale analizzare il ruolo dello scout di oggi è diametralmente opposta. Infatti, nel calcio del ventunesimo secolo l’obiettivo primario di un osservatore è quello di sbagliare il meno possibile. Per individuare un bravo scout, secondo i canoni odierni, non bisogna considerare quanti giocatori di alto livello abbia segnalato, ma, al contrario, quante valutazioni abbia sbagliato, causando potenziali o reali investimenti errati da parte del club per il quale lavora.

Per comprendere fino in fondo questo nuovo paradigma dello scouting è necessario analizzare in dettaglio come sia strutturato il calcio di oggi e come agiscano le sue componenti fondamentali, ovvero le società.

LE SOCIETA’, REALTA’ IN COSTANTE EVOLUZIONE

Nel corso degli ultimi anni, abbiamo assistito a una progressiva e inevitabile trasformazione del modus operandi dei club, dettato principalmente da fattori esogeni, che non hanno risparmiato il mondo del calcio.

Da un lato la globalizzazione, che, unita alla rivoluzione digitale del ventunesimo secolo, consente alle società di essere presenti su tutto il globo terracqueo calcistico, effettuando un primo filtro via video, per poi recarsi in loco per approvare o bocciare il profilo analizzato, con ingente risparmio di risorse economiche.

Dall’altra parte, la grande frattura sorta tra i club guidati dagli emiri e quelli non foraggiati da colossi mondiali ha obbligato questi ultimi, non più in grado di competere finanziariamente, a setacciare campionati di importanza secondaria nello scacchiere internazionale, con lo scopo di assicurarsi un prodotto grezzo ma ricco di potenziale, per poter poi rivenderlo a realtà di livello superiore, ottenendo plusvalenze fondamentali per mantenere in ordine i bilanci. Il cosiddetto “players trading” costituisce una risorsa primaria per molti club, che considerano così l’attività di scouting come centrale nella propria struttura. Non bisogna stupirsi di come, oggi, l’area scouting sia spesso il punto di partenza nella strutturazione di un club.

Un esempio lampante è fornito dal Monaco del russo Dmitrij Rybolovlev, che, dopo anni di risultati alterni, senza una precisa stella polare, ha deciso di affidare l’organizzazione tecnico sportiva a Paul Mitchell, allievo dell’ottima scuola Red Bull.

LA STRUTTURA INTERNA

Ma come viene organizzata una area tecnica all’interno di un club? Solitamente, in una struttura di tipo piramidale, il vertice è costituito dal direttore sportivo. Rispetto alla figura classica del DS, oggi il direttore sportivo si caratterizza per essere molto coinvolto nelle negoziazioni, delegando l’organizzazione dell’area tecnica al capo scout. In alcuni casi troviamo la figura ibrida del direttore tecnico, talvolta uomo che si occupa di rappresentare la società nei rapporti quotidiani con squadra e allenatore, talvolta capo osservatore con più poteri. Si tratta, comunque, di una figura molto fluida, di raccordo.

Fondamentale, come dicevamo, risulta essere proprio il capo scout. Non vi è un preciso perimetro entro il quale definire questa figura. Solitamente, aspetto fondamentale nel lavoro quotidiano dell’ “head of recruitement”, come amano definirlo gli inglesi, è la sintesi. Infatti, il capo osservatore dirige, su indicazione del direttore sportivo, il lavoro della propria cellula, gestendone il database, strumento fondamentale in un mondo che si avvale con sempre maggior frequenza dell’analisi dei dati, e filtrando i profili da mettere sul tavolo del direttore.

Se, nella maggior parte dei casi, il capo scout è un osservatore che ha scalato le gerarchie andando a acquisire con l’esperienza le competenze  necessarie a dirigere un gruppo di lavoro, non è impossibile trovare a capo di una cellula di osservatori una figura più di coordinamento, non per forza dedita allo studio dei giocatori, ma abile nel filtrare e sintetizzare il lavoro dei suoi collaboratori. Proprio a causa dei poteri sempre più ampi conferiti al direttore sportivo, è necessario che quest’ultimo si concentri solamente su profili che davvero possono essere oggetto di interesse concreto, soddisfacendo i requisiti ricercati.

L’ANALISI DEI DATI

Ancora più indispensabile è la figura del capo scout in quelle società che basano la propria attività di recruiting sulle statistiche. Con l’avvento di nuove tecnologie in questo ambito, e con una sempre più forte influenza statunitense, l’analisi dei dati costituisce la principale linea direttrice per molti club, soprattutto con proprietà americane, come in Italia è il caso di Spezia, Parma, Venezia, società pioniere nel nostro calcio.

In questo caso, è proprio il capo scout a indicare ai propri uomini sul campo i giocatori da analizzare, partendo dai dati ricevuti dalle proprie piattaforme, secondo un modello “dall’alto verso il basso”. Diversa è la struttura nei club che si avvalgono di metodi più tradizionali.

LA CELLULA

La ampiezza della cellula dipende dalle esigenze dei club e dal modus operandi del direttore. Chi preferisce una rete capillare che copra quanti più campionati possibili, chi preferisce contare su un numero più ristretto di collaboratori. Indubbiamente, grazie a piattaforme come Wyscout o Instascout, per citare due tra le più famose, il lavoro dello scout negli ultimi tempi è radicalmente cambiato. Il grosso dell’attività viene effettuata via video, si svolge un lavoro di filtro più sviluppato, si lavora con database più ampi, che obbligano l’osservatore a essere competente anche in ambito tecnologico.

Bisogna dimenticarsi lo scout con taccuino e matita, oggi si parla di professionisti con competenze informatiche, seppur basilari e relazionali, nel rapporto con gli agenti. Al lavoro da ufficio, fa seguito l’osservazione diretta, su quei profili che si ritiene meritevoli di analisi dal vivo, componente finale ma fondamentale ed imprescindibile.

Infine, i profili ritenuti globalmente interessanti, la condivisione delle informazioni è un aspetto centrale, arrivano al tavolo di chi prende le decisioni, che, come mostrato, sono frutto di processi ormai complessi e strutturati.