Manchester nella sua storia ha sicuramente conosciuto momenti più tranquilli di quelli odierni. Se da una parte, sponda Sky Blues, il City di Guardiola si appresta a diventare campione d’Inghilterra e punta alla vittoria della Coppi dalle Grandi Orecchie, sul versante United da qualche giorno la temperatura non fa altro che alzarsi a dismisura.
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La bella stagione in arrivo e la riapertura dei pub non ne sono la causa. I risultati ottenuti dal club nemmeno: lo United si trova attualmente in seconda posizione in campionato, viene da un ottimo momento di forma – nonostante la sconfitta ininfluente contro la Roma in Europa League, competizione che gli uomini di Solskjaer vorranno conquistare in finale contro il Villareal di Unai Emery. Acque tranquille insomma, se non solo fosse per una parola che da settimane rimbalza da un continente all’altro, pronta a passare attraverso tribunali e organi istituzionali: la famosa o meglio famigerata Superlega.
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— 🔰GLAZERS OUT! 🔰 (@ALii_NaQvii) May 6, 2021
Ormai la conosciamo bene, la stiamo iniziando a digerire nonostante un primo boccone amaro, destinato a far discutere il globo intero e a scatenare l’ira di politici, ex-calciatori, ma soprattutto di coloro che il calcio lo vivono da vicino, i tifosi. Quelli che Oltremanica si sono mossi per primi, andando a creare la scissione determinante nel frantumare – almeno per ora- il sogno Superlega targato Perez-Agnelli & Co.
Dalle parti dell’Old Trafford si è però andati oltre: i supporter del Manchester Uniteds ono letteralmente scesi in campo in quello che sarebbe dovuto essere il 34esimo turno di Premier League. A Manchester arrivava il Liverpool di Klopp, anche se lo svolgimento del match è stato impossibilitato dall’irruzione dei fans Red Devils nell’impianto di casa. Il bersaglio era uno, Joe Glazer, businessman statunitense e proprietario dello United. La richiesta mai più esplicita: vendere il club per non far sì che lo United diventi una pedina nello scacchiere Superlega.
OCCHIO AGLI SPONSOR

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La tentata rivoluzione copernicana del calcio ha sin da subito messo in chiaro come l’obiettivo fosse quello di trovare soluzioni economiche adatte ad un momento di crisi come quello odierno. I bilanci dei club europei sono in difficoltà, i prezzi nel mondo del football lievitano giorno dopo giorno e gli sponsor sono pronti ad investire solo in caso di una certa visibilità. Proprio quest’ultimo tassello ha alimentato il polverone che si sta alzando sulla sponda United. Secondo quanto riportato dal TheGuardian, il marchio MyProtein sarebbe dovuto apparire sul kit di allenamento dello United, andando a sostituire AON, con cui l’accordo scade il 30 Giugno.
Il club avrebbe stipulato un contratto di 200milioni di sterline per la durata di 10 anni con il brand di proprietà della società The Hut Group, la quale però ha avuto forti ripensamenti in seguito agli ultimi eventi. I supporter di Pogba e compagni hanno infatti lanciato una campagna per boicottare i partner commerciali del club, ovviamente in segno di protesta contro i Glazer.
I brand coinvolti dall’iniziativa sono Adidas, Tag Heuer e Cadbury, divenuti bersaglio di un gruppo anonimo di tifosi dal nome #NOTAPENNYANYMORE. La società miliardaria Thg, avendo inoltre sede nei pressi dell’aeroporto di Manchester, ha subito colto il rischio di diventare oggetto delle critiche dei supporter inglesi e ha così compiuto un importante passo indietro.
La proprietà americana dovrà sicuramente agire in fretta, fine Giugno è ormai alle porte e trovare accordi milionari al giorno d’oggi non risulta semplice. In era COVID il mondo del football ha dovuto prendere delle decisioni importanti e chissà che la prossima non riguardi piani alti del Manchester United
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