In ogni decennio nascono giocatori fenomenali. Per esempio, negli anni 20 Alfredo Di Stefano e Ferenc Puskas, negli anni 40 Franz Beckenbauer e Pelé, oppure negli anni 80 gli attuali Superstar Cristiano Ronaldo e Lionel Messi.
Chi è il giocatore più forte di tutti tempi? Questa domanda divide il mondo calcistico. In tante classifiche dei tifosi europei, il fuoriclasse brasiliano Pelé, dietro Lionel Messi, Cristiano Ronaldo e Maradona, appare solamente al quarto posto.
Un concetto ben conosciuto nel mondo finanziario è “L’home bias”. Si tratta di un errore cognitivo che spinge gli investitori ad affidarsi a ciò che è ritenuto familiare. Una cosa simile succede anche nel mondo del calcio: Amanti del pallone preferiscono calciatori geograficamente (campionati europei) più vicini ai loro paesi, tralasciando valutazioni razionali. Piuttosto che cercare informazioni, molti basano le loro opinioni su pregiudizi legate alla familiarità. In questo articolo sfatiamo tre gravi miti su Pelé.
Mito 1: Pelé non può essere il più forte di sempre perché non ha mai giocato in Europa
Ai tempi di Pelé, il calcio sudamericano era superiore a quello europeo. Tra il 1958 e il 1970 la Seleção ha stabilito un record storico vincendo 3 mondiali in 4 edizioni. Anche a livello di club, il calcio Sudamericano era fortissimo. I club europei potevano ingaggiare solamente un numero limitato di calciatori stranieri e spesso la maggioranza degli stranieri arrivavano da altri paesi europei. Per esempio, tutti giocatori argentini che 1978 vinsero la Coppa del Mondo, giocavano in patria. Se quelle regole fossero valide ancora oggi, Top Player argentini come Lionel Messi, Lautaro Martinez o Di Maria giocherebbero ancora in Sudamerica. Fino al 1995 i club sudamericani vantavano 20 vittorie della Coppa Intercontinentale contro i 14 delle europee. I fatti dimostrano chiaramente che Pelé non aveva bisogno di giocare in Europa per dimostrare di essere un fuoriclasse.
Mito 2: Se Pelé avesse giocato contro difese europee, avrebbe segnato solo la metà dei gol
Negli anni ’60 non esistevano cellulari e internet. L’unica possibilità per poter ammirare i grandi campioni sudamericani erano le amichevoli in Europa. Per questo motivo gli stadi durante i tour planetari erano strapieni e gli amichevoli intercontinentali rispetto ad oggi avevano un carattere molto più serio. Tutti si volevano mettere in mostra. Pelé in questi anni ha brillato segnando 144 gol in solamente 130 partite contro tutti top club europei (Real Madrid, Barcellona, Inter, Milan, Juventus etc).
Mito 3: Pelé ha giocato senza fuorigioco
La regola del fuorigioco venne introdotta nel 1864 e fu addirittura molto più severa. Inizialmente fra il giocatore che aveva ricevuto la palla e la porta avversaria dovevano almeno esserci quattro giocatori avversari. Spesso i calciatori furono costretti a passare la palla indietro.
Per rendere il calcio più spettacolare, nel 1926 si passò al fuorigioco a due uomini.
1990, tredici anni dopo la carriera di Pelé, si passò al fuorigioco moderno: L’attaccante in linea non era più in fuorigioco. Tutte queste modifiche hanno facilitato il gioco offensivo. Di conseguenza Pelé ha addirittura giocato con un fuorigioco molto più severo.
La grandezza di Pelé
Pelé esordì nel Santos ad appena 15 anni, a 16 anni fu già titolare. Solamente un anno dopo diventò eroe nazionale e campione del mondo (gol ai quarti, una tripletta nella semifinale e doppietta nella finale). Con la nazionale brasiliana ha vinto tre mondiali in quattro edizioni.
Tra il 1961 e 1965 ha vinto 5 campionati brasiliani di fila. Dopo l’addio di Pelé, il Santos per i seguenti 35 anni non era più riuscito a vincere un singolo campionato. I grandi club hanno sempre avuto diversi superstar in varie epoche. Il Bayern viene ricordato per Beckenbauer, Müller e Matthäus. Il Milan per esempio per Franco Baresi, Andrea Pirlo o Paolo Maldini. Invece per il Santos, l’eroe è solamente Pelé.
Considerando le amichevoli ufficiali l’asso brasiliano segnò 1281 reti.
La grandezza di Pelé va oltre numeri e record. A proposito del suo millesimo gol in carriera il poeta brasiliano De Andrade disse: “Non è difficile segnare mille gol come Pelé, è difficile segnare un gol come Pelé.”