“Oh, Angie, don’t you weep, all your kisses still taste sweet. I hate that sadness in your eyes”.
Il 17 agosto 1973 i Rolling Stones pubblicano “Angie”, una delle ballad rock più famose e apprezzate di sempre e cavallo di battaglia del gruppo britannico.
Poco più di un mese più tardi prende il via la Coppa delle Coppe 1973/74, che si preannuncia molto interessante, viste le molti partecipanti di livello. Oltre al Milan, campione uscente, da segnalare il ritorno dei Rangers, dopo un anno di “purgatorio”, e il Borussia Mönchengladbach, appena uscito sconfitto dalla finale di Coppa UEFA 1972/73.

PSICODRAMMA BIANCOMALVA

Il primo turno del torneo riserva poche sorprese, con le favorite che passano agevolmente, chi dominando senza problemi, come il Borussia che chiude con un complessivo 16-1 contro gli islandesi dell’IBV e i redivivi Rangers, 6-0 all’Ankaragücü, chi soffrendo più del dovuto, in particolare lo Sporting Lisbona, che rischia moltissimo contro il Cardiff (0-0 in Galles e 2-1 in Portogallo).
Il Milan esordisce con un ottimo 3-1 casalingo contro la Dinamo Zagabria, coronato dalla vittoriosa trasferta al Maksimir, griffata da una punizione di Chiarugi e si qualifica al turno successivo, ma la vera sorpresa arriva dal Belgio.
Dopo due deludenti annate internazionali, l’Anderlecht è deciso a cambiare rotta, anche in virtù di una rosa di alto livello, con le stelle Van Himst e Van Der Elst affiancate al formidabile Rob Rensenbrink.
L’avversario per i biancomalva è lo Zurigo, che sembra un ostacolo decisamente morbido per i belgi.
La partita di andata va in scena il 19 settembre all’Émile Versé e regala subito emozioni sorprendenti. In meno di mezz’ora le reti di Stierli e Katic portano sul doppio vantaggio gli svizzeri, con l’Anderlecht non pervenuto.
L’intervallo è il momento chiave dell’incontro, con il tecnico biancomalva, Urbain Braems, riesce a svegliare i suoi, che rientrano in campo in maniera totalmente diversa rispetto alla prima frazione. Un calciatore in particolare sembra rivitalizzato dal discorso del tecnico e decide di ribaltare la partita praticamente da solo; Rob Rensenbrink si scatena e segna una fantastica tripletta in 8 minuti, tra il 49’ e il 57’ e mettendo una buona fetta di qualificazione in tasca ai suoi.
Il 3-2 casalingo permette all’Anderlecht di avere due risultati su tre in vista del ritorno al Letzigrund, ma lo Zurigo ha altri piani e mette in atto una partita tecnicamente perfetta, sorprendendo gli avversari.
Al 29’ un calcio di rigore di Rutschmann porta avanti gli svizzeri, che riescono a contenere i tentativi offensivi dei biancomalva e si qualificano per gli ottavi di finale.
Per l’Anderlecht, dunque, l’ennesima occasione persa in campo europeo che lascia molto amaro in bocca, vista la qualità della rosa di Braems.
La favola dello Zurigo, invece, continua per altri due turni, con gli svizzeri che riescono ad eliminare il Malmö con un doppio pareggio (0-0 e 1-1), prima di cadere ai quarti sotto i colpi dello Sporting Lisbona.

IMBUCATE

Gli ottavi di finale, oltre ad alcuni risultati importanti, come la vittoria del Borussia Mönchengladbach per 5-3 sui Rangers, vedono due grandi sorprese.
La prima è il Glentoran, che dopo aver saltato la partecipazione alla Coppa dei Campioni 1972/73, per i disordini avvenuti in Irlanda del Nord, viaggia sulle ali dell’entusiasmo e si regala un autunno da sogno. Dopo aver eliminato i rumeni del Chimia Râmnicu Vâlcea, i nordirlandesi vengono accoppiati al Brann, avversario di buon livello per la formazione allenata da George Eastham.
Il match d’andata, giocato al Brann Stadium il 24 ottobre, si conclude con un pareggio per 1-1, con Feeney che al 79’ regala un gol prezioso in vista del ritorno casalingo ai Glens.
Al The Oval, il Glentoran gioca una partita quasi perfetta, andando sul 2-0 nel primo quarto d’ora, grazie alle reti di Feeney e Jamison. La reazione del Brann è racchiusa nel gol del momentaneo 2-1 di Osland al 50’, ma è ancora Jamison a chiudere i giochi e a regalare ai Crues una storica qualificazione ai quarti di finale di Coppa delle Coppe.
L’altra sorpresa è il Beroe Stara Zagora, formazione bulgara semisconosciuta, ma capace di una super prestazione contro l’Athletic Bilbao.
Nella partita di andata degli ottavi, giocata al Beroe, i bulgari di Ivan Tanev dominano in lungo e in largo l’incontro, chiudendo con un sontuoso 3-0, firmato Dimitrov, Zhelev e Bonchev. I baschi, nonostante un’ottimo organico, guidato dal totem Iribar tra i pali, soccombono senza appello e sono chiamati all’impresa al San Mamés.
Il 7 novembre l’Athletic entra in campo con il sangue agli occhi e inizia a macinare occasioni, contro una difesa ben schierata dal tecnico bulgaro Ivan Tanev. Dopo mezz’ora di gioco i padroni di casa passano in vantaggio con Lasa, infuocando ancora di più l’atmosfera dello stadio. Purtroppo per i sostenitori biancorossi, la rimonta non riesce e il Beroe, a sorpresa, approda ai quarti.

GERARCHIE RISTABILITE

Il 15 gennaio 1974 debutta sulla rete statunitense ABC una delle più popolari serie televisive di sempre, “Happy Days”, che resta ancora oggi nel cuore di svariate generazioni di spettatori, grazie anche ad alcuni personaggi iconici, come il mitico mattatore Fonzie, interpretato da Henry Winkler e il pacato Richie, interpretato dal futuro regista Ron Howard.
Sia per il Glentoran che per il Beroe, l’avventura in Coppa delle Coppe termina con l’arrivo della primavera, nei quarti di finale, così come per le altre due “sorprese”, il PAOK Salonicco e lo Zurigo.
Se gli svizzeri, come già anticipato precedentemente, vengono eliminati dallo Sporting Lisbona, i greci cadono per mano di un Milan sempre più consapevole della propria caratura, che domina per 3-0 a San Siro e poi contiene il PAOK al ritorno, chiudendo con un pirotecnico 2-2.
Il Glentoran perde senza appello contro la corazzata Borussia Mönchengladbach, con un complessivo 7-0 che non lascia spazio a troppe recriminazioni, mentre il Beroe viene estromesso da una formazione sorprendente e spettacolare, che sta scrivendo la pagina più importante della propria storia: il Magdeburgo.

IL DESTINO DI “SPARI”

Nell’anno che porta ai Mondiali in Germania Ovest, la protagonista della Coppa delle Coppe è una squadra della Germania Est, il Magdeburgo di Heinz Krügel.
La squadra, fondata nel 1945, ha vinto 1 DDR-Oberliga e 4 FDGB Pokal nel giro di 10 stagioni, diventando una delle formazioni di spicco oltre il Muro di Berlino.
La corsa dei biancoblu nel torneo parte da un 2-0 casalingo al Ernst-Grube-Stadion sul NAC Breda, dopo lo 0-0 ottenuto in Olanda all’andata, conquistando gli ottavi, dove arriva lo scoglio più insidioso per il Magdeburgo.
L’urna riserva ai tedeschi il Banik Ostrava, squadra tecnicamente modesta che ha superato, con molte difficoltà, il Cork Hibernians. Incredibilmente, però, i cecoslovacchi dominano nel match casalingo, giocato al Městský, vincendo 2-0 grazie alle reti di Albrecht e Klement.
La brutta sconfitta fortifica i giocatori del Magdeburgo, che al ritorno cambiano totalmente faccia e si riversano in avanti, alla ricerca della rimonta. Dopo mezz’ora i padroni di casa passano in vantaggio grazie ad un calcio di rigore di Abraham, rendendo il clima torrido sugli spalti.
Per tutta la ripresa il Magdeburgo attacca senza sosta, alla ricerca del gol del 2-0, ma la difesa del Banik Ostrava fa buona guardia, fino all’84’, quando Martin Hoffmann, una delle due punte di diamante della formazione tedesca, mette in rete il gol che porta la sfida ai supplementari.
L’Ernst-Grube-Stadion è infuocato e nell’appendice entra in scena il vero protagonista della squadra, Jürgen Sparwasser. Nato ad Alberstadt nel 1948, “Spari” è un attaccante decisamente bravo a segnare gol pesanti, caratteristica che lo farà conoscere in tutto il mondo qualche mese dopo, quando al Mondiale 1974 segnerà il gol decisivo nella sfida tra le due Germanie, entrando nella storia del calcio (e non solo).
Sparwasser segna al 104’ il gol del definitivo 3-0, che permette al Magdeburgo di continuare la propria corsa anche in primavera.
Durante la sosta invernale, per la precisione il 26 dicembre 1973, nelle sale americane debutta “L’Esorcista”, uno dei film più iconici della Storia del Cinema e emblema del cinema horror.
A marzo la palla torna a rotolare anche in Coppa delle Coppe e il Magdeburgo continua nella sua folle corsa, battendo senza troppi problemi la rivelazione Beroe Stara Zagora, 2-0 in Germania Est e 1-1 in Bulgaria.
Nel penultimo atto del torneo i tedeschi pescano lo Sporting Lisbona, squadra di livello sicuramente elevato, ma pescata ottima se si guarda all’altra semifinale, dove sono state accoppiate Milan e Borussia Mönchengladbach.
L’andata si gioca il 10 aprile 1974 al José Alvalade e per più di un’ora sembra una partita di scacchi, con qualche timida sortita dei padroni di casa, ma senza troppi patemi per il portiere tedesco Schulze.
Al 62’ l’episodio chiave dell’incontro, con Sparwasser che porta avanti il Magdeburgo e ammutolisce i tifosi portoghesi.
Lo Sporting riesce a reagire e trova il pareggio al 76’ con Manaca, ma l’1-1 finale è un risultato sicuramente favorevole per i biancoblu.
Al ritorno, infatti, Pommerenke porta subito in vantaggio i padroni di casa, che poi raddoppiano al 70’ con il solito Sparwasser, rendendo vano il gol della bandiera di Marinho  nel finale.
Il Magdeburgo, un po’ a sorpresa, si qualifica dunque per la finale di Rotterdam, arrivando ad un passo dal sogno.

SOGNO DI UNA NOTTE OLANDESE

L’atto finale va in scena l’8 maggio 1974 al De Kuip di Rotterdam, dove il Magdeburgo trova il Milan, Campione uscente.
I rossoneri hanno avuto la meglio in semifinale su un Borussia Mönchengladbach apparso stanco e distratto dalla corsa verso il titolo in Bundesliga, dove la lotta con il Bayern Monaco si gioca sul filo del rasoio.
I rossoneri costruiscono la qualificazione all’ultimo round a San Siro, quando riescono a contenere alla grande i tedeschi e a sfruttare al meglio le palle gol create. Dopo 18 minuti un corner di Chiarugi è girato in rete da Bigon, mentre nella ripresa è lo stesso Cavallo Pazzo a mettere dentro il pallone, dopo una respinta di Kleff su tiro di Bergamaschi.
Il Borussia, nonostante una gran quantità di sortite offensive, non riesce a siglare il gol della speranza e anche la partita di ritorno, giocata al Rheinstadion di Düsseldorf, segue la falsa riga del match d’andata. I Fohlen riescono solamente a segnare una rete, per giunta molto fortunosa, al 27’, quando un lancio senza pretese di Berti Vogts trova la testa di Sabadini, che anticipa Pizzaballa e sigla un beffardo autogol.
La finale, dunque, è Milan-Magdeburgo, una sfida che nessuno avrebbe immaginato alla vigilia e alla quale i rossoneri arrivano in un momento decisamente delicato della propria storia.
Nonostante i due trionfi ottenuti (in Coppa delle Coppe e in Coppa Italia), la stagione 1972/73 del Milan si chiude con la famosa Fatal Verona, che nega la conquista dello Scudetto e, di riflesso, della tanto agognata Stella.
L’estate non risolve i problemi e l’amarezza, tanto che tre elementi fondamentali della rosa rossonera, Cudicini, Rosato e Prati, vengono ceduti e i rapporti tra Nereo Rocco e il Presidente Buticchi si incrinano definitivamente.
Il Paron, dopo sei stagioni gloriose in rossonero, passa la mano al suo fedele vice Cesare Maldini, che poi lascerà il posto a Giovanni Trapattoni. Il Trap sale in plancia di comando nella semifinale d’andata e, nonostante la squadra sia ormai alla deriva, riesce a conquistare la finale.
Se il Milan è in una fase interlocutoria, il Magdeburgo arriva con il vento in poppa e lo dimostra disputando una partita di buon livello e capitalizzando, anche con un pizzico di fortuna, le palle gol create.
Quando mancano due minuti alla fine di un primo tempo comunque equilibrato e con poche occasioni a referto, Hoffmann ha una prateria di fronte a se e, appena entrato in area, mette al centro un pallone rasoterra che il giovane stopper Lanzi devia nella propria porta, battendo un poco reattivo Pizzaballa.
Il Milan non riesce ad esprimersi al meglio, prestando il fianco alle iniziative tedesche, riuscendo a rimanere a galla solamente grazie ad alcuni grandi interventi di Pizzaballa, che si riscatta alla grande.
Nella ripresa la grande occasione per il pareggio capita sulla testa di Rivera, che colpisce botta sicura, ma trova sulla linea il terzino Abraham, che mette in angolo. Questa occasione sveglia i rossoneri, che tentano ancora di pervenire al pareggio con Benetti, che dal limite calcia ma trova ben appostato Schulze che blocca a terra.
L’illusione per i tifosi del Milan dura poco, perché al 74’ Tyll mette in mezzo, pescando Seguin, che controlla e mette dentro il definitivo 2-0, che lancia in paradiso il Magdeburgo.

La straordinaria edizione 1973/74 di Coppa delle Coppe si conclude dunque con una vittoria inattesa, ma che aprirà un periodo di grandi sorprese ed emozioni.
Appuntamento tra tre settimane con la Coppa delle Coppe 1974/75, con la caduta delle big e una nuova, clamorosa, finale dall’Est Europa.

ClaudioC
Scritto da

Claudio Parodi