Il 20 agosto 1980 prende il via la Coppa delle Coppe 1980/81, con l’ormai consueto turno preliminare, utile a sfoltire la lunga lista di pretendenti al trofeo.
In questa edizione ad aprire le danze sono due squadre dal passato glorioso in campo europeo, il Celtic e il Benfica. Se gli scozzesi non hanno particolari problemi a disfarsi del Diósgyőr, i portoghesi non vanno oltre lo 0-0 nella sfida d’andata contro l’Altay. Le Aquile, però, nel match di ritorno in casa non perdonano e vincono 4-0 senza dare scampo ai malcapitati turchi, qualificandosi al turno successivo.

La Coppa delle Coppe, dunque, inizia con una lista di partecipanti molto variegata, tra habituée e esordienti, tra cui una squadra arrivata in maniera sorprendente a giocarsi il torneo.

QUESTIONE DI DNA

Il Valencia, campione in carica, viene da una stagione deludente in patria, con un anonimo sesto posto in campionato e un’uscita agli ottavi in Copa del Rey per mano dello Sporting Gijon.
Oltre ai Pipistrelli, dunque, lo slot destinato alla Spagna vede un’esordiente inaspettata: il Real Madrid Castilla.
La seconda squadra dei Blancos, infarcita di giovani prospetti che attendono la chiamata della casa madre, si è resa protagonista di una cavalcata incredibile in Copa del Rey, arrivando fino alla finale, proprio contro il Real Madrid.
La partita non ha avuto storia, con un 6-1 che è apparso quasi normale, visto che alla fine la bacheca delle due squadre è la stessa. Il Real, però, è riuscito a conquistare anche la Primera Division, di fatto lasciando il pass per la Coppa delle Coppe al Castilla.
Una storia davvero particolare, con la giovane banda di Garcia che viene subito messa alla prova dal sorteggio, che riserva ai Blancos il West Ham.

Gli Hammers sono una squadra molto tosta da affrontare per un gruppo di ragazzi senza esperienza in campo europeo; proprio per questo gli inglesi partono forte e trovano il vantaggio dopo 17 minuti con Cross.
Per l’occasione il Castilla gioca al Bernabeu, invece che all’Alfredo Di Stefano e i 40mila spettatori presenti spingono i padroni di casa verso la rimonta nell’ultima mezz’ora. Machin, Balin e Cidon ribaltano completamente il risultato e dimostrano che il Castilla non è arrivato fino alla Coppa delle Coppe per caso.
Il 1 ottobre 1980 al Boleyn Ground il West Ham scende in campo consapevole di dover rispondere al cocente 3-1 rimediato in Spagna e sfodera un primo tempo senza sbavature, con Pike, Cross e Goddard autori delle tre reti degli Hammers.
Nella ripresa il Castilla si rianima e trova il gol del 3-1 con Bernal, che porta la sfida ai supplementari, risultato molto gratificante per i giovani del Real.
Nell’appendice è ancora David Cross il protagonista, con altre due reti che sanciscono l’immediato addio alla competizione del Castilla, con un pizzico di rimpianto ma con la sensazione di non aver affatto sfigurato di fronte ad una squadra attrezzata come il West Ham.

L’ILLUSIONE E L’OMBRA DEL DOPING

La stagione 1980/81 rappresenta una svolta per il calcio italiano, che vede riaprirsi le frontiere dopo quasi 15 anni di blocco. Da questo momento, dunque, la Serie A inizia a diventare il campionato più bello del Mondo, con i fenomeni stranieri desiderosi di confrontarsi con il calcio italiano.
In questa prima stagione ogni squadra ha la possibilità di ingaggiare un solo calciatore dall’estero e la Roma, rappresentante del nostro paese in Coppa delle Coppe, pesca dal Brasile Paulo Roberto Falcao, formidabile regista che impiegherà poco tempo ad entrare nei cuori dei tifosi giallorossi.
La stagione inizia ufficialmente il 14 settembre, con la prima giornata di Serie A che vede una Roma protagonista fin dal principio, con la vittoria sul difficile campo del Como. Tre giorni più tardi i giallorossi esordiscono in Coppa delle Coppe contro il Carl Zeiss Jena, proveniente dalla Germania Est.

La sfida dell’Olimpico è un vero e proprio show dei padroni di casa, che giocano una partita splendida, dominando in lungo e in largo gli avversari.
Dopo appena cinque minuti un Bruno Conti in serata di grazia pennella al centro un pallone che Pruzzo mette in rete di testa per il vantaggio romanista, raddoppiato poco prima della mezz’ora da Ancelotti che riceve palla da Spinosi e fulmina Grapenthin di testa.
Il Carl Zeiss appare intontito da una prestazione così luccicante della Roma, che continua a macinare gioco e occasioni anche nella ripresa, trovando il terzo gol al 71’, con l’uomo più atteso.
Su uno spiovente in area Di Bartolomei, uno dei protagonisti del match, appoggia di testa per l’accorrente Falcao, che addomestica di petto e mette in rete nel tripudio generale.
Il 3-0 non ammette repliche e il popolo giallorosso inizia già a sognare una stagione da grande protagonista, sia in Italia che in Europa.

Due settimane più tardi, il 1 ottobre 1980, l’Ernst-Abbe-Sportfeld vede una Roma ancora imbattuta e forte dell’ampio vantaggio dell’andata.
Purtroppo, però, Liedholm vara una tattica prettamente difensiva, principalmente per non far stancare troppo i suoi ragazzi in una partita che sembra già decisa.
Nel primo tempo i padroni di casa si portano sul 2-0, grazie alle reti di Krause, che raccoglie un pallone al limite dell’area e fulmina Tancredi, e di Lindemann, che mette dentro da due passi su invito di Töpfer.
Nei primi 45 minuti la Roma non è pervenuta e la ripresa si apre in maniera ancora peggiore con Scarnecchia, subentrato nell’intervallo a Conti, che viene espulso, in maniera molto severa, dall’arbitro Daina.
In inferiorità numerica e completamente in balia del Carl Zeiss, i giallorossi subiscono il terzo gol al 71’, lo stesso minuto del gol di Falcao all’andata, con Bielau che si ritrova il pallone tra i piedi in area dopo un rimpallo e batte ancora Tancredi.

Lo spettro dei supplementari ora è sempre più consistente, ma all’87’ la Roma soccombe definitivamente, subendo il 4-0 ancora ad opera di Bielau, bravo a girare in rete un altro pallone sporco.
Finisce così, con una sconfitta quasi grottesca per una Roma così diversa da quella ammirata solo due settimane prima all’Olimpico, annichilita da un avversario apparso decisamente troppo forte e perfetto dal punto di vista atletico.
Questo particolare, unito ai numerosi dossier che qualche anno dopo verranno rinvenuti nella DDR, alimentano il sospetto di una squadra certamente molto forte (e lo certificherà il cammino in questa Coppa delle Coppe), ma forse anche aiutata da qualche sostanza, vista la tenuta atletica quasi sovrumana dei protagonisti in campo. Tutte tesi che, a distanza di più di 40 anni, restano ancora ipotesi, ma non del tutto infondate.

FAVOLA GALLESE

In un’edizione particolare con diverse sorprese, una delle note più liete arriva dal Galles, più precisamente da Newport.
Il Newport County, squadra decisamente modesta e senza una particolare tradizione europea, nel 1979/80 vince la Coppa del Galles, battendo in finale lo Shrewsbury Town.
Gli Ironsides, alla prima partecipazione assoluta in una competizione europea, sorprendono tutti, battendo i Crusaders per 4-0 ai sedicesimi e riservando lo stesso trattamento all’Haugar agli ottavi (6-0). Nonostante gli avversari non rappresentassero un banco di prova troppo complicato, il Newport si dimostra squadra quadrata e difficile da affrontare.

I gallesi si guadagnano, dunque, il passaggio ai quarti e la possibilità di giocare a primavera, quando la Coppa delle Coppe entra nel vivo.
Il sorteggio mette di fronte agli Exiles proprio il Carl Zeiss Jena, carnefice della Roma ai sedicesimi e del Valencia agli ottavi.

Nella doppia sfida con gli spagnoli i tedeschi dominano la partita di andata in casa, vincendo 3-1 e poi contengono gli spagnoli al Mestalla, perdendo con il minimo scarto.
Il 4 marzo 1981 va in scena l’andata dei quarti tra Carl Zeiss e Newport, all’Ernst-Abbe-Sportfeld. Anche in questo caso i padroni di casa partono forte, passando in vantaggio con Raab dopo venti minuti, bravo a risolvere una mischia furibonda in area gallese.
Gli Ironsides reagiscono e trovano il pareggio a pochi minuti dalla fine del primo tempo con Tynan che si gira alla grande in area e fulmina Grapenthin.

La ripresa vede nuovamente il Carl Zeiss partire forte alla ricerca del vantaggio, ma il punteggio non si smuove dall’1-1 fino agli ultimi, incredibili, cinque minuti.
All’85’ il Carl Zeiss si guadagna un calcio d’angolo che frutta l’ennesima mischia in area di rigore, risolta nuovamente da Raab, che di testa firma il 2-1 che sembra una mazzata decisiva per il Newport.
Incredibilmente, però, i gallesi gettano il cuore oltre l’ostacolo e trovano l’insperato pareggio al 90’, ancora con Tynan che in area sembra giocare un altro sport rispetto ai difensori avversari: su un pallone vagante il centravanti nativo di Liverpool insacca in un lampo, senza lasciare margine di reazione a Grapenthin.

Il 2-2 strappato con le unghie in Germania Est porta il Newport County in cima alle notizie sportive della settimana, visto che il Carl Zeiss aveva sempre ottenuto il bottino pieno nelle partite casalinghe di Coppa delle Coppe.
La speranza di raggiungere una clamorosa qualificazione alle semifinali cresce esponenzialmente per gli Exiles, che al Newport Stadium hanno totalizzato in due partite ben 10 reti, non subendone nessuna.
Il 18 marzo la partita è bloccata e le due squadre sembrano più decise a non commettere errori che a cercare azioni offensive.
Al 27′ del primo tempo il Carl Zeiss ottiene un calcio di punizione da posizione invitante, opportunità decisamente ghiotta per sbloccare l’incontro, vista la tenuta ferrea delle due difese. Sul pallone si presenta Kurbjuweit, che sfrutta l’errato posizionamento della barriera e buca centralmente Plumley.
Il gol subito cambia totalmente l’approccio del Newport, che comincia a macinare gioco e sfiora il gol in alcune circostanze. Sugli scudi sale il solito Tynan, già autore della doppietta nel match d’andata, che prima si vede respingere una punizione calciata in maniera violentissima dal limite dell’area dal formidabile Grapenthin, poi, nella ripresa, conclude con un pregevole mancino al volo in area che colpisce in pieno la traversa.

L’assedio del Newport frutta una lunga serie di occasioni che la difesa del Carl Zeiss riesce a respingere con molto affanno, in un paio di circostanze addirittura sulla linea di porta, ma la vera occasione per il passaggio del turno i gallesi la trovano nel finale.
Su uno degli ultimi assalti Elsey mette al centro un pallone teso perfetto per l’inserimento del capitano Oakes che colpisce alla grande di testa dal limite dell’area piccola; sembra fatta, con il pallone diretto sotto alla traversa, ma un intervento clamoroso di Grapenthin nega l’1-1 ai padroni di casa.
La parata del portiere tedesco è l’ultima istantanea di un doppio confronto splendido tra una formazione ormai pronta per diventare un faro in campo europeo per la Germania Est e una piccola compagine gallese alla prima (e finora unica) partecipazione alle Coppe Europee.

Il viaggio del Newport County, giunto ad un passo da una clamorosa semifinale in Coppa delle Coppe, resta una pagina splendida del calcio europeo del ‘900, una di quelle storie che, purtroppo, avvengono sempre più di rado nelle nuove competizioni europee dei nostri tempi.

RIMONTE SFIORATE

Le semifinali rappresentano a pieno il clima di scontro politico che sta attraversando l’Europa ad inizio anni ’80, con due formazioni provenienti da oltre il Muro di Berlino, il Carl Zeiss Jena e la Dinamo Tbilisi contro due formazioni storiche per il calcio europeo, come il Benfica e il Feyenoord.

Come detto in apertura, le Aquile hanno inaugurato la competizione con il turno preliminare, eliminando i turchi del Altay, per poi superare, nell’ordine, Dinamo Zagabria, Malmö e Fortuna Düsseldorf con lo stesso schema: partita sofferta e chiusa in trasferta all’andata chiusa con un pareggio (o addirittura una sconfitta contro il Malmö) e poi prestazione di livello al Da Luz, riuscendo sempre a spuntarla.
Contro il Carl Zeiss Jena il copione sembra ancora una volta lo stesso, con i tedeschi che impiegano appena un quarto d’ora per regolare i portoghesi, grazie alle reti di Bielau e Raab.

Due settimane più tardi, il 22 aprile 1981, il Benfica tenta la rimonta tra le mura amiche, ma riesce solamente a vincere 1-0 grazie alla rete di Reinaldo al 59’, con i tedeschi che riescono ancora una volta a reggere l’assalto finale degli avversari, come contro il Newport County e si guadagnano la finale.

Nell’altro incrocio il Feyenoord, sulla carta, sembra favorito, ma la Dinamo Tbilisi si dimostra la vera sorpresa del torneo, demolendo gli olandesi alla Dinamo Arena, di fronte a 90mila spettatori. Il 3-0 finale non ammette repliche e a nulla serve la vittoria per 2-0 in Olanda per i biancorossi che tentano la clamorosa rimonta nel finale, ma non riescono a superare la difesa sovietica.

La finale, dunque, sarà uno duello completamente rivolto ad Est, tra due squadre che mai erano arrivate così avanti nelle Coppe.

COLPO FINALE

Il 13 maggio 1981 non è una data come le altre per la storia del ‘900. Nel pomeriggio Papa Giovanni Paolo II entra a San Pietro per un’udienza generale, in una piazza stracolma di gente. Durante il tragitti il pontefice viene colpito da due proiettili, sparati dal turco Ali Ağca che viene immediatamente fermato e portato in carcere. Il Papa, dopo cinque ore di intervento e ben tre litri di sangue persi durante il tragitto verso l’ospedale, viene dichiarato fuori pericolo e la vicenda si conclude positivamente.

Poche ore dopo l’attentato, al Rheinstadion di Düsseldorf va in scena la finale di Coppa delle Coppe tra Dinamo Tbilisi e Carl Zeiss Jena, in un clima quasi surreale con meno di 5mila spettatori sugli spalti di un impianto che poteva contenerne quasi 60mila.
La partita è bloccata e il primo tempo scivola via senza troppi sussulti, con le due squadre che si affrontano in maniera agonistica ma corretta.
Al 64’ il Carl Zeiss sblocca il punteggio con Hoppe che sfrutta un cross di Lindemann e mette sotto alla traversa.
La reazione della Dinamo non si fa attendere e appena tre minuti dopo arriva il pareggio grazie a Shengelia che penetra centralmente tra le maglie della difesa tedesca e poi appoggia a Gustaev che buca sul primo palo Grapenthin.

Dopo questo botta e risposta la partita torna, come nel primo tempo, al tatticismo imposto dai due tecnici, fino all’86’, quando la Dinamo Tbilisi cala l’asso decisivo, grazie al suo uomo di punta: Davit Kipiani.
Il numero 10 dei sovietici è uno dei più forti calciatori dell’epoca oltre cortina e la sua classe si è vista in maniera nitida durante questa Coppa delle Coppe, dove ha sfornato alcuni assist decisivi per la cavalcata della Dinamo.
A quattro minuti dal triplice fischio della finale, Kipiani e all’altezza del centrocampo con il pallone, ciondolando in attesa di un movimento. Il fantasista compie fronteggia il diretto avversario e sembra non avere idea di che fare con il pallone; improvvisamente Kipiani colpisce d’esterno destro, servendo Daraselia che salta secco due difensori tedeschi e mette in rete il gol decisivo.

Per la Dinamo Tbilisi è l’apice del periodo più florido del club sovietico, proprio all’inizio del decennio che vedrà sgretolarsi gran parte dell’immaginario dell’Europa dell’Est.

Tra tre settimane la Coppa delle Coppe 1981/82 vedrà una Dinamo Tbilisi vicina alla seconda finale consecutiva, fermata dalle parate di un giovane portiere belga che diventerà simbolo degli anni ’80 e ’90: Michel Preud’Homme.

ClaudioC
Scritto da

Claudio Parodi