Politica e calcio sono tenuti costantemente separati. O almeno, molti vorrebbero fosse così. Ma nei fatti, il gioco più bello e popolare del mondo non può fare altro se non intrecciarsi con la politikḗ, “l’arte di governare“. Spesso, la seconda vede il calcio come nulla di più di un mezzo propagandistico molto efficace, da usare per i proprio intenti (argomento che abbiamo ampiamente affrontato qui) Dai regimi più spietati, controversi e malsani, dai connotati ideologici più diversi, fino ai più goffi tentativi di raccattare consenso, come i cori di Salvini ai festeggiamenti milanisti all’ombra della madonnina, il calcio è un utile strumento elettorale, che garantisce massima resa al minimo sforzo. Ma a volte, accade anche il contrario. Cioè che dal campo, qualcuno decide di passare al seggio come candidato, lanciandosi in avventure più o meno fortunate. Ne vediamo qui cinque, i più rappresentativi della categoria “calciatori in politica“, in una lista che lascia spazio alle sorprese.

ABATINO IN POLITICA

Gianni Brera l’aveva insignito di questo storico soprannome, è stato il primo pallone d’oro italiano della storia e Gianni Rivera da Alessandria ha avuto anche una carriera politica a fortune alterne. Nel 1987, poco tempo dopo essere stato fatto fuori dal Milan di Berlusconi, accetta la proposta di Bruno Tabacci e si candida tra le file della DC. Ritroverà il Cavaliere alle urne, come avversario nel collegio di Milano I durante le elezioni del 2002, dalle quali uscirà sconfitto. Non riuscirà più a farsi rieleggere nemmeno nelle altre votazioni.

DA MILAN E GENOA A TBLISI

K’akhaber K’aladze, tosto difensore centrale, è una vecchia conoscenza del Belpaese. Dal 2001 al 2012 ha militato nel nostro paese, prima nella Milano rossonera e poi nella Genova rossoblù. Al termine della sua carriera sportiva, è stato subito nominato ministro dell’energia in Georgia, suo paese di origine. Da anni uno dei volti principali nella politica dell’ex repubblica sovietica e amatissimo per via della sua carriera sul campo, l’ex Dinamo Kiev è stato eletto nel 2017 sindaco della capitale, Tbilisi, con il 51% dei voti.

IL SOLE DELL’ANATOLIA

Hakan Sukur è sicuramente il più iconico calciatore turco degli ultimi 2/3 decenni. Una carriera condita da valanghe di gol che l’hanno portato a vestire maglie blasonate come quelle di Inter e Galatasaray. Dal 2011 al 2013 è stato deputato nel partito del presidente Recep Tayyp Erdogan, per poi dimettersi dopo uno scandalo corruzione e la rottura del “sultano” con Fethullah Gülen. Accusato di essere parte dei cospiratori nel fallito colpo di stato del 2016, Sukur è stato poi costretto a fuggire dal paese e perseguitato dalle autorità turche. Negli ultimi anni, si è riciclato prima come venditore di caffè a Palo Alto e poi come taxista per Uber a Washington.

PRESIDENTE WEAH

L’ex pallone d’oro ed idolo della Milano rossonera, anche da giocatore è sempre stato attivo nelle vicende politiche del suo paese, sicuramente tra quelli con la storia più drammatica nel suo continente. Prima colonizzato dai “liberti” americani, schiavi neri liberati, poi piegato da decenni di guerre civili terrificanti. In un paese devastato da AIDS, consumo smodato di oppioidi e prostituzione minorile e caduto nelle mani dei vari signori della guerra, Weah diventa Presidente della Repubblica nel 2018. La sua missione, ridare speranza a quello che sulla Terra più si avvicina all’Australia di Mad Max, è quantomeno complicato.

TOMMASI NELLA VERONA NERA

Cambiamo l’immagine di Verona nera“. Questo, il motto di Damiano Tommasi, all’indomani della vittoria al primo turno delle elezioni comunali a Verona da candidato del PD. In una città segnata, anche nel calcio, per decenni da tristi episodi di estremismo nero e nostalgico del Ventennio fascista, la vittoria di un sindaco di sinistra avrebbe dell’eccezionale. L’ex Roma, già presidente dell’Assocalciatori, ora vede l’obbiettivo vicino, in attesa del ballottaggio con Sboarina.