È ovvio che quando si parla di calcio internazionale e – soprattutto – di Mondiali, la geopolitica si riversi sulle questioni di campo. Lo Shakhtar Donetsk, in queste ultime ore, sta facendo parlare di sé per aver unito in un’unica manovra la questione iraniana e la guerra tra Russia e Ucraina. Ma facciamo un passo indietro.
TUTTI I DUBBI SULL’IRAN IN QATAR
La nazionale dell’Iran, regolarmente qualificata al Mondiale che prenderà il via il prossimo 20 novembre, vede concreta la possibilità che il suo pass venga strappato. La principale motivazione è costituita dall’escalation causata dalla morte della giovane Masha Amini. La sua uccisione ad opera della polizia religiosa ha risollevato il sempre attivo polverone legato al rispetto dei diritti delle donne del governo locale. In queste settimane si sono susseguite proteste e rappresaglie, che avrebbero addirittura coinvolto gli stessi calciatori, con Sardar Azmoun in testa: si sarebbero detti pronti a rinunciare alla competizione.
IL FRONTE UCRAINO
L’Iran ora si vede attaccato su un altro fronte, quello ucraino. Già, poichè lo Shakhtar, oltre che essere il club calcistico più rappresentativo in Ucraina è la squadra di Donetsk, una delle zone più calde del conflitto armato in atto con la Russia. Qui il punto di contatto: la dirigenza degli arancioneri avrebbe oggi formalmente chiesto alla FIFA l’esclusione dell’Iran da Qatar 2022 per presunto supporto militare alle forze di Putin. A ventilare l’ipotesi sono gli Stati Uniti, secondo i quali la Russia avrebbe usufruito di droni prodotti in Iran.
COSA SUCCEDE IN CASO DI ESCLUSIONE?
Se la somma delle due accuse spingesse la FIFA ad escludere la nazionale iraniana a subentrare potrebbe essere un’altra squadra asiatica come gli Emirati Arabi. C’è anche chi parla di Italia, in quanto campionessa europea in carica.
Ma sarebbe davvero la scelta giusta? D’altronde è ben nota l’importanza che ha lo sport e il calcio in particolare in Iran, soprattutto per le donne: sono sotto gli occhi di tutti i caroselli di ragazze per le strade di Teheran nel 1998, in festa per gli ottimi risultati della nazionale ai mondiali di Francia e opportunamente censurate dall’informazione di Stato. O come dimenticare le continue battaglie delle donne locali per accedere agli eventi sportivi maschili dal vivo. La decisione finale dovrà tenere conto anche di questo.