300 km a Nord di Buenos Aires sorge quella che è ormai conosciuta come la capitale del futbol argentino, culla di talenti straordinari e personalità estraneamente varie tra loro, unite però da un’unica religione, quella del calcio.
Sulle rive del fiume Panará si trova infatti Rosario, città che vede i cuori dei suoi abitanti divisi tra due credo differenti: chi vive per il Rosario Central e chi per il Newell’s Old Boy. Una rivalità d’altri tempi.
Sono questi i 2 poli di una città che ha visto crescere alcuni dei più grandi giocatori argentini di sempre, capaci di diventare protagonisti in Europa e nel mondo. È proprio tra le strade di Rosario che nasce Leo M

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essi, oltre ad altri nomi che il calcio l’hanno segnato eccome: Angel Di Maria, Ever Banega ma anche vecchie conoscenze del calcio italiano come Mauro Icardi e Walter Samuel. Presente e passato che si fondono sull’amore per il calcio, mantenendo sempre uno sguardo verso il futuro; più in particolare verso quello che sembra essere il nuovo gioiellino del popolo albiceleste. Giovani Lo Celso, in patria conosciuto come El Mano.
IL CALORE DI CASA

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Terzo di quattro figli, l’argentino di origini italiane cresce nel quartiere di Sarmiento, lato est di Rosario, a pochi isolati da un campo da calcio: impossibile dunque non iniziare a nutrire quell’amore smoderato nei confronti del futbol, tanto che l’infanzia dell’attuale centrocampista degli Spurs non lo vede mai sprovvisto di un pallone, suo immancabile compagno.
Inizia come gioco, ma si trasforma in opportunità, soprattutto grazie alla chiamata del Rosario Central: a soli 14 anni lo Celso fa parte del club del suo cuore, uno dei più titolati in Argentina e specialmente uno dei più caldi del Sudamerica. Ad alimentare l’atmosfera già incandescente di per sé si aggiunge il Gigante De Arroyito, stadio storico del Rosario, che vede Giovani debuttare tra le mura amiche nel 2015 ,in Primera Division, con un assist nell’1-1 contro il Sarmiento de Junin.
Hai 17 anni, sei di Rosario e inizi a brillare davanti alla tua gente: passare inosservato? Impossibile.
Tuttavia, nonostante i primi riflettori puntati e una grande attenzione mediatica, la pressione non sembra sfiorare il ragazzo, che vuole pensare solo ed unicamente a una cosa: giocare lo sport che ama. Non in un luogo qualunque, ma in Argentina, dove calcio vuol dire festa, colori, emozioni e cultura. Patria di fenomeni come Maradona e Messi, due nomi che se tradotti in termini terrestri si identificano in una sola parola: leggenda.
Lo Celso lo sa bene, conosce il significato della storia calcistica argentina, benché il suo pupillo resti uno: indossa la 22, ha un mancino da far invidia e si chiama Angel Di Maria. Da idolo a compagno in breve tempo, dato che per Giovani è arrivato il momento di raggiungerlo, vederlo da vicino, giocarci insieme. L’Europa ha infatti notato il talento rosarino, il quale non esita nemmeno un istante a sorvolare l’Atlantico, nonostante lasciare casa, lasciare l’Argentina, sia un passo importante. Ma a Parigi non puoi dire no.
EL MONO IN EUROPA

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Gennaio 2017 lo vede arrivare proprio sotto la tour Eiffel tra le grandi attese del popolo parigino, anche se la prima stagione non lo vede protagonista. Il ragazzo si ritrova spesso relegato tra panchina a tribuna, avendo l’occasione di calcare il campo in poche occasioni. La concorrenza a Parigi è alta, ma Lo Celso non demorde e la stagione successiva, nonostante non riesca sempre a partire titolare, scende ben 48 volte in campo, collezionando 6 goal e 7 assist. Adattarsi ai ritmi europei non è facile, soprattutto per i giocatori sudamericani abituati ad un calcio del tutto diverso.
Il PSG comprende il potenziale del giocatore di Rosario e decide di fargli mettere più minuti nelle gambe, dandogli la possibilità di guadagnare esperienza sul campo. Un ragazzo così giovane e talentuoso deve poter esprimere le sue doti al meglio e dove farlo se non in casa dei cugini spagnoli.

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L’argentino viene infatti ceduto in prestito a fine agosto 2018 al Real Betis, l’ambiente perfetto per dimostrare il suo valore. I numeri vanno a testimoniare l’ascesa del gioiellino, che sotto la guida di Quique Setien ritrova spazio e fiducia, diventando leader del club andaluso e del 4-3-3 del tecnico spagnolo.
In Spagna trova maggiore continuità, con un totale di 45 presenze in cui Lo Celso mette a segno 16 goal e 6 assist, numeri assolutamente rispettabili. A fine stagione risulta essere uno dei giocatori con la percentuale di dribbling riusciti più alta. Col Betis Lo Celso riesce ad agire dove preferisce, ossia vicino alla porta avversaria, anche se Setien nota le sue ottime doti anche in veste di centrocampista centrale o all’occorrenza mezz’ala. Ama favorire gli inserimenti dei compagni ma talvolta riesce a trasformarsi in cinico realizzatore, sempre con quel controllo palla così fine.
“Per come tratta la palla e posa le partite, ha un po ‘della filosofia del Barcellona .
Di qualità ne ha da vendere, parola di Setien.
Giovani si adatta sempre di più al calcio europeo, complice anche la sua grande duttilità che gli permette di ricoprire molteplici ruoli in mezzo al campo.
Nonostante la sua propensione a svariare in zona offensiva, ciò che stupisce del rosarino è l’equilibrio che riesce a sviluppare: prodotto di una fase offensiva abbinata con cura a quella di contenimento. Muscoli e cuore sono la ricetta che fanno di lui un gladiatore vero, rendendolo uno dei pochi giocatori in Europa dotati di grande eleganza palla al piede, ma capaci di non cadere in leziosismi e giocate nocive allo sviluppo del gioco. Completo.
NUOVO CALCIO, NUOVI RITMI

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Oltremanica, in particolare a nord di Londra, le caratteristiche di Lo Celso non passano inosservate. Quel mix di grinta e classe farebbe comodo a molte squadre, tra cui il Tottenham di Mauricio Pochettino, che di lì a poco, complici i risultati deludenti maturati con gli Spurs, verrà rimpiazzato da José Mourinho.
Gennaio vede anche la partenza di Christian Eriksen in direzione Milano, sponda nerazzurra, e molti intravedono nel rosarino l’erede del danese. Tuttavia le differenze tra i due sono ben visibili, se soprattutto si analizza l’apporto dell’argentino in fase difensiva: il danese, infatti, predilige maggiormente agire sulla trequarti offensiva, diventando ricamatore e finalizzatore di gioco.
La partenza in campionato non è però delle migliori: un problema all’anca tiene l’argentino lontano dai campi per circa un mese e il rientro è turbolento, tra spezzoni di gara e partite seduto in panchina ad osservare i compagni. Mourinho cerca di dargli minuti nelle gambe e il 2020 permette a Giovani di prendere sempre più feeling coi campi della Premier, anche se riuscirà solamente a siglare 2 goal e 3 assist tra campionato, Champions ed FA CUP. Troppo poco.
Per gli Spurs il finale di stagione lascia dell’amaro in bocca, con ben 40 punti di distacco dal Man City di Guardiola che si aggiudica il titolo. Tuttavia per El Mano c’è la soddisfazione di essere rientrato dall’infortunio e di aver trovato una certa continuità in squadra, anche se le statistiche realizzative non soddisfano le richieste dello Special One.
LO CELSO AL GIORNO D’OGGI
Più volte, anche nella stagione in corso, il tecnico portoghese ha chiesto di più al suo 18, finora comparso nell’undici iniziale solo in due occasioni. Una di queste è l’ultima uscita in campionato contro l’Arsenal. Complice l’assenza di Ndombele, Giovani ha infatti potuto trovare spazio nel match con i Gunners, nonostante finora non abbia collezionato molti minuti in campo.
Ancora una volta un problema fisico ha fermato Giovani ad inizio stagione.
A Novembre Mourinho aveva esplicitamente criticato la forma fisica dell’argentino, pretendendo molto di più da un ragazzo del genere. L’allenatore lusitano sta gestendo il suo gioiello e tende ad impiegarlo soprattutto in Europa League, mentre in campionato preferisce affidarsi a punti di riferimento come Ndombele in veste di trequartista e gli inamovibili Hojbjerg e Sissoko a costituire la mediana del Tottenham.
“Sento che quando gioca non è il Gio che conosciamo, sappiamo che può essere un giocatore straordinario. Durante il lockdown della stagione precedente ha avuto problemi, non si è allenato, quindi ha vissuto degli alti e bassi durante la preparazione, ma ora sta arrivando, passo dopo passo”
José è consapevole di quanto possa essere decisivo l’argentino: il suo mancino così educato e le sue doti palla al piede lo rendono estremamente pericoloso in prossimità dell’area avversaria. Parole che non sono buttate al vento, ma che anzi diventano concrete se osserviamo le ultime uscite dei londinesi. Nel big match tra Tottenham e Manchester City dello scorso 21 novembre gli uomini di Mourinho si sono imposti su De Bruyne e compagni con un 2-0, dove è risultato determinante anche l’apporto di Lo Celso, subentrato dalla panchina a Ndombele e capace di siglare la rete che ha steso i Citizens nell’ultima mezz’ora.
La buona prestazione gli ha assicurato finalmente una maglia da titolare nel derby di Londra contro i Gunners, dove ha agito da trequartista alle spalle di Harry Kane. Gioca un primo tempo di sostanza, dove tende ad abbassarsi in cabina di regia a prendere il pallone e dare il via alla manovra. Il goal di Hurricane a fine primo tempo allarga però le maglie degli uomini di Arteta, così che il Tottenham può colpire più facilmente ed è qui che Giovani riesce a superare la diga composta dal duo Partey e Xhaka.
Buone performances, ma non eccelse: questa è l’espressione che pare riassumere al meglio il rendimento dell’argentino, anche se ai sudamericani basta poco per far scattare la scintilla. Lo Celso l’ha dimostrato nell’ultimo turno di Europa League che ha visto il Tottenham sfidare i belgi dell’Anversa, gara definita dai media britannici come la migliore di Lo Celso con la maglia degli Spurs.
TRA EUROPA E ARGENTINA
L’argentino è stato protagonista di una prestazione sontuosa, partendo come interno di un centrocampo a 4 in un inusuale 3-4-3 scelto dallo Mourinho. Al fianco di Winks, Giovani ha dimostrato tutta la sua dinamicità ed intensità, essendo come sempre anche in grado di fermare ripartenze pericolose degli avversari, senza mai sottrarsi al duello fisico. Nella prima frazione di gioco il rosarino non ha saputo concretizzare le occasioni avute, anche se nel secondo tempo la musica è cambiata: il Tottenham la sblocca con Vinicius e poco dopo Lo Celso dimostra ancora una volta un’altra sua grande qualità: quella di inserirsi senza palla. Il goal nasce infatti da una ripartenza in cui Kane allarga per l’argentino che con un dolce tocco mancino insacca in rete, proprio com’era successo nel goal del 2-0 contro il City. Insomma, tra i due c’è feeling.
What a game 🔥 3 very important points !! Gran trabajo equipo . Triunfo muy importante 💪🏼 #COYS pic.twitter.com/lmO8wQ4mdH
— Giovani Lo Celso (@LoCelsoGiovani) November 21, 2020
Ciò che stupisce del ragazzo è la destrezza nell’abbinare grande tecnica ed aggressività, valorizzando la sua capacità di dribbling e tiro, ma senza dimenticare ciò per cui molti lo amano: la sua caparbietà. Proprio quest’ultima proprietà del giocatore aveva convinto Jorge Sampaoli a farlo esordire con l’Albiceleste nel 2017, con la quale ha anche partecipato ai mondiali di Russia 2018, senza però essere protagonista.
Il tempo farà il suo dovere, Mourinho l’ha ricordato più volte. Tecnica e garra sono sinonimo di Giovani Lo Celso, pietra grezza che vuol iniziare a brillare. Da Rosario all’Inghilterra, con umiltà, muscoli e corazon: la ricetta per stupire, firmata El Mano.