Viaggio all’interno della Ledesma Academy

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Il mondo del calcio va ben oltre la sua superficie, la ricca Serie A o la ancora più aurea Champions League. È un mondo che trae la propria forza vitale dalla miriade di realtà locali che quotidianamente lavorano per rinforzare le fila di quello che ormai è uno dei più grandi sistemi economici e d’intrattenimento dei nostri tempi. Negli ultimi anni questa piega ultra mediatica che ha acquisito il mondo del calcio ha un po’ fatto perdere il legame con alcuni valori primigeni dello sport, essenziali soprattutto a livello giovanile. È essenziale, specialmente in un momento di incertezza come questo, prendere consapevolezza di quanto sia importante il calcio a livello formativo, sociale e culturale. Per approfondire il lavoro che ogni giorno viene fatto a livello locale abbiamo intervistato Cristian Ledesma, che ha fondato la sua academy a Roma, e altri esperti del settore che lavorano con l’ex calciatore biancoceleste. Un viaggio alla scoperta di come lavora una realtà locale a livello giovanile, con anche alcune considerazione sul futuro che paventa l’emergenza COVID-19.

L’idea di lavorare nel mondo dei bambini viene da lontano, e come la maggior parte delle idee ha un’origine casuale, quasi un’illuminazione.

Ancora giocavo, ero alla lazio. Ho portato mio figlio a scuola calcio, aveva 6 anni, ora ne deve fare 13 ad agosto. Dopo qualche mese è nata la voglia di fare qualcosa con i bambini, ho visto i suoi miglioramenti dopo un po’ che lo portavo, non parlo di miglioramenti tecnici, ma anche nel modo di correre, nella coordinazione. Vedendo questi cambiamenti ho pensato che sarebbe stato bello lavorare con i bambini e farli migliorare. Da lì è nata l’idea di lavorare nel mondo del calcio giovanile.

Si tratta però di un mondo complesso, pieno di concorrenza e di incognite. Non è facile affermare una nuova realtà in un panorama molto ampio, ma il segreto è saper individuare la strada giusta e avere il coraggio di percorrerla fino in fondo.

Devo dire che non è stato facile. Per fortuna ho coltivato una grande amicizia con Michele Micheli, che da tempo si occupa di calcio giovanile, e parlando con lui e con altri è nata l’idea di fare qualcosa di diverso. Proprio perché il panorama è ampio e tante cose che vedevo non mi piacevano, ho pensato di creare un qualcosa di differente. Non volevo farlo per il business, fin troppe situazioni sono create all’insegna del guadagno. Sapevo che non sarebbe stato facile, neanche il mio nome sarebbe stato sufficiente perché c’è talmente tanto movimento a Roma che non sai mai che impatto puoi avere. C’era l’idea di fare un certo tipo di lavoro, con una certa struttura e una metodologia, criteri precisi e regole precise che tutti devono seguire, dai mister a ogni persona che lavora nell’Academy.

E così si afferma l’impegno nel mondo del calcio giovanile. Un mondo che vive di molti fattori cruciali, avendo a che fare con dei ragazzi in fase di sviluppo.

I fattori extracalcistici sono molto importanti. Io per primo ho incontrato tutti i genitori per spiegargli bene il nostro progetto. Io non ho promesso di tirare fuori campioni o di vincere tornei e campionati. Il nostro compito è far crescere i ragazzi, arricchirli sotto l’aspetto tecnico, tattico, ma anche comportamentale. È importante far capire a un bambino come ci si comporta in un gruppo, quello per me è scuola calcio. Ho specificato di persona questo punto, i bambini da noi devono divertirsi, si devono impegnare e devono imparare. Questa è la nostra idea di scuola calcio, non esiste un gruppo di più bravi o meno bravi. Questo è un impegno che ho preso in prima persona e l’ho specificato subito. L’idea nostra è questa, la scuola calcio è diversa dall’agonismo o dal mondo professionistico.

Apprendimento e valori da rispettare. La crescita personale del bambino messa al primo posto, un concetto di scuola finalmente posto al centro, col bambino protagonista assoluto e libero di crescere, maturare e godersi la propria esperienza sportiva.

Non facciamo assistere i genitori agli allenamenti e abbiamo eliminato i gruppi Whatsapp con i mister. Le convocazioni vengono inviate tramite il dirigente di ogni squadra, non sono coinvolti direttamente i mister. Si sente spesso parlare di questa difficoltà, ma devo dire che mettendo subito in chiaro i nostri obiettivi non abbiamo mai avuto grossi problemi. L’importante è che i genitori non sovraccarichino i bambini, che a volte portano in campo le aspettative dei genitori e non riescono a vivere serenamente la situazione.

Anche in questo periodo complicato, l’Academy ha continuato nel proprio lavoro, mostrando come si possa rimanere sempre in contatto con i bambini e i ragazzi, anche per cercare di creare un senso di normalità. Marco Pirritano, istruttore della categoria Primi Calci 2011, ci parla delle iniziative intraprese durante il lockdown.

Teniamo periodicamente degli incontri virtuali con i bambini su piattaforme internet. Lo scopo prioritario è mantenere il legame con loro, facendo sentire la vicinanza degli istruttori e della società. Gran parte di questo spazio è dedicato a semplici esercitazioni motorie e tecniche, dove gli istruttori, compatibilmente con gli spazi ridotti in cui si lavora, mostrano piccoli esercizi che i ragazzi svolgono nelle proprie abitazioni. Vengono mostrati loro e condivisi anche dei video di gesti tecnici di famosi calciatori, relativi ad esempio ad una finta provata insieme poco prima, e se ne discute insieme. Non mancano naturalmente momenti di battute, chiacchierate e socializzazione. Personalmente ho anche inviato a tutti i bambini della mia categoria dei quiz/gioco, con semplici domande inerenti sia la sfera tecnica, ma soprattutto del buon comportamento in campo e del fair play. Lo ritengo questo un modo per farli distrarre un po’ e farli rituffare per qualche minuto in quel magico mondo da cui sono dovuti bruscamente uscire. Mando anche loro dei video in cui mostro esercizi che possono fare liberamente da soli, quando e se ne hanno voglia. 

In relazione alle attuali limitazioni logistiche, credo che qualcosa, anche se minima rispetto ai lavori svolti sul campo, si possa comunque fare. Gli esercizi motori sul posto ad esempio, che interessano la coordinazione, l’equilibrio, ed in parte anche la sfera muscolare. Per quanto attiene l’aspetto tecnico la situazione è un pò più complicata, ma anche qui, facendo come si suol dire di necessità virtù, possiamo comunque trovare modo di lavorare. Personalmente credo che gli esercizi di dominio palla sul posto la facciano un po’ da padrone, con varie tecniche di trattamento palla statiche, che possono essere integrate da movimenti di diversi tipi di finte. Per chi poi ha la disponibilità di più ampio spazio, o ancor meglio di un piccolo ambiente esterno, può procurarsi degli oggetti che simulino i coni e svolgere svariati tipi di esercizi come slalom stretti-larghi, cambi di senso, brevi cambi direzione, o piccoli dribbling. Se poi si ha disponibilità di un muro, un esercizio che io considero utilissimo, in questo periodo direi fondamentale per mantenere la sensibilità del piede alla trasmissione/ricezione palla, è appunto il famoso “battimuro”. Direi infine che il classico esercizio dei palleggi liberi sul posto, è anch’esso molto utile e si adatta anche bene alle limitazioni attuali.

L’impatto di questa situazione è particolarmente sentito per dei bambini che sono costretti a interrompere le loro abitudini. Si parla tanto di ripresa e di futuro, ma si soppesa troppo poco il presente.

Devo dire però che personalmente presto più attenzione, e mi sta più particolarmente a cuore, l’impatto che questa situazione sta avendo sui bambini nel periodo attuale. Si sono ritrovati, da un giorno all’altro, fuori dai loro mondi. Il mondo naturalmente prioritario della scuola, composto da didattica, apprendimento, ma anche e soprattutto di socializzazione, e il mondo dello sport, un mondo magico per loro, fatto di gioco, appartenenza, libertà di espressione e gratificazione.

Mantenere il contatto anche in questo periodo di lontananza è molto importante, come ci spiega uno dei mister dell’Academy, Marco Anselmi.

Il contatto di allenamento è rimasto attraverso la piattaforma Zoom, il lavoro è prevalentemente fisico, parliamo di mobilità aerobica, di lavoro di forza, di esercizi di esplosività muscolare. Tutti i ragazzi partecipano, divertendosi anche, è un modo anche per rimanere in contatto oltre che per mantenere l’esercizio, per non perdere l’alchimia che si è creata. La partecipazione è volontaria, ma è molto diffusa. 

Un’attività, quella dell’academy, che non si limita al canonico calcio a 11, ma affronta anche altre sfaccettature del mondo del calcio, troppo spesso tralasciate. Una di queste è il Futsal. A tal proposito abbiamo parlato con Simone Ferraris, responsabile della sezione Calcio a 5 della Ledesma Academy e allenatore della squadra Under 17. Ci ha illustrato un po’ il panorama.

È brutto dirlo, ma uno sport come il Futsal è considerato inferiore. Invece il calcio a 5 è fondamentale nella crescita di un giocatore, lo ha illustrato bene anche Maurizio Viscidi, coordinatore delle Nazionali giovanili della FIGC, parlando di come un giocatore che ha la possibilità di iniziare col calcio a 5 cresce con un passo in più rispetto a chi effettua un solo percorso di calcio a 11. Questo perché il Fustal sviluppa tante cose che il calcio a 11 non cura così tanto, come l’abilità negli spazi stretti, situazioni di cooperazione tra giocatori come il due contro due, che si creano anche nel calcio a 11. Poi c’è anche un discorso economico, è uno sport in cui girano pochi soldi. Il calcio a 5 è una realtà che probabilmente non rende a livello televisivo e quindi non ha avuto uno sviluppo adeguato. A livello giovanile comunque per il calcio a 5 è difficile trovare ragazzi, un bambino cresce col mito dei propri giocatori e quindi vuole giocare a calcio a 11.

La compresenza di calcio a 11 e Futsal nella stessa scuola può essere un fattore di vantaggio per questo sport, che ha maggiore possibilità di diffondersi.

Sicuramente può aiutare. Non si crea una concorrenza in casa, nella stessa società può capitare che alcuni ragazzi vogliano provare a passare da una disciplina all’altra. Bisogna tenere a mente però che si tratta di due sport diversi, non uno inferiore all’altro, ma sicuramente per un ragazzo che magari nel calcio a 11 non si trova può essere una possibilità provare il mondo del Futsal, ma comunque ci vogliono semplicemente diverse predisposizioni di gioco, non livelli di abilità diversi.

L’emergenza COVID-19 sicuramente influirà, sul Futsal come su tanti altri sport, ma forse non tutti i mali vengono per nuocere.

Secondo me il mondo del Futsal verrà penalizzato, ma il mondo professionistico. Penso che però potrebbe aiutare i settori giovanili. Già prima giravano pochi soldi, dopo questa situazione ne gireranno ancora di meno e quindi  si guarderà molto ai settori giovanili e molti ragazzi avranno la possibilità di arrivare prima a livelli più alti.

Altro settore curato dall’Academy è quello del calcio femminile, un movimento che sta finalmente raggiungendo un proprio meritato riconoscimento. Per approfondire questa realtà abbiamo parlato con Valeria Scattone, allenatrice della squadra femminile della Ledesma Academy. Un movimento in crescita, quello femminile, che però cela ancora alcune lacune a livello giovanile

Al momento non c’è un vero e proprio campionato femminile e giovanile, come c’è per i maschi. Una squadra di ragazze può partecipare a un campionato federale giovanile solo iscrivendosi a una competizione con squadre maschili. A livello femminile invece ci sono dei tornei federali, ce ne sono parecchi, ma non sono veri e propri campionati. Purtroppo a livello giovanile, tranne qualche società come Roma e Lazio, non ci sono molte squadre e ciò comporta molte difficoltà. Qui abbiamo avuto delle difficoltà perché avendo ragazze di diverse età nel nostro gruppo è stato complicato inquadrarci nei tornei ufficiali della FIGC, che avrebbero fatto giocare una parte delle ragazze per i limiti di età.

A livello giovanile forse si paga ancora quella diffidenza, storica, per le ragazze che giocano a pallone. Una concezione, del calcio come sport maschile, che ha a lungo frenato il movimento femminile.

Qualche passo in avanti si è fatto, ma rimane comunque percettibile questa diffidenza. Molti pensano che il calcio sia uno sport maschile, ma il calcio è uno sport, non ha limiti di genere. A livello culturale c’è ancora questa differenza, ultimamente si sta un po’ superando questo limite anche grazie alla visibilità che il calcio femminile ha acquisito, ma restiamo comunque un po’ indietro.

Per superare questo limite culturale, l’idea di dotare una scuola calcio sia di una squadra maschile che di una femminile è sicuramente un fattore importante. Far crescere i bambini vedendo che tra maschi e femmine non c’è differenza, tutti possono giocare a calcio, è un modo per aiutare ad abbattere questa concezione del calcio come sport maschile.

È assolutamente indubbio che ci siano differenze tra maschi e femmine, è una questione biologica. Ma ciò non comporta delle differenze, tutti possono giocare a calcio e sicuramente questa convergenza aiuta. Quest’anno ho fatto allenare spesso le ragazze col gruppo degli esordienti maschi, sia per una questione di sensibilizzazione, che per far crescere le ragazze allenandosi al ritmo dei ragazzi.

L’attenzione dell’Academy si concentra anche su aspetti accessori, ma primariamente significativi per la crescita di un ragazzo. È infatti disponibile anche un dietista, dr. Matteo De Angelis, che si occupa di pianificare schemi alimentari e programmi per fornire a ciascun atleta un’adeguata educazione alimentare. L’Academy ha organizzato pure degli incontri con i genitori, per sensibilizzare anche loro circa un tema che troppo spesso viene sottovalutato. Con lui abbiamo parlato dell’importanza della nutrizione nel panorama sportivo giovanile

L’alimentazione è parte integrante di ciascuno sportivo, in ambiente giovanile è molto più facile perdere il controllo della propria alimentazione e creare delle situazioni pericolose per la propria salute poichè risultare in grave sovrappeso o addirittura obesi in fase adolescenziale (12-16 anni) potrebbe predisporre a problematiche di peso anche in età adulta oltre che avere delle ripercussioni negative sullo sviluppo e sulla crescita. Tornando all’aspetto prettamente calcistico avere una corretta alimentazione sarà fondamentale innanzitutto per ottimizzare le performance atletiche in campo di ciascun ragazzo, per la prevenzione degli infortuni (sopratutto di origine muscolare) ma anche per il pieno recupero post attività fisica intensa, evitando quindi di incombere in situazione che potrebbero portare l’atleta a doversi fermare prematuramente durante la gara o a dover saltare qualche allenamento nei giorni successivi.

Termina qui il nostro viaggio all’interno della realtà della Ledesma Academy. Con l’augurio che dopo l’emergenza COVID-19 tutto il mondo del calcio giovanile torni a funzionare al meglio, ringraziamo per la collaborazione Cristian Ledesma e tutto lo staff dell’Academy.

Staff segreteria:
Marta Rizzo
Marco Rizzo
Marco Anselmi
Fabio Micheloni

Magazziniere:
Elio Alivernini

Medico sociale:
dr Giuseppe Sannino

Fisioterapisti:
Mario Manfrinetti
Simone Marchesi

Dietista:
dr Matteo De Angelis

Grafico:
Gianmarco Iannelli

Allenatore Under16:
Simone Corteggiano
Vice allenatore:
Marco Anselmi

Allenatore Under15:
Roberto Pota
Vice allenatore:
Andrea Allerino

Esordienti 2007
Allenatori:
Luigi Morucci
Fabio Sciullo
Vice: Ludovico Le Rose

Esordienti 2008
Allenatori:
Simone Cerasoni
Alberto Grossi

Pulcini 2009
Allenatori:
Tiziano Mari
Francesco Muzi

Pulcini 2010
Allenatore:
Andrea Zanibellato
Vice allenatore:
Leonardo Zaccagnini

Primi Calci 2011
Allenatori:
Maurizio Camerini
Marco Pirritano

Primi Calci 2012
Allenatori:
Azzurra Graniglia
Giorgio Moriconi

Piccoli Amici 2013/14
Allenatore:
Cristian Ledesma
Vice allenatore :
Lisa Petrucci

Calcio a 5 Futsal
Allenatore:
Simone Ferraris

Squadra Femminile
Allenatrice:
Valeria Scattone

Preparatori Portieri:
Mario Quaglieri
Fabrizio Marsili

Fonte immagini: archivio dell’Academy 

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Scritto da

Danilo Budite