Ward-Prowse, da tifoso del Pompey a stella dei Saints

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31 chilometri lungo la costa sud dell’Inghilterra. È quanto divide la città di Portsmouth da quella di Southampton. Qui si trovano le due squadre protagoniste del South Coast Derby, una delle innumerevoli rivalità calcistiche che è possibile trovare nella terra d’Albione. Qui è dove è nato e cresciuto James Ward-Prowse, centrocampista dei Tre Leoni che in questi 31 chilometri ha trascorso i primi 24 anni della propria esistenza.

Nato a Portsmouth e da sempre grande tifoso del Pompey (nome con il quale supporters del Portsmouth chiamano il club) – tanto da avere un abbonamento quando era piccolo – Ward-Prowse ha però scelto di affidare la propria carriera da calciatore ai rivali del Southampton, club noto per la sua gloriosa Academy. Se sei un giovane talento e il tuo obiettivo è quello di diventare uno dei migliori giocatori in Premier League, le giovanili dei Saints sono infatti il posto giusto dove crescere (vedasi i vari Gareth Bale, Adam Lallana e Theo Walcott, solo per citarne alcuni).  Una scelta fatta quando aveva solo otto anni e grazie alla quale oggi Prowsey, come amano chiamarlo i compagni, è diventato l’uomo immagine del club nonché una delle certezze della moderna Premier League.

(Fonte foto: profilo Instagram ufficiale di James Ward-Prowse)

CARATTERISTICHE

Centrocampista che nel corso della carriera ha giocato tanto da centrale in mezzo al campo quanto da difensore aggiunto davanti alla difesa, ricoprendo talvolta anche il ruolo di terzino a destra, Ward-Prowse la sua vera dimensione l’ha trovata nell’ultima stagione. Merito soprattutto dell’arrivo al Southampton di Ralph Hasenhüttl, tecnico austriaco che si è seduto sulla panchina dei Saints lo scorso dicembre, e grazie al quale Prowsey negli ultimi mesi ha compiuto una crescita improvvisa che lo ha portato a realizzare la sua miglior stagione di sempre in carriera.

Schierato titolare solamente tre volte nelle prime quindici gare di Premier League di quest’anno, quando l’allenatore era ancora Mark Hughes, il centrocampista inglese con Hasenhüttl è invece diventato il cardine intorno al quale far ruotare il gioco del Southampton, affermandosi in poche settimane come il simbolo della già rinominata ‘Ralpholution’.

“È la prima volta che trovo un tecnico che parla in maniera così brutalmente onesta con me. Mi dice tutto, le cose buone e quelle cattive. Mi ha detto che devo vincere più tackle per giocare a centrocampo e devo essere più aggressivo. Chiede anche tanta corsa però, aspetto in cui per fortuna sono bravo. Ora posso giocare con più libertà e non sento la pressione di dover giocare bene per forza”.

Il risultato? 6 gol in 9 partite tra gennaio e marzo, ai quali va poi aggiunta la rete segnata al Bournemouth nella terzultima giornata di campionato, per un totale di 7 gol in 15 gare. Un cambio di passo straordinario, considerando che nelle precedenti 176 apparizioni con la maglia dei Saints ne aveva messe a referto soltanto 10, e salvezza raggiunta per il club inglese.

CAMBIO DI PASSO

Hasenhüttl gli ha cambiato il ruolo, ponendolo a sostegno della punta in un 3-4-2-1 e avvicinandolo così sensibilmente alla porta avversaria. Ne ha sfruttate le doti palla al piede e il tempismo negli inserimenti, rinunciando di fatto alla sua grande abilità da crossatore per porlo al centro del gioco d’attacco. Lì Prowsey ha dimostrato di sentirsi a suo agio, tanto dal finire la stagione con 26 tiri tentati, 13 dei quali in porta, e appunto 7 gol. I suoi numeri migliori da quando ha debuttato in prima squadra il 25 ottobre del 2011, in un match dell’allora Curling Cup (oggi Carabao Cup) contro il Crystal Palace. Numeri ai quali vanno poi aggiunte le 22 occasioni da gol create per i compagni partendo da un calcio piazzato – secondo solo al numero dieci del Leicester James Maddison in questa stagione – e il 77% dei passaggi completati (ben 707 su 915).

Oltre che in zona gol, Hasenhüttl lo ha però migliorato anche in quell’aspetto che per Ward-Prowse è sempre stato un punto sul quale lavorare, ovvero l’aggressività (solo 4 gialli in stagione lo dimostrano, pochi per un centrocampista). Inizialmente timido negli interventi, partita dopo partita è riuscito a migliorare la propria capacità nei tackle, recuperando sempre più palloni per la squadra e aumentando la percentuale dei contrasti vinti (il 51%). Da migliorare assolutamente resta invece il suo rapporto con gli assist, dal momento che nell’ultima stagione Prowsey non è mai riuscito a regalare un pallone vincente per un compagno, nonostante 34 passaggi chiave effettuati. Il peggiore in questa statistica di tutta la Premier League.

SPECIALISTA

Arrivato nelle giovanili del Southampton – come detto – quando aveva otto anni, Ward-Prowse è il classico giocatore box-to-box all’inglese che ha nei calci piazzati la sua arma migliore. Instancabile quando si tratta di correre – lo dimostrano i 123,7 chilometri percorsi nell’ultima Premier League, più di chiunque altro – l’inglese è però lucidissimo quando si tratta di sistemare la palla sul dischetto o al limite dell’area per poi trafiggere il portiere con un calcio di rigore o di punizione che non può essere parato.

Chiedere a David De Gea e Hugo Lloris per informazioni. Ward-Prowse in questa stagione è infatti stato in grado di trafiggere prima il portiere spagnolo a Old Trafford e poi quello francese al St. Mary’s, dipingendo due dei suoi migliori gol in carriera, come ha lui stesso rivelato a ‘FourFourTwo’.

“Il mio migliore calcio di punizione è stato quello contro il Tottenham. Segnare in quel momento della gara, per la vittoria, e contro un Campione del Mondo è stato fantastico. Il secondo più bello quello contro De Gea una settimana prima. Un gol contro il miglior portiere al mondo”.

Una specialità sulla quale si allena da sempre, studiando soprattutto un modello come David Beckham, e nella quale nel tempo è riuscito a trovare la propria tecnica personale. Leggasi l’intervista al ‘Telegraph’.

“I miei modelli? Ovviamente i primi che mi vengono in mente sono Beckham, Gerrard e Lampard. Ho visto i loro video tante volte ma ora, con il duro lavoro, ho creato una mia tecnica personale. Vedo spesso tanti video su YouTube, loro sono dei modelli. Servono tante ore di prova su un campo di calcio”.

EUROPA E NAZIONALE

Gli amanti del calcio italiano se lo ricorderanno per la doppia sfida contro l’Inter nei gironi di Europa League. Era il 2016 e quelli che Ward-Prowse si trovò ad affrontare erano i nerazzurri di Stefano Vecchi, subentrato a Frank De Boer dopo l’esonero di quest’ultimo. 1-0 Inter a San Siro, 2-1 Southampton al St. Mary’s, con Handanovic costretto a superarsi in una serie di parate per non permettere a Prowsey di aumentare la distanza sul tabellino.

Una delle sue migliori partite europee di sempre, con i maggiori successi internazionali che sono però arrivati con la maglia della Nazionale inglese, quando da capitano dell’Under 21 nel 2017 riuscì a guidare i ragazzi di Gareth Southgate fino alla semifinale dell’Europeo di categoria, costretto ad arrendersi solamente ai calci di rigore contro la Germania.

(Fonte foto: profilo Instagram ufficiale di James Ward-Prowse)

Un cammino che Ward-Prowse spera ora di poter ripetere anche con la Nazionale maggiore, dove come allenatore ha ritrovato ancora Southgate, maestro al quale deve molto. Collezionate presenze in ogni categoria giovanile dei Tre Leoni (dall’U18 fino all’U21), il figlio di Portsmouth in prima squadra ad oggi ha accumulato solamente 16’ in due gare. Nove in un match di qualificazione all’Europeo contro il Montenegro e sette in un’amichevole contro la Germania.  Un minutaggio destinato però ad aumentare col tempo perché le carte in regola per diventare un pilastro anche della Nazionale maggiore Prowsey le ha tutte.

Figlio di un avvocato – motivo per cui da bambino ha trascorso molto tempo nello studio di papà – al calcio ha infatti dedicato tutta la propria vita nonostante i genitori avessero voluto vederlo studiare legge. Lo ha fatto allenandosi contemporaneamente con Southampton e Portsmouth cinque sere a settimana per diverso tempo, correndo poi di nascosto (su consiglio del padre) a giocare anche nel club di non-league dell’Havant & Waterlooville, dove prendere calci dai più grandi lo aiutava a irrobustirsi e diventare più rapido e deciso nelle giocate. Lo ha fatto scegliendo di unire il proprio nome – a causa della cui lunghezza è stato necessario utilizzare delle lettere più piccole per farlo stare tutto sulla maglia – al Southampton, club che ne ha formato il carattere ed evidenziato le qualità calcistiche. Qualità grazie alle quali James Ward-Prowse ha impressionato Pochettino e Koeman prima (entrambi suoi tecnici ai Saints) e Hasenhüttl ora. In attesa di un’esplosione definitiva anche alla corte di Southgate.

(Fonte immagine in evidenza: profilo Instagram ufficiale di James Ward-Prowse)

(Fonte statistiche: sito ufficiale Premier League e sito ufficiale Southampton)