Da anni, Vigo ed il Celta reclamano a gran voce un ritorno ai piani alti. Nonostante una breve, ma intensa, parentesi sotto la guida di Eduardo Berizzo (semifinali di Europa League nel 2017), i celesti di Galizia hanno faticato a stabilizzarsi, soprattutto dopo la risalita in Primera Division nel 2007. Dopo una salvezza raggiunta nelle ultime giornate della scorsa stagione, quest’anno le cose sembravano non esser cambiate. Per questo, dopo 9 giornate, condite da 1 vittoria, 4 pareggi e 4 sconfitte, Óscar García Junyent è stato esonerato per far spazio al Chacho Eduardo Coudet. Un allenatore dalle idee innovative, di carattere e personalità. Una personalità visceralre, sentimentale ma talvolta irruente che lo ha portato a più di qualche scontro in carriera. Non solo con gli avversari, ma anche con i propri calciatori o dirigenti.
ALLA PRIMA IN EUROPA

Foto: profilo IG @rccelta
Il 46enne Coudet, nativo di Buenos Aires, passò da Vigo come calciatore nel 2003. Prima di far ritorno in Sudamerica. Era un centrocampista fisico, di intensità, aspetti che ha poi traslato nelle sue esperienze tra Rosario Central, Tijuana, Racing Club e Internacional come allenatore. Nella parentesi di Avellaneda, con il Racing, il suo calcio è venuto alla luce come uno dei migliori del paese. Perché Coudet, sfruttando la sua predilezione per il ritmo e la verticalità, aveva sfruttato le doti nel dribbling e nello strappo di alcuni talenti della casa per mettere timore a tutti. Vincendo poi una Superliga nel 2018-2019. Quella in Liga, in una piazza complicata come quella del Celta, è la prima esperienza assoluta in Europa. Con una chiamata che arriva a stagione in corso mentre Coudet era seduto sulla panchina dell’Internacional. Un’altra virata improvvisa dopo un inaspettato divorzio con il Racing nel 2019.
LE PRIME TRE GIORNATE
Nonostante un rapido matrimonio tra l’argentino ed il Celta, le prime uscite hanno mostrato dei miglioramenti ed ottenuto l’effetto sperato. Ovvero un cambio di marcia dal punto di vista della mentalità e dell’intensità. Il battesimo del fuoco del Sánchez-Pizjuán, il 21 Novembre, fu un sonoro 4-2 da parte del Siviglia. Nonostante i 4 gol incassati però, il primo tempo, combattuto sul 2-2, rappresentava già un buon inizio. Prestazione sublimata poi dalle due vittorie consecutive contro Granada (3-1 il 29 Novembre, ndr) e Athletic Bilbao (0-2 il 4 Dicembre, ndr). Due uscite nella quale il Celta ha mostrato reazioni nuove: riuscire a reagire ad uno svantaggio, giocare rapidamente e creare numerose azioni da gol. Seppur risulta avventato tirare conclusioni, le basi gettate dall’argentino lasciano già ben sperare dalle parti del Balaidos.
COME GIOCA IL “NUOVO” CELTA
In uno schema che risulta ormai essere un suo marchio di fabbrica, Coudet utilizza un 4-4-2 “sui generis”. Spingendo un mediano a copertura dei difensori e posizionando gli altri tre centrocampisti in zone più offensive. Situando i giocatori in campo, si può parlare di un 4-1-3-2. Schema che a Vigo calza alla perfezione con le caratteristiche dei calciatori.

La disposizione tattica del celta vigo di Coudet. Fonte: Sofascore
Dietro, una cerniera centrale molto fisica, costituita da Jeison Murillo e dal messicano Néstor Araujo, accompagnati da due terzini di spinta come Hugo Mallo e Lucas Olaza. In mediana, il peruviano Renato Tapia, ex Feyenoord, capace di essere alla volta mediano di rottura e costruzione. I tre tenori della trequarti sono invece Nolito, Brais Méndez e Denis Suarez: ai primi il compito di puntare l’uomo o provocare la sovrapposizione dei terzini (compito che nel Racing svolgevano due talenti come Matias Zaracho e Ricardo Centurion). Al secondo spetta invece agire da trequartista puro, gestendo di fatto le azioni dalla trequarti avversaria in su. Con due punte d’esperienza e gol come Santi Miña e Iago Aspas.
Nonostante un cambio di direzione preso in corso d’opera, l’idea di calcio di Coudet e la rosa a disposizione sembrano essersi incontrati alla perfezione. Con una Liga così strana, i 13 punti ottenuti in 12 giornate spingono i galiziani a sole sei lunghezze dalla zona europea. Da squadra in crisi a sorpresa, il passo è breve.
(Fonte immagine in evidenza: profilo IG @rccelta)