Gasperini nel post partita di Monza-Atalanta ha dovuto rispondere ad una domanda interessante: "Nel calcio si è vincenti solo se si vince un titolo?".
La risposta del tecnico nerazzurro è intrigante (ma per me incompleta) e voglio riportare i passaggi principali:
IDIOZIA - “Questa è un'idiozia a cui tanti si aggrappano e sparano. Sennò nella vita sono tutti perdenti, invece non funziona così. Questa è veramente un'idiozia grande una casa e non so da chi viene alimentata. Forse da chi è veramente frustrato. Io mi ritengo fortunato, per i tifosi che ho a Bergamo per la maggior parte mi gratificano in tutti i sensi, è stato così anche a Genova e Crotone. Per me è un grande successo, poi non è una Coppa. Non è una Champions o uno Scudetto”.
DEFINIZIONE
Cosa significa “vincere”?
Credo che la discussione debba iniziare da qui. Il concetto di vittoria è per forza di cose associato al primo posto, che possa essere dopo una finale di Coppa o dopo un intero campionato. Vince solo chi si classifica al primo posto, per definizione. A livello di palmares, l’unico trofeo del Gasp è un Torneo di Viareggio con le giovanili Juventus nel 2003. Questo però, ed è bene sottolinearlo, non significa che l'attuale allenatore della Dea sia un perdente. Non ha vinto (ancora, almeno…), non è “invitato” nel gruppo di quelli che hanno alzato almeno un titolo, ma il trofeo fisico non è e non può essere l’unico modo per valutare una carriera (a maggior ragione se ancora in corso).
L’Atalanta può conquistarsi una doppia finale tra Coppa Italia ed Europa League, ma analizzando il percorso della squadra sotto la guida tecnica di Gian Piero da Grugliasco si deve parlare di percorso super positivo. Non vincente, ovvio, ma non era nemmeno la richiesta di base da parte di una squadra che storicamente ha in bacheca una sola Coppa Italia (stagione 1962/63) o titoli di divisioni inferiori alla Serie A (B o Lega Pro). Vincere a volte non basta.
Voglio prendere in esame un esempio estremo: Roberto Di Matteo, Campione d’Europa con il Chelsea nella stagione 2011/12, a cui si aggiunge pure la FA Cup nella stessa annata. Di Matteo è un vincente? Per definizione, sì. Ha vinto due trofei di cui uno davvero enorme.
Altro esempio estremo: Allegri e Conte.
Negli ultimi quattordici anni questi due allenatori hanno vinto la bellezza di dieci scudetti. Gli unici ad aver festeggiato il Tricolore, esclusi questi due, sono stati Sarri, Pioli, Spalletti e Inzaghi (non ancora ufficialmente, ma con il Derby di questa sera avrà la possibilità di aggiungersi a questo club). Di Matteo con la Champions è dunque più vincente di Conte, Allegri, Sarri, Pioli, Spalletti e Inzaghi che non hanno mai alzato, da mister, una coppa dalle grandi orecchie? Penso proprio di no. Così come credo che lo stesso Gasperini, con il suo palmares ancora vuoto, non debba essere considerato un perdente nei confronti dell’ex Chelsea. I trofei sono importanti ma non sono la descrizione assoluta della carriera. Inoltre, credo che sia necessario un timestamp per descrivere un allenatore. Allegri è per forza di cose un coach vincente, la sua storia parla per lui. Però nel suo ciclo bis alla Juve non è stato in grado di vincere nulla (anche qui, per il momento). Possiamo quindi parlare di un Allegri perdente o meglio descriverlo come non vincente nel suo 2.0?
POV
Punti di vista, soggettività.
Trofei, oggettività.
Io mi definisco un “risultatista” ma non in senso assoluto, altrimenti, per definizione, dovrei posizionare Di Matteo davanti a tutti gli allenatori che hanno trionfato in Serie A negli ultimi quindici anni circa. Una cosa che proprio non può mancare nelle valutazioni è il contesto. Per vincere, un allenatore deve essere sostenuto e supportato da una società forte e deve avere a disposizione un gruppo di giocatori di livello. Questo però a volte non basta nemmeno. Guardiola dopo l’eliminazione in Champions per mano del Real di Ancelotti ha spiegato che lo scorso anno fu Lukaku davanti al portiere il dettaglio decisivo per la conquista della Coppa. Tradotto: Manchester City vincente.
Quest’anno, dopo una partita dominata per 120 minuti, vanno a casa ai calcio di rigore. Riassunto: Manchester City perdente? Come sempre, è necessaria una valutazione meno fredda e più ampia.
Concludo citando un grandissimo come Paolo Maldini, che durante una live con Vieri disse: “Sono il calciatore più perdente della storia”.
Bobo si mise giustamente a ridere ma l’ex capitano del Milan spiegò che nonostante i tanti successi (come ad esempio 5 Coppe dei Campioni), nella sua carriera poteva vantare pure tre sconfitte in finale di Champions, una in finale di Supercoppa Europea, tre di coppa Intercontinentale, una finale e una semifinale del Mondiale, una finale dell’Europeo e tanto altro tra campionati e coppe minori.
Dipende sempre da che parte la si guarda, ma è impensabile di etichettare Maldini come un perdente.
La risposta più facile, ma per me pure più giusta, è una soltanto: occorre guardare la grandezza e Paolo è stato un grandissimo e passerà alla storia per quello che ha vinto, per quello che ha perso e per quello che ha giocato. Gasperini ad oggi non ha vinto, non è un vincente, ma nemmeno un perdente: è, resta e rimarrà per sempre un tecnico che ha cambiato il calcio in Italia e ispirato nuove generazioni di professionisti. Un grande allenatore del nostro calcio.
Poi se riuscirà a vincere pure un trofeo, tanto meglio per lui.