Correa e Zaracho, argentini per il Milan

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Non siamo neanche ad agosto e il mercato chiude tra oltre un mese, ma è vero che a milano il tempo stringe: da una parte l’Inter deve assecondare le richieste del suo allenatore perché c’è bisogno di un’accelerata sul fronte mercato, mentre dall’altra sponda di Milano c’è un Milan che sta cambiando pelle e che si sta adattando a quelle che sono le idee della dirigenza e del nuovo allenatore e che sta facendo delle cose piuttosto discusse. C’è chi è d’accordo con questa linea di implementazione tecnica di quelle che sono le necessità di Giampaolo e c’è chi dice che i nomi che circolano intorno al Milan non sono nomi da Milan. Dobbiamo partire da un presupposto: il Milan è una delle squadre più importanti della storia del calcio, una delle più vincenti a livello internazionale che ci siano al mondo, però è anche un club che riparte dopo anni particolarmente complicati. Quest’anno c’è anche l’esclusione dalle coppe europee, è una squadra da rifondare e allora non si può pensare che arrivino subito nomi giganteschi per farlo tornare subito un vero Milan ma bisogna fare le cose per gradi. I nomi che stanno circolando non stuzzicano magari le fantasie più grandi a livello di curriculum, ma possono avere un loro senso tecnico.
E nei giorni scorsi leggevo un paio di nomi argentini molto stuzzicanti.


Uno è praticamente ufficiale in maglia rossonera e, nonostante sia ormai consacrato in Europa, è uno di cui bisogna parlare perché non si ha una percezione reale di chi sia e che cosa sia realmente Angel Correa. L’altro invece è un ragazzo emerso prepotentemente negli ultimi due anni di calcio argentino e che potrebbe ritrovarsi davanti a un trampolino molto importante: sto parlando di Mathias Zaracho.

ANGEL CORREA

Partiamo da Angel Correa, perché questi sono giorni molto caldi per l’attacco del Milan: sta per uscire André Silva (nonostante i problemi con il Monaco), un ragazzo che per me rimane di potenziale ma lontano da questo Milan che ha bisogno di elementi di carattere e io rimango convinto del fatto che il limite di André Silva sia quel click mentale, quel click di temperamento che lo può portare ad esprimere quelle qualità che restano indiscutibili. Dentro Angelito Correa, giocatore che merita un’investimento simile a quello fatto di 50 milioni complessivi tra parte fissa e variabile, in quanto è un giocatore che può portare molto al Milan, al calcio italiano e sopratutto al suo allenatore Giampaolo.
Il dubbio che circola principalmente è il fatto che segna poco, ed effettivamente l’ultima stagione del ragazzo di Rosario non è stata prorompente sotto il punto di vista delle cifre, sia di goal sia di assist. Va detta però una cosa: Correa all’Atletico ha trovato in Simeone un maestro importantissimo e nel club una seconda famiglia, perché quando è arrivato dal San Lorenzo aveva problemi che andavano ben aldilà dell’aspetto sportivo. L’Atletico gli ha permesso di curarsi negli Stati Uniti e di fatto gli ha regalato non solo una carriera, ma una vita; poi Simeone ha cominciato a lavorarlo con l’occhio quasi del papà, esigente, ma che aveva capito perfettamente che cosa serviva a questo grandissimo talento cresciuto per strada e dunque bisognoso di essere plasmato e sgrezzato. 

Simeone aveva detto, qualche tempo fa, e se non ricordo male all’inizio della stagione precedente a quella appena conclusa:

“Il ragazzo deve capire la differenza tra giocare a pallone nel Potrero – ovvero il campetto argentino dove nascono i talenti, dove nascono le stelle – e il giocare a calcio nei grandi stadi d’Europa e del mondo.”

Questo ci da la dimensione di quanto Correa abbia tutto il potenziale possibile, ma anche il bisogno di essere indirizzato. Io credo che il percorso fatto all’atletico Madrid in questi due anni, sia stato un percorso di crescita importante. Però lo sapete bene, il gioco dell’Atletico ha delle dinamiche particolari e Correa, sopratutto nell’ultimo anno, è stato impostato sopratutto come esterno offensivo ma esterno del centrocampo a quattro, che come seconda punta, mentre nel San Lorenzo agiva da attaccante vero e proprio, addirittura agiva come principale riferimento dell’attacco.

Io credo che la dimensione ideale di Correa nel Milan sia a metà tra le due cose: Correa non arriverà a Milano per fare il trequartista nel rombo di Giampaolo, men che meno la mezzala, ma arriverebbe per fare la seconda punta. Credo che sia la posizione ideale per questo ragazzo di 24 anni che ha ancora dei margini di miglioramento ma che ha già dato delle dimostrazioni molto chiare sia a livello di possibilità, di arrivare a costruirsi l’occasione perché è un giocatore che cerca il dialogo, che arriva in area di rigore, ma al quale manca un filino di finalizzazione perché perde ancora qualche chances di troppo. Lui è uno che dà la giocata, che vede la possibilità di verticalizzare e di mandare in porta il compagno, vi do un esempio: guardate il goal che segna Griezmann nel derby di ritorno dell’ultima Liga Atletico – Real. Correa va a riprendersi il pallone e con una verticalizzazione geniale manda Grizou in porta. Questo è un giocatore che potrebbe fare molto bene come seconda punta al fianco di Piatek per quello che è il calcio di Giampaolo, visto che la seconda punta è chiamata a muoversi è chiamata ad aprirsi, a connettersi con i compagni, è chiamata a fare tante cose compreso il realizzatore.
A livello di profilo Correa è assolutamente un giocatore che metterebbe un surplus in più importante nell’attacco del Milan.

E ZARACHO?

Con Mathias Zaracho abbiamo meno certezze perché non ha mai giocato una partita in Europa, ma quello che gli abbiamo visto fare nel Racing di Avellaneda e quello che abbiamo visto fare a tutto il Racing e ai suoi giovani negli ultimi tempi, è un qualcosa che da delle garanzie. Il Racing ha vinto il campionato argentino, è tornato ai vertici del calcio nazionale, grazie al lavoro come DS del Principe Diego Milito, e al lavoro di un allenatore che si chiama Eduardo Coudet, per tutti “El Chacho”, che ha una visione molto avanguardista del calcio: gioca un calcio molto offensivo, un calcio propositivo, che si basa su concetti molto europeizzati e che ci ha presentato giovani prospetti come Lautaro Martinez, un altro prodotto del settore giovanile dell’Academia, del quale Zaracho fa parte da quando aveva otto anni. Oltretutto lui è nato ad Avellaneda, è un racinguista DOC e ha fatto un percorso di formazione che lo ha portato a rivelarsi come un centrocampista estremamente intenso, estremamente intelligente ed estremamente polivalente. Zaracho non arriva al metro e settanta, però ha una velocità di testa e di gambe clamorosa, oltretutto come vi dicevo è un giocatore di intensità e famosa è la definizione che ne ha dato il suo allenatore:

“É un trattore di sessanta chili”

Questo perché è un giocatore che difficilmente si fa disarcionare, un giocatore che difficilmente si fa sovrastare, questo perché è molto veloce sia di gambe che di testa ed è un centrocampista estremamente completo. Lo si è visto giocare come centrocampista centrale, come mezz’ala, come trequartista, è uno che sa abbassarsi, ricevere e costruire il gioco: nell’ultimo campionato argentino ha chiuso con una percentuale di passaggi realizzati dell’88%, percentuale davvero lusinghiera per uno che naviga nelle zone alte del centrocampo, anche se su questo va fatto un ragionamento legato a come il calcio argentino sia un calcio diverso da quello che si gioca in Europa: è un calcio dove ci sono più spazi e c’è più tempo per pensare e, di conseguenza, queste sono statistiche relative. Così come sono relative le ottime statistiche difensive che ha presentato Zaracho, cosa molto importante per un ragazzo che viene sempre visto con il dubbio della struttura fisica: è uno che va forte in contrasto, che ha ottime capacità difensive, ma ripeto, è un calcio diverso.

Quello che è indiscutibile di Zaracho è che sia un calciatore che può sia costruire l’azione sia arrivare a concluderla, se vogliamo la sua caratteristica principale è la polivalenza, ma la seconda, quasi alla pari della prima, è il fatto di saper arrivare molto bene a rimorchio. Guardate il goal che ha fatto Zaracho con il Racing: arriva sempre da dietro, fa il movimento che permette all’azione di svilupparsi, e poi arriva per finalizzarla.

Ha fatto tanti ruoli, forse quello principale può essere il trequartista centrale, ma se lo immagino nel centrocampo che si sta delineando nel Milan, lo posso pensare anche come mezzala di costruzione. Questo perché è portato a muoversi, è portato ad aprirsi, a scambiare posizione a giocare sia sul lungo che sul corto: di conseguenza rifacendomi alle caratteristiche che ad esempio Giampaolo ha sfruttato di Praet nel suo rombo alla Sampdoria, posso vedere un tipo di evoluzione di questo genere: anche Praet nasceva come trequartista, poi è stato lavorato – c’è voluto un po’ di tempo con buonissimi riscontri – come mezz’ala, e anche Zaracho lo vedo inserito in questa posizione almeno a livello ideale, poi ripeto, si può lavorare molto su questo ragazzo.

CENTROCAMPO ROSSONERO

Un centrocampo che non ha ancora una forma definitiva, anche perché si sta aspettando l’annuncio di Bennacer, giocatore che ha fatto bene con l’Empoli in Serie A e che ha fatto molto bene in Coppa D’Africa dove è stato eletto miglior giocatore. Anche lui porta il dubbio di una struttura non da corazziere, però è uno che ha posizione, che ha il senso dell’anticipo e il vertice basso del rombo di Giampaolo deve essere sia il primo costruttivo sia un giocatore in grado di organizzare molto bene le cosiddette coperture preventive, quindi deve saper prevedere la possibilità di dover tamponare un possibile ribaltamento del gioco: questo è nelle caratteristiche di Bennacer.

Rimane il dubbio della fisicità di questo centrocampo e allora in questo senso io credo che una figura, della quale si parla poco, che secondo me potrà essere fondamentale è quella di Franck Kessié.
Kessié è un giocatore particolare: un giocatore che ha grossi valori fisici, che ha anche la possibilità di dare un surplus sul piano tecnico, uno che si fa sentire in fase di rottura, in fase di inserimento, è un rigorista quindi tecnicamente è un giocatore di alto livello. Io credo che un vero Kessié, un Kessié focalizzato, voglioso di cancellare sopratutto l’ultima parte di questa stagione, possa essere il vero top player del centrocampo rossonero. In attesa anche di capire come si andrà a configurare il vertice alto del rombo perché Suso viene iscritto alla corsa per la maglia di numero dieci titolare, c’è Paquetà che tornerà tardi dalle vacanze, ma che in quella posizione trova il suo habitat naturale: nel Flamengo ha fatto più o meno di tutto, compreso il falso nueve – una cosa per al quale non può avere evoluzioni – però penso che mettere Paquetà dietro alle due punte possa essere il primo punto di partenza.

C’è anche un giocatore come Calhanoglu, che invece magari arretrando il proprio raggio di azione può trovare delle condizioni interessanti perché è un giocatore di piede e di intensità. Oltretutto, ai tempi del Bayer Leverkusen, ha fatto le cose migliori giocando sì da trequartista, ma in un calcio come quello tedesco dove al trequartista è permesso avere dei buoni spazi da battere in avanti, infatti ne sono fioriti parecchi: Goretzka è un nome che posso fare, che quest’anno spero possa avere più spazio e più menzioni.
Questa cosa in Italia non succede mai al trequartista, che viene spesso ingabbiato tra due linee molto strette di difesa e centrocampo mentre, partendo un filo lontano, Calhanoglu potrebbe trovare almeno un accenno di pista da sfruttare in questo senso. Quindi, il centrocampo del Milan è ancora tutto da costruire: sono arrivati degli elementi, ne devono arrivare degli altri, ma Giampaolo ha le idee chiare e mi sembra che la società le stia anche supportando. Lo stesso arrivo di Theo Hernandez come terzino sinistro di spinta è un qualcosa che da a Giampaolo un giocatore con le caratteristiche giuste per quello che lui chiede ai terzini. Bisognerà poi lavorare anche in ottica difesa, perché Romagnoli è l’unica certezza. In questo senso il nome di Demiral potrebbe essere un’ottima soluzione perché molto giovane, ma già rato per prendersi determinate responsabilità.

È vero, non sono colpi da antico e grande Milan, ma sono colpi intelligenti. Qualora dovessero arrivare entrambi, Correa e Zaracho sarebbero due giocatori da guardare nella prossima Serie A: su Correa sarei pronto a scommettere, su Zaracho lo farei volentieri.

Vediamo quello che succederà.

StefanoS
Scritto da

Stefano Borghi