Il mercato che da poco si è concluso ha incastrato nel puzzle rossonero un ultimo tassello, quello del terzino polivalente Diogo Dalot. Il portoghese classe ’99 è il secondo colpo del Milan con la formula del prestito secco, già adoperata per il trasferimento dell’ex Madrid Brahim Diaz. Maldini e Massara hanno agito secondo il diktat societario: rinforzare l’asset con giocatori che possano diventare un patrimonio economico oltre che tecnico; creare un profitto importante per le casse dell’azienda Milan. Naturalmente, come già dichiarato dallo stesso Maldini, l’accesso in Champions cambierebbe tutto: Milan, Manchester e Real si aggiorneranno durante la stagione per discutere dell’eventualità di un trasferimento definitivo.
LA SVOLTA
All’alba di un progetto ambizioso, il Milan viaggia a passo spedito verso la costruzione di un gioco moderno. La svolta è arrivata nel burrascoso pomeriggio di dieci mesi fa, quando l’Atalanta travolgeva per cinque a zero i rossoneri. Da quel momento, il contatore della storia del Diavolo si è azzerato e il club, nella sua interezza, ha compreso che la gloria del passato non poteva bastare più a tenere alto il nome del Milan. E così è cominciata la ricerca ossessiva di un calcio propositivo, dominante in fase di possesso palla e asfissiante quando l’oggetto dei desideri finiva tra i piedi degli avversari.
La straordinaria striscia di risultati utili consecutivi post-lockdown ha permesso ai tifosi rossoneri di ammirare picchi elevatissimi di questo calcio. Gran parte del merito va certamente a Stefano Pioli, umile nell’intravedere proprio nella schiacciasassi Atalanta, il modello da perseguire per imporsi in Italia e in Europa. E proprio dai nerazzurri il tecnico ha appreso che la svolta la forniscono esterni a tutta fascia, velocissimi ma anche dotati di buona tecnica e soprattutto forza fisica. E a questo identikit rispondono gli esterni del Milan, nel nome di Theo e del nuovo gioiello rossonero, Diogo Dalot.
A TUTTO GAS
Il mercato del Milan era cominciato con la ricerca quasi ossessiva di un terzino destro, che garantisse più spinta di Calabria e Conti. I due azzurri sono molto stimati da Pioli ma il tecnico ha sempre ritenuto che mancasse qualche cavallo nelle loro gambe, oltre che una discreta continuità. Ad onor del vero, Calabria in questo inizio di stagione è sempre stato tra i migliori in campo e diverse sgroppate in avanti hanno sorpreso l’allenatore stesso. Dalot però era un profilo necessario per completare la rosa e fornire più soluzioni tattiche.
Il portoghese ha una struttura fisica possente (184 cm, 75 kg) che gli permette di dominare tutta la fascia, proprio come il francese Hernandez a sinistra. A differenza del transaplino però, Dalot nel biennio in Premier League ha lavorato molto sul posizionamento e la fase di copertura. Per questo il Milan si aspetta di trovare un giocatore già pronto e non grezzo come il Theo sbarcato a Milano più di un anno fa. In grado di ricoprire entrambe le fasce, Dalot ha trovato però nella corsia di destra la sua zona di comfort. Esterno in un centrocampo a 4 o terzino, su quel lato del campo è arrivato il 60% della sua produttività offensiva, con un totale di 4 goal e 7 assist, numeri rimpolpati da 1 goal e 6 assist realizzati da esterno sinistro con le maglie di Manchester United e Porto.
NEL MONDO ROSSONERO
Il quesito più interessante da porsi riguarda certamente quello che Dalot può dare in più a questo Milan. Sicuramente il suo elevatissimo tasso tecnico può essere un’arma in più per il reparto offensivo. L’ex United ama venire a giocare dentro al campo, duettando con gli esterni e allo stesso tempo favorendoli con l’apertura di ampi spazi. In questo senso, la svolta tattica del Milan passa da una fascia destra costituita da Dalot e Brahim Diaz. Il folletto rossonero sta già conquistando il cuore dei tifosi a suon di strappi e giocate da lustrarsi gli occhi. Ma oltre alle doti da funambolo, il trequartista trarrebbe giovamento dagli inserimenti di Dalot che, attaccando la profondità, gli permetterebbe di puntare con più facilità la porta.
Allo stesso tempo, Dalot porta ulteriore fisicità ad una squadra che nell’ultimo periodo sembrava subire eccessivamente l’impeto delle avversarie proprio sul piano degli uno contro uno. Il Milan dallo scorso anno, in particolare con Kjaer e Ibrahimovic, ha guadagnato quei centimetri in più che lo mettono nelle condizioni di poter fronteggiare chiunque. I rossoneri però non vogliono rinunciare neanche alla qualità e in questo senso il binomio di forza e tecnica trova la sua massima espressione nella coppia Bennacer-Kessié. In questo contesto, Dalot può sicuramente dare grande apporto alla manovra del Diavolo, con un puntuale lavoro in copertura per dare maggior equilibrio.
La grande prova da superare resta quella sul piano della personalità. L’approccio alla Serie A sarà decisivo. Con la giusta cattiveria agonistica e quel pizzico di supponenza, indispensabile per chi ha grandi mezzi tecnici, non ci sono dubbi sul fatto che sarà un grande protagonista. Altrimenti, il rischio è quello di essere bollato come promessa senza exploit. E allora il treno Dalot, partito dalla Stazione Centrale, è già ad un bivio: rispondere alle attese è l’unica strada.