FA – Football Addicted #27! “Inghilterra, Irlanda e Danimarca: storie dalla Premier League”

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QUESTA È FA – FOOTBALL ADDICTED, LA RUBRICA D’APPROFONDIMENTO TARGATA NUMERO DIEZ DEDICATA ESCLUSIVAMENTE AL CALCIO D’OLTREMANICA. OGNI SETTIMANA, AL MERCOLEDÌ, VI RACCONTEREMO UNA STORIA D’ATTUALITÀ O DEL PASSATO, CONDIVIDENDO CON VOI LA NOSTRA PASSIONE PER IL FOOTBALL MADE IN UK! OGGI VIAGGIAMO TRA INGHILTERRA, IRLANDA E DANIMARCA, IN COMPAGNIA DI VOLTI NOTI DELLA PREMIER LEAGUE.

Record eguagliati. Ritorni inaspettati. Prime volte. Regole da ridiscutere.

L’ultimo weekend di calcio internazionale ci ha regalato tanti spunti interessanti legati al mondo della Premier League.

È per questo che oggi abbiamo deciso di intraprendere con voi un viaggio virtuale tra Inghilterra, Irlanda e Danimarca, in compagnia di volti noti del campionato più bello d’oltremanica.

Tra campioni del presente, meteore e icone del passato.

Let’s start!

INGHILTERRA

La prima tappa non può che essere l’Inghilterra e per la precisione la città di Londra.

È nella capitale che lo scorso fine settimana Harry Kane e Heung-min Son hanno raggiunto un vecchio record.

Nel sorprendente 3-2 con il quale il Tottenham Hotspur è riuscito a imporsi sul Manchester City all’Etihad Stadium, Kane ha realizzato una doppietta mentre Son ha fornito due assists.

Giocate decisive al fine del risultato, ma non solo.

Al 59’ il duo degli Spurs è entrato infatti di diritto nella Storia della Premier League.

Geniale cross a tagliare l’area di rigore dalla sinistra da parte del sud-coreano, inserimento perfetto alle spalle dei difensori della punta inglese e momentaneo 2-1 a favore del Tottenham.

Assist di Son. Goal di Kane. Rete “combinata” numero 36 per i due in Premier League.

Per ben 36 volte, da quando giocano insieme con la maglia del Tottenham, Son e Kane hanno confezionato tra di loro una rete. Fornendo l’uno all’altro il pallone giusto per cambiare il risultato.

Un numero da record!

Nella Storia della Premier League solamente Didier Drogba e Frank Lampard sono riusciti a raggiungere un numero simile, con l’accoppiata Kane-Son che ora ha, dunque, la possibilità di superare i due ex campioni del Chelsea in questa particolarissima statistica.

Alle loro spalle c’è poi l’ex coppia di casa Manchester City formata da Sergio Aguero e David Silva, fermatisi nel corso della loro carriera comune in maglia Sky Blues a quota 29 goals combinati.

Stesso numero che Thierry Henry e Robert Pires hanno raggiunto con l’Arsenal durante la loro permanenza nel nord di Londra.

Due in più del duo formato da Darren Anderton e Teddy Sheringham, capaci di combinare tra loro 27 reti ai tempi del Tottenham.

Un record, quello di Kane e Son, che ha permesso ai due di posizionare i propri nomi in un gruppo d’élite di vecchie glorie della Premier League.

Un qualcosa al quale ormai i due “galletti” sono abituati.

Lo scorso anno, il numero 10 e 7 del Tottenham avevano infatti realizzato un record analogo nel campionato inglese. Questa volta in solitaria.

Con 14 goals combinati nella stagione 2020/21, Kane e Son sono diventati i due calciatori in grado di realizzare il maggior numero di reti “di coppia” in Premier League.

Alan Shearer e Chris Sutton nella storica annata che portò il Blackburn Rovers alla conquista del campionato 1994/95 si fermarono a quota 13.

Una in più del duo Ryan Fraser-Callum Wilson, capaci di combinare tra loro 12 marcature nel 2018/19, tempi in cui militavano nello straordinario Bournemouth di Eddie Howe (esattamente lo stesso manager che ora allena entrambi al Newcastle United).

Che dire! Kane e Son, dopo quanto realizzato nell’ultimo weekend, ora hanno tutto il diritto di farsi chiamare “i gemelli del goal” della Premier League.

Top 5 goals “combinati” nella Storia della Premier League [dati ufficiali Premier League, aggiornati al 23.02.2022].

  1. Kane/Son (Tottenham) = 36
  2. Drogba/Lampard (Chelsea) = 36
  3. Aguero/David Silva (Manchester City) = 29
  4. Henry/Pires (Arsenal) = 29
  5. Anderton/Sheringham (Tottenham) = 27

Maggior numero di goals “combinati” in una singola stagione di Premier League [dati ufficiali Premier League, aggiornati al 23.02.2022].

  1. Kane/Son (Tottenham 2020/21) = 14
  2. Shearer/Sutton (Blackburn Rovers 1994/95) = 13
  3. Fraser/Wilson (Bournemouth 2018/19) = 12
  4. Ferdinand/Gallen (Queens Park Rangers 1994/95) = 11
  5. Newell/Shearer (Blackburn Rovers 1995/96) = 11
  6. Collymore/Fowler (Liverpool 1995/96) = 10
  7. Anelka/Bergkamp (Arsenal 1998/99) = 10
  8. Jimenez/Traore (Wolverhampton Wanderers 2019/20) = 10

DANIMARCA

Lasciamo ora Londra e voliamo ad Aarhus, polo culturale posto sulla costa orientale della Danimarca.

È qui, in una città di circa 300.000 abitanti, che Jack Wilshere ha deciso di tornare a giocare a calcio.

Il trentenne di Stevenage ha infatti firmato un contratto fino al termine della stagione con l’Aarhus Gymnastikforening, comunemente noto come AGF, con un’opzione per il rinnovo.

Un nuovo inizio, dunque, per l’inglese, rimasto senza club dopo l’addio al Bournemouth e alla Championship avvenuto durante la scorsa estate.

Da allora Wilshere si è allenato da solo, unendosi occasionalmente prima al Como in Italia e poi all’Arsenal in Inghilterra, spinto dal desiderio di tornare a confrontarsi al più presto con dei professionisti.

Uno dei migliori talenti che il calcio inglese abbia sfornato negli anni 2000, Wilshere non ha certo bisogno di presentazioni. Così come non ne ha bisogno la biblica lista di infortuni che ha finito spesso per mettergli i bastoni tra le ruote nel corso di tutta la sua carriera.

Wilshere può infatti essere considerato a tutti gli effetti una meteora del calcio inglese. Un magnifico giocatore che, grazie a doti fuori dal comune, aveva ammaliato milioni di tifosi fin dal suo debutto con i Gunners e che con il passare degli anni ha però finito col tradire sempre le aspettative.

Ora una nuova chance per riprendersi la scena, ma soprattutto per riprendere confidenza in se stesso.

In un’intensa intervista rilasciata nel recente passato a The Athletic, l’inglese aveva infatti sottolineato come per lui negli ultimi anni sia stato motivo di vergogna non riuscire a spiegare concretamente a suo figlio come mai nessuna squadra volesse più scommettere su di lui come giocatore.

Nessuna squadra, prima dell’AGF.

“È in una buona forma fisica, ma ovviamente gli servirà ritrovare il ritmo degli allenamenti. La competizione. Non vediamo l’ora di vederlo indossare la nostra maglia”.

Ha commentato il Direttore Sportivo dell’Aarhus ed ex difensore di Liverpool e Blackburn Rovers Stig Inge Bjornebye, dopo l’annuncio dell’arrivo di Wilshere in Danimarca.

La maglia del club l’inglese l’ha però già indossata. Nelle foto di rito necessarie per la sua presentazione sui canali social ufficiali. Bianca, con il marchio di una nota birra proprio di Aarhus come sponsor principale e il 10 sulla schiena.

“Non vedo l’ora di aiutare il club. Sono in una buona forma fisica e mi sento bene. Per me ora l’obiettivo sarà quello di iniziare a guadagnarmi dei minuti sul campo e contribuire al raggiungimento di nuove vittorie. Sono in un momento della mia carriera in cui ho bisogno di un nuovo inizio, dopo un periodo molto difficile”.

Arrivati alla diciottesima giornata, l’AGF attualmente si trova al settimo posto in classifica in Superligaen, massimo campionato di calcio danese (a 12 squadre).

Dodici i punti di svantaggio che lo separano dal Copenhagen capolista, con l’AGF che da qui al termine della stagione lotterà per costruirsi giornata dopo giornata un campionato tranquillo. Ora, con l’aiuto di un Wilshere in più.

IRLANDA

Riprendiamo l’aereo e riscendiamo verso la Gran Bretagna, fermandoci però in Irlanda.

Resasi indipendente dal Regno Unito nel 1922, è in questa Repubblica che, venerdì scorso, uno dei calciatori più amati nella storia irlandese ha infatti dato inizio alla sua carriera da primo allenatore.

Stiamo parlando di Damien Duff, vecchia gloria della Premier League.

Vincitore di due campionati inglesi con il Chelsea di Jose Mourinho tra il 2004 e il 2006, nonché di una Coppa di Lega e di un Community Shield sempre con i Blues, Duff alla Premier League ha legato quasi interamente la propria carriera.

In prima divisione inglese ha collezionato 392 presenze, indossando le maglie di Blackburn Rovers (con cui ha vinto una Coppa di Lega nel 2001/02), Chelsea, Newcastle United e Fulham.

Con i Whites di Roy Hodgson ha anche sfiorato la conquista della prima storica edizione dell’Europa League nella stagione 2009/10, perdendo in finale per 2-1 contro l’Atletico Madrid di Diego Forlan e Sergio Aguero.

Poi le avventure nella A-League australiana, con il Melbourne City, e nella League of Ireland, con lo Shamrock Rovers, suo ultimo club prima del ritiro avvenuto nel 2016.

Ed è proprio nella League of Ireland che ora Duff ha dato inizio alla sua seconda carriera: quella da allenatore.

Dopo aver accumulato esperienza come assistente e vice-allenatore allo Shamrock Rovers, al Celtic e nella Nazionale dell’Irlanda, dallo scorso novembre l’ex esterno di centrocampo del Chelsea è diventato il manager dello Shelbourne, squadra neo-promossa nel massimo campionato irlandese. E venerdì ha fatto il proprio debutto.

La League of Ireland (campionato a 10 squadre) ha infatti visto iniziare una nuova stagione nel corso dell’ultimo weekend e per Duff il battesimo non è stato dei migliori.

Il suo Shelbourne nella prima giornata di campionato è stato sconfitto in casa, al Tolka Park, per 3-0 dal St. Patrick’s Athletic, in uno dei derby di Dublino.

Un risultato deludente, ma non così inaspettato.

Nonostante sia uno dei clubs più vincenti nella storia del calcio irlandese (ha conquistato per ben 13 volte il campionato e ha partecipato più volte alla Champions League, ndr), lo Shelbourne negli ultimi vent’anni ha partecipato a più campionati di seconda divisione che di prima.

Vincitore dell’ultimo campionato di First Division (Serie B irlandese), l’obiettivo dello Shelbourne per quest’anno sarà dunque quello di salvarsi e restare in League of Ireland.

“Sono spaventato. Mi sento a disagio. Essere il primo allenatore non sarà facile, ma mi permetterà di concentrarmi al meglio sul mio lavoro”.

Così aveva parlato Duff il giorno della sua presentazione alla guida del club lo scorso novembre.

Una nuova sfida entusiasmante, ma anche spaventosa, per l’irlandese. Una nuova vita alla quale si deve abituare attraverso il lavoro. Come ha sempre fatto e come ha ribadito nei giorni scorsi, in queste parole riportate dal The Guardian.

“Sono alla base dell’albero. Non sono di certo il miglior allenatore del campionato. Devo migliorare tantissimo. Nel mio primo allenamento penso che userò qualcosa che mi ha insegnato Jose Mourinho vent’anni fa [quando il portoghese lo allenava al Chelsea, ndr]. Non cambierò mai. Ho sempre la stessa energia e la passione. I miei calciatori capiranno presto che non ho mai cercato di essere diverso da quello che sono realmente”.

Che dire? Bona fortuna Damien!

ANCORA INGHILTERRA

Chiudiamo ora il nostro viaggio tornando in Inghilterra, da dove siamo partiti, e lo facciamo per affrontare un tema molto importante, delicato e che merita la giusta attenzione.

Parliamo di concussion: commozioni cerebrali.

Parole tornate di grande attualità nel corso dell’ultimo weekend di Premier League.

Durante il match tra Leeds United e Manchester United, Robin Koch è stato costretto a lasciare il campo da gioco al 31’ del primo tempo, a seguito di un infortunio alla testa.

Una quindicina di minuti prima il centrocampista dei Whites si era infatti scontrato pesantemente con il pariruolo dei Red Devils Scott McTominay, accusando un taglio sopra l’occhio, oltre che i postumi che un brutto scontro testa contro testa può spesso provocare.

Lo staff medico del Leeds ha assistito immediatamente il giocatore, lo ha medicato con una vistosa fasciatura e gli ha permesso di tornare in campo per continuare a giocare la propria partita.

Una decisione che non è per nulla piaciuta a molti osservatori e che ha riportato all’attenzione pubblica la tematica legata alle commozioni cerebrali.

Rimasto in campo per quindici minuti successivamente allo scontro, Koch si è poi seduto sul terreno di gioco, richiamando inevitabilmente l’attenzione della propria panchina e costringendola a effettuare una sostituzione.

Non era più in grado di giocare.

Il Leeds ha così usato una delle due sostituzioni addizionali che da oltre un anno è possibile utilizzare in Premier League in caso di concussions, inserendo Junior Firpo al posto del tedesco.

Da gennaio 2021 in Premier League e FA Cup maschile e nella FA Women’s Super League e FA Women’s Championship femminile è infatti possibile operare due cambi aggiuntivi nel corso dei 90’, riservati esclusivamente a giocatori che abbiano sofferto una reale o presunta commozione cerebrale in campo. Questi cambi sono extra alle tre canoniche sostituzioni che da sempre si è abituati a vedere in una partita.

Un medico esterno, presente nel tunnel che porta dal campo agli spogliatoi, è chiamato a visionare i video di un eventuale scontro, aiutando a prendere una decisione sul fatto che si possa utilizzare o meno una sostituzione per commozione cerebrale.

Gli basta avere un sospetto che ciò sia avvenuto, non è necessario che i sintomi si manifestino immediatamente (se una squadra utilizza una o entrambe le sostituzioni extra dedicate alle concussions, all’avversario verrà poi permesso di eseguire lo stesso numero di cambi in aggiunta ai tre canonici, al fine di non creare uno svantaggio, ndr).

Da diverso tempo la Premier League è infatti attenta alla salute dei propri giocatori e per questo ha deciso di sperimentare per prima questa regola delle due sostituzioni aggiuntive introdotta dalla IFAB (International Football Association Board).

Ciò nonostante, nel match tra Leeds e Manchester United, la decisione di sostituire Koch è avvenuta – secondo molti – con colpevole ritardo, mettendo a rischio l’incolumità del giocatore.

Per questo, all’interno della lega e degli organi competenti si sta discutendo ora di una possibile rivoluzione del protocollo legato alle concussions, valutando l’introduzione di sostituzioni temporanee.

Ciò permetterebbe allo staff medico di una squadra di togliere momentaneamente un proprio giocatore dal campo a seguito di uno scontro alla testa e di monitorarne le condizioni mentre un altro calciatore prende il suo posto sul terreno di gioco, così che la squadra non sia costretta a restare con un uomo in meno in attesa di una decisione finale.

Senza sostituzioni temporanee il rischio è che una squadra acceleri la procedura per poter rimettere velocemente in campo un proprio giocatore colpito alla testa, senza impiegare il tempo necessario per un’analisi accurata.

E questo è quello che tanti pensano sia successo nel caso di Koch.

Fonte: foto Pixabay con diritto Google Creative Commons

La IFAB valuterà dunque nei prossimi mesi la possibile introduzione di questa novità nel regolamento, come richiesto a gran voce dalla Professional Footballers’ Association.

Inequivocabili le parole che riassumo il pensiero della PFA riportate dal The Guardian.

“Il protocollo attuale legato alle commozioni cerebrali sta fallendo nel suo intento di salvaguardare la salute dei giocatori. Non sempre il protocollo è rispettato, quando ci sono casi al limite, per via della grande pressione che viene esercitata dall’esterno. Abbiamo chiesto alla IFAB di introdurre per questo delle sostituzioni temporanee. Ciò permetterebbe di proseguire la partita senza creare uno svantaggio numerico a nessuna delle due squadre in campo e riducendo la pressione su giocatori e staff medico, che potrà prendere così più serenamente la propria decisione. Le regole attuali non stanno funzionando pienamente. La salute dei giocatori è a rischio”.

Il tema delle concussions negli ultimi anni è stato trattato con sempre maggior attenzione all’interno del mondo dello sport, soprattutto dopo che sono stati riscontrati molti casi di ex atleti affetti da diverse forme di demenza derivanti dagli eccessivi colpi alla testa ricevuti nel corso della carriera sportiva.

Spesso si è trattato di giocatori di NFL, con la massima lega di football americano che nel recente passato ha aggiornato e irrigidito i propri protocolli legati a infortuni da concussions (oggi i giocatori NFL entrati nel protocollo riservato alle commozioni cerebrali sono costretti a superare un test fisico in cinque fasi prima di poter avere l’idoneità per il ritorno agli allenamenti e alle gare, ndr).

Un processo che ora sta avvenendo anche nel calcio e in particolar modo nella Premier League.

L’obiettivo è ovviamente quello di fornire ai giocatori i migliori strumenti per evitare ripercussioni gravi a lungo termine e salvaguardare quindi la loro salute in ogni fase della carriera.

Un atto necessario, in un mondo – quello dello sport – che è bene si ricordi che la salute dei propri atleti viene SEMPRE prima di ogni altro interesse economico e di spettacolo.

And now – once more – let’s grab a pie and a beer, mates. Enjoy!

Alla prossima puntata di ‘FA – Football Addicted’!

 

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