Liverpool- Man City, il passaggio di consegne

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Liverpool e Manchester City hanno duopolizzato la Premier League degli ultimi anni. Ecco perché ogni volta che Reds e Citizens si affrontano si ha la sensazione di ammirare uno spettacolo pronto ai fuochi d’artificio. Ieri sera, però, in campo l’ombra dei campioni in carica è stata evanescente, spazzata via dalla fame del City, giunto alla sua quattordicesima vittoria consecutiva. Record incredibile considerando il livello del campionato inglese.

Liverpool-Manchester City, più che uno spettacolo, è stata la partita-dimostrazione di quanto le cose, in appena un anno, siano diametralmente cambiate. Se un anno orsono, di questi tempi, non si faceva altro che idolatrare una squadra ormai matura, forte in ogni reparto, capace di conquistare il campionato inglese con il minor numero di partite della storia, oggi il campo ci dice tutt’altro.

Il gennaio nero del Liverpool pare non aver fine. E il suo culmine lo ha raggiunto probabilmente nella serata di Anfield di ieri, in cui un City in formissima ha piegato come nulla fosse i Reds di Klopp, anche lui sotto discussione. Il 4-1 rifilato in casa del Liverpool suona come un vero e proprio passaggio di consegne: il Man City è tornata ad essere la squadra più forte d’Inghilterra e la veemenza con la quale hanno annichilito Salah e compagni ne è la chiara rappresentazione.

DISASTRO ALISSON

La sconfitta contro il City di certo non ridimensiona la stagione dei Reds, già largamente compromessa da un periodo di forma terribilmente negativo e condizionato da un numero spropositato di infortuni. Anche ieri sera, tra l’altro, l’assenza di due difensori centrali di ruolo è pesata parecchio. Fabinho ha faticato in maniera disumana a contenere le folate offensive di Sterling e Foden; dall’altra parte Henderson non è riuscito ad arginare gli inserimenti in area di Bernardo Silva o Gundogan. Proprio il tedesco è stato l’MVP dell’incontro, con due reti messe a referto nonostante un rigore sbagliato nel corso del primo tempo.

Ha fatto la differenza, quindi, la tenuta mentale della squadra di Guardiola,  sempre in controllo del match. Approfittando della serata a dir poco disastrosa di Alisson. Il portiere brasiliano ne ha combinate di ogni, risultando protagonista in negativo su tre dei quattro gol realizzati dagli ospiti. La doppietta di Gundogan, quella del 2-1, nasce da un doppio incredibile errore del numero uno del Liverpool che sbaglia un primo rilancio e poi un secondo, servendo letteralmente Foden che autore poi dell’assist per il centrocampista tedesco.

Il 3-1 di Sterling è originato da un altro pasticcio dell’ex Roma, che nel tentativo di costruire dal basso con i piedi questa volta regala palla a Bernardo. Il tocco del portoghese è dolcissimo per la testa dell’ala inglese, al quale basta solo appoggiare in rete. E anche in occasione del definitivo 4-1 di Foden il portiere carioca si vede passare il potente tiro del 47 del City sopra la testa. Una serata da dimenticare, la peggiore da quando veste la maglia del Liverpool e senza dubbio anche tra le peggiori in carriera.

Gli errori di Alisson hanno regalato al City una notte perfetta, e soprattutto tre punti in più grazie ai quali volare a +5 sullo United secondo in classifica. E, come da un mese a questa parte, sorge spontanea la domanda se il ciclo vincente del Liverpool di Klopp sia giunto al termine. Un interrogativo nato più che altro dalla evidente necessità di rinfrescare una squadra che ha perso stimoli, certezze, oltre che troppe partite.

IL NUOVO-VECCHIO MANCHESTER CITY

Il Manchester City ad un certo punto della stagione sembrava rintanato in un limbo tra la “zona per la lotta al titolo” e la “zona Champions-Europa League”. Le cose, però, sono cambiate a vista d’occhio quando Guardiola, con alcuni interventi tecnico-tattici, ha ridato equilibrio e ritmo ad una formazione fino a Natale troppo compassata, poco creativa, meno efficace del solito. Guardiola ha messo al centro del suo progetto giocatori passati precedentemente in sordina, come Cancelo, diventato fondamentale nel ruolo di terzino-tuttocampista, Foden, stabilmente tra i titolari, e Gundogan, equilibratore e metronomo di un centrocampo che ha perso anzi tempo De Bruyne.

L’ultima volta che i Citizens avevano battuto il Liverpool in casa era il 2003. E Guardiola ha trionfato ritornando alle sue origini, spingendo per una costruzione veloce dal basso, fatta di palleggi e scambi veloci, quei principi di gioco che avevano permesso al City di vincere e dominare largamente in Premier nel 2018 e nel 2019. Valori che, invece, erano stati abbandonati lo scorso anno, forse perché Guardiola sedotto ed ammaliato dalla bellezza e dall’efficacia con la quale il Liverpool di Klopp strapazzava le concorrenti.

Oggi il City è tornata quella corazzata in grado di accerchiare le squadre avversarie, di non darle respiro. Tutto questo senza dimenticare una solidità difensiva che mai avevamo visto al Manchester nell’ultimo decennio. Guardiola ha puntato forte sulla coppia di centrali Stones-Ruben Dias, entrambi in grado di accorciare in avanti in fretta e dotati di un ottimo senso dell’anticipo, oltre che tecnicamente abilissimi. La straripante vittoria rimediata ieri sera ha, quindi, confermato le sensazioni di tutti gli addetti ai lavori. I Citizens sono tornati prepotentemente ad essere i favoriti al titolo. E il Liverpool ad un passo dal consegnare il testimone.

(Fonte immagine in evidenza: profilo Twitter @premierleague)